Come fare la rigenerazione urbana

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Intervento alla videoconferenza organizzata dal PD Milano (video).

Ringrazio Mario Oro, Responsabile Dipartimento Trasformazioni Urbane PD Milano metropolitana; Chiara Braga, Responsabile Transizione ecologica, sostenibilità e infrastrutture Segreteria Nazionale PD; Arianna Censi, Vicesindaca Città Metropolitana di Milano; Alessandro Maggioni, Presidente Confcooperative Habitat; Edoardo Zanchini, Vicepresidente nazionale Legambiente, per l’incontro sulla rigenerazione urbana.
La rigenerazione urbana sta diventando un tema che, dalle discussioni dei convegni, si sta traducendo in una reale possibilità di interventi legislativi concreti.
In particolare, ora che il Ministero ha finalmente chiarito il suo interessamento e la sua volontà di intervenire e spingere per la definizione e l’attuazione della legge sulla rigenerazione urbana, penso che nelle prossime settimane questo dibattito potrà davvero arricchirsi e misurarsi concretamente con la definizione del testo di legge che stiamo discutendo in Commissione Ambiente e di cui sono Relatore al Senato.
Il testo su cui stiamo lavorando è frutto della sintesi tra molti testi diversi, presentati da tutto lo schieramento politico; è stato già discusso a livello generale, sono stati presentati gli emendamenti e adesso la discussione entrerà nel vivo.
Di rigenerazione urbana si parla da molto tempo; è sicuramente una cosa molto importante per il futuro delle nostre città, dei territori, della qualità della vita; lo è stata in questi anni e oggi lo diventa ancora di più.
Dopo la pandemia, infatti, credo che il tema della rigenerazione urbana diventi decisivo. Dobbiamo tutti avere ben presente il fatto che la pandemia, quando finirà, non ci restituirà le città con la vita che c’era prima.
La pandemia ha avuto e avrà un’influenza molto seria; quella più evidente sarà sul mercato del lavoro e sul modo di lavorare: credo, infatti, che lo smart working sarà molto ridotto rispetto a come è stato utilizzato nei mesi più difficili del lockdown ma sicuramente resterà e diventerà una componente importante del modo di lavorare.
Soltanto questo aspetto significa già la necessità di ripensare pezzi interi di città. È probabile, infatti, che molte aziende vorranno ridurre gli spazi dei propri uffici e ci troveremo nella necessità di ripensarne l’utilizzo, di ripensare i servizi e tutto l’indotto si era costruito ad esempio in molti centri delle grandi città per dare servizi ai lavoratori.
Questo è un tema molto serio rispetto a cui dobbiamo sapere che la politica ha il compito di non subire queste trasformazioni ma di cercare di governarle.
In questo senso, quindi, sicuramente la rigenerazione urbana, cioè il mettere in campo degli strumenti che consentano di riprogettare pezzi di città, definendone una vocazione e alcuni obiettivi, credo che sia un tema importante e decisivo.
Oggi, dunque, questo ragionamento diventa prioritario e più impegnativo rispetto a prima.
Ci saranno mutamenti importanti che avverranno nelle nostre città e nella vita delle nostre città, pensando anche alla sanità e alle esigenze diverse che la pandemia ha messo in evidenza rispetto alla tutela della salute, ma queste trasformazioni vanno governate, altrimenti il rischio è che vengano subite con gravi ripercussioni.
La proposta di legge sulla rigenerazione urbana a cui stiamo lavorando, in sostanza, definisce alcuni obiettivi, stabilisce alcuni paletti e mette in campo alcuni strumenti per incentivare politiche di rigenerazione urbana.
È evidente che, nella fase emendativa, dovremo essere più chiari nel disegno di legge per esplicitare che la rigenerazione urbana non può essere il limitarsi ad intervenire nelle aree degradate o pensare solo al riuso dell’esistente. C’è, infatti, un tema che va oltre, nella direzione a cui accennavo.
Inoltre, rispetto agli obiettivi, abbiamo voluto inserire tre cose con grande evidenza.
Innanzitutto, abbiamo scelto di dire che le iniziative di rigenerazione urbana devono essere fatte senza consumare suolo. Personalmente, credo che questo sia giusto: si interviene in ambiti già fortemente conurbati, quindi, non c’è bisogno di consumare altro suolo, anzi, la rigenerazione urbana potrebbe diventare un’occasione per sancire almeno su tutti questi interventi lo zero consumo di suolo.
Ci possono anche essere incentivi che, però, non devono prevedere un aumento del consumo di suolo.
Si può pensare a quali paletti mettere per dare incentivi volumetrici, cioè pensare di realizzare palazzi più alti ma non credo che si possa pensare di derogare ad un principio che credo che abbiamo inserito giustamente nella legge, secondo cui sugli interventi di rigenerazione urbana ci deve essere zero consumo di suolo.
Un’altra questione che abbiamo introdotto si collega al tema del superbonus del 110%. Tutti gli interventi di rigenerazione urbana devono essere interventi che migliorano anche la sicurezza degli edifici e l’efficientamento energetico delle abitazioni e complessivamente di tutto il costruito.
Infine, c’è il tema della casa a canoni accessibili. Purtroppo, quest’ultimo è un tema su cui occorre ancora lavorare molto; siamo consapevoli che è una questione difficile, però, credo che le scelte fatte ad esempio dal Comune di Milano rispetto alla definizione di quote di alloggi a canoni accessibili nei processi di trasformazioni urbane vadano applicate. La rigenerazione urbana, infatti, deve essere anche un’occasione per rispondere ad una domanda abitativa a costi contenuti a cui va data una risposta.
Se penso alla Città Metropolitana di Milano, guardando al futuro, non può essere un’area in cui ci sono solo abitazioni di pregio e che, quindi, hanno costi elevati, che hanno anche fatto da padroni in alcuni progetti di rigenerazione urbana passati.
Dobbiamo pensare ad una città in cui ci sia spazio per un mix sociale in ogni quartiere e in ogni realtà, ragionando proprio sull’edilizia sociale.
Edilizia sociale non vuol dire edilizia residenziale pubblica (case popolari) ma vuol dire housing sociale e un’offerta abitativa a canoni accessibili.
C’è, inoltre, un tema importante che riguarda il rapporto tra le diverse istituzioni sulla partita della rigenerazione urbana, che riguarda l’urbanistica, la quale è materia concorrente.
Uno dei problemi più seri che stiamo affrontando nella costruzione della legge sulla rigenerazione urbana è quello di riuscire a garantire una definizione precisa e puntuale degli ambiti di intervento di Stato, Regioni, Città Metropolitane e Comuni, senza appesantire eccessivamente e allungare eccessivamente i tempi e le procedure.
Sicuramente il testo, così com’è uscito dalla prima sintesi, creava troppi passaggi ma credo che sia possibile pensare ad una cabina di regia nazionale in cui le Regioni e lo Stato definiscano di volta in volta le linee di intervento ma penso che poi saranno le Regioni, giustamente, sulla base della necessità di programmare i propri territori in una dimensione regionale, a fare ulteriori approfondimenti e a fare i bandi.
Molte Regioni hanno già iniziato a costruire una legislazione sulla rigenerazione urbana che starà dentro ai principi che verranno individuati nella legge nazionale e, quindi, non andrà rifatta.
C’è, inoltre, il problema della Città Metropolitane e dei Comuni, a cui dobbiamo proporre di fare interventi di rigenerazione urbana senza dover necessariamente modificare i propri strumenti urbanistici.
Credo che, in una parte delle città, ci siano strumenti urbanistici da cui si possono già trarre interventi di rigenerazione urbana senza nessun problema e utilizzando la pianificazione esistente. Anche su questo andranno messi dei paletti ma abbiamo bisogno di ridurre la burocrazia, soprattutto, per i Comuni che già fanno molta fatica per l’esiguità del proprio personale e degli uffici a mettere in campo strumenti urbanistici, e non possono metterne in campo dei nuovi dove già ce ne sono alcuni attivi.
C’è poi il tema delle risorse.
La legge sulla rigenerazione urbana è pensata per mettere in campo significative risorse pubbliche.
Ad oggi, il testo prevede che si intervenga con un miliardo ogni anno per vent’anni, proprio per sottolineare l’importanza che ha per noi il processo della rigenerazione urbana.
Il fatto che il Governo, in questo momento, scelga di mettersi in moto e sostenere il processo di costruzione della legge sulla rigenerazione urbana è importante, anche perché significa da un lato cominciare a ragionare su come destinare risorse nei bilanci per i prossimi anni, e dall’altro lato come utilizziamo da qui al 2026 i soldi che il Recovery Plan già prevede per la rigenerazione urbana.
C’è anche un tema che riguarda le risorse private su cui credo che ci sia la necessità di mettere in campo incentivi e la legge ne parla. Si prevedono incentivi diversi, sia fiscali che volumetrici.
Non approfondisco tutti i temi della legge sulla rigenerazione urbana e l’incrocio di questa con una serie di altre normative, come quella sulla semplificazione, o altri provvedimenti che il Governo sta prendendo e che comunque in qualche modo interverranno anche sulla rigenerazione urbana.
Un altro grande tema su cui avremo bisogno di approfondimenti è quello dei centri storici.
Questo, forse, è uno dei temi più importanti, su cui occorre fare un ragionamento rispetto a come cambieranno le città.
Fino ad oggi i centri storici, infatti, sono stati il centro economico e lavorativo delle città ma con il cambiamento del mondo del lavoro bisognerà vedere come cambieranno i centri storici.
Oggi, ad esempio nelle città d’arte, nei centri storici si sta registrando un vero e proprio abbandono dell’abitare da parte dei residenti e un’eccessiva presenza di offerta esclusivamente turistica.
Bisognerà valutare inoltre quali vincoli mettere in campo per tutelare i centri storici, sapendo che comunque non tutto ciò che è nei centri storici è anche di pregio.
Queste sono le questioni che abbiamo di fronte.
Questa settimana è stata segnata dal fatto che il Ministro Giovannini ha deciso di sostenere questo percorso di legge e di farne una delle priorità del suo Ministero, mettendosi a dare un contributo al lavoro parlamentare.
La prima cosa che dovremmo fare è quella di chiedere a tutte le forze politiche di maggioranza di spiegare quali sono le proprie questioni dirimenti, in modo da concentrarsi su quelle, perché siamo ancora in una fase in cui la Lega ha presentato 2.000 emendamenti al testo di legge, perché la volontà iniziale era palesemente quella di affossarlo.
Ora, dalla relazione con le altre forze di maggioranza, anche da questo punto di vista, mi pare che ci siano le condizioni per arrivare a trovare un accordo.
L’idea di approvare il disegno di legge sulla rigenerazione urbana prima dell’estate, quindi, non mi pare tanto peregrina ma anzi è fattibile.

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