Il nuovo Governo e il ruolo del PD

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Intervento svolto al Circolo PD di Niguarda (video).

Dobbiamo ricostruire la realtà. Nel 2018 abbiamo perso le elezioni. La sinistra ha ottenuto il peggior risultato della sua storia. Il fatto che poi siamo tornati al Governo non cambia questo dato.
Noi abbiamo perso andando alle elezioni da soli, con un sistema maggioritario, che avevamo voluto noi. Abbiamo confuso la vocazione maggioritaria, che è la costruzione di un progetto che parli a tutto il Paese e non solo a una parte, con l’isolamento e la solitudine. Il risultato è stato che abbiamo passato il primo anno e mezzo, fino ad agosto del 2019, a discutere nei gruppi parlamentari sull’agitare o no i cartelli nelle Aule e su cosa scriverci sopra perché, oggettivamente, eravamo diventati una forza ininfluente.
Nell’agosto 2019 abbiamo fatto la scelta coraggiosa e non scontata di dar vita a un Governo, che aveva lo scopo di non fare andare la destra sovranista potere ma, guardando all’interesse del Paese, aveva anche l’obiettivo di impedire che l’Italia scivolasse sempre più lontano dall’Europa. Abbiamo, quindi, costruito il Governo Conte Bis e, a mio avviso, giustamente lo abbiamo poi difeso fino all’ultimo.
Abbiamo difeso giustamente il Governo Conte Bis, innanzitutto, perché ha fatto ciò che doveva fare dal punto di vista dell’Europa: ha riportato l’Italia in Europa; ha restituito credibilità all’Italia in Europa. Grazie al Governo Conte Bis siamo riusciti a strappare il patto sul Recovery Fund che oggi ci fa contare su 209 miliardi per poter far ripartire il Paese.
Il Governo Conte Bis ha gestito una pandemia drammatica, che ci siamo trovati ad affrontare per primi e ci siamo trovati ad affrontare con un sistema sanitario regionalizzato, per cui in molte Regioni la Sanità era organizzata esclusivamente sugli ospedali e non erano pronti. Abbiamo gestito tutto dignitosamente e per un certo periodo siamo stati anche un modello per gli altri Paesi che poi sono stati colpiti dalla pandemia.
Abbiamo difeso quel Governo, quindi, perché aveva agito bene e ne eravamo parte in maniera significativa.

Nella nostra discussione c’è poi anche un’altra rimozione: ora ci stupiamo del fatto che i sondaggi indicano che un partito guidato da Giuseppe Conte prenderebbe tanti voti ma che Conte avesse un rapporto forte con i cittadini e si sia costruito una credibilità agli occhi dei cittadini era noto. Il Governo Conte Bis piaceva a tanti cittadini, nonostante la pandemia e Conte è stato un punto di riferimento.
Non so se Conte potrà fare il “federatore”; non credo che possiamo attribuirgli ora chissà quale ruolo, però dobbiamo anche smettere di pensare che Conte sia una specie di invenzione che si può spostare da una parte all’altra per sostenere questa o quella tesi politica.
Giuseppe Conte è un leader politico che si è costruito una grande credibilità nel Paese, tra i cittadini. Non stupiamoci, quindi, se qualunque partito che viene sondato, per cui viene indicato Conte con un ruolo di guida, ottiene un risultato importante.
Dobbiamo tenere conte di queste cose.
Dobbiamo tenere conto che la scelta di aver dato vita al Governo Conte Bis è stata importante.
Rispetto al periodo in cui eravamo a scrivere i cartelli, con il Governo Conte e anche oggi, seppur in maniera diversa perché le forze politiche che sostengono il nuovo Governo sono molte di più mentre il PD ha meno posti di Governo, siamo comunque diventati una forza centrale nel quadro politico del nostro Paese e questo va riconosciuto al gruppo dirigente e alle scelte fatte.

Ora la fase del Governo Conte Bis si è chiusa: con il Governo Draghi si è aperta una fase nuova, che cambierà molto nel Paese ma anche nel centrodestra; cambieranno le leadership e le prospettive.
In questo nuovo contesto il PD ha bisogno di una discussione ma non può essere la discussione a cui assistiamo in questi giorni.
Abbiamo retto una situazione difficile, stando al Governo fino alla fine del Governo Conte Bis, riuscendo a dare buona prova di noi ma, soprattutto, riuscendo a dare il segno di un partito unito, che aveva messo da parte le polemiche e che, unitariamente, aveva chiesto da tempo a Conte un salto di qualità, presentando anche un documento di merito. Il salto di qualità richiesto aveva un significato esplicito: passare dall’alleanza che si era costruita per impedire a Salvini di andare al Governo al costruire un’alleanza politica che avesse una prospettiva. Eravamo tutti d’accordo.
Adesso, improvvisamente, si è aperta una discussione assolutamente ingenerosa, in cui fatico a vedere spazi di responsabilità ma, soprattutto, è una discussione che sta cambiando completamente la prospettiva.
È un anno e mezzo che lavoriamo e qualifichiamo il PD come il partito più responsabile nei confronti del Paese. Questo non è un difetto ma, anzi, è un pregio perché vuol dire essere il partito che ha fatto prevalere l’interesse del Paese al proprio interesse di parte. Questo lo abbiamo fatto e penso che, almeno durante la pandemia, dobbiamo continuare a farlo.
Improvvisamente si è cambiata la prospettiva e ci siamo ributtati in una discussione tutta autoreferenziale di cui si fa fatica a comprendere i contorni. Trovo, infatti, che sia assolutamente stravagante fare una discussione in cui si spiega che l’identità del PD è alternativa alla costruzione delle alleanze.
Noi dobbiamo lavorare per continuare a costruire un campo democratico e farlo a partire dalle forze con cui abbiamo governato nel Governo Conte Bis e, nello stesso tempo, dobbiamo definire il ruolo e la proposta politica del PD in questa fase.
Questo significa anche che va bene costruire in Parlamento un coordinamento con M5S e LEU per evitare che le forze del centrodestra, che si coordinano da sempre a prescindere, possano portare il Governo Draghi su una china sbagliata.
Vuol dire anche che contemporaneamente abbiamo bisogno di capire cosa vogliamo far vivere, come ci ritagliamo un ruolo all’interno del Governo per far vedere la nostra proposta politica e le nostre priorità, che sono il lavoro, la transizione ecologica, che vuol dire il futuro perché, lo stesso Draghi, sulla stessa questione, ha detto chiaramente che il punto non è un ambientalismo di maniera ma è proprio l’idea che bisogna pensare ai giovani e consegnare ai giovani e alle future generazioni un Paese e un mondo diverso e, quindi, bisogna fare scelte radicali che anche economicamente possano pagare.
L’altra questione è che penso che ci dovremmo intestare noi è la lotta alle diseguaglianze, il sostegno ai più fragili e poi il tema dei diritti civili.
Penso che il PD debba fare questo lavoro e che la proposta politica non sia quella che ci ricicciamo all’interno ma sia quanto riusciamo a trasmettere fuori da noi il fatto di essere il partito che si occupa di questo.
Non sono, quindi, preoccupato da Salvini perché ormai da tempo è uguale a sé stesso, però, non capisco perché di fronte a Salvini abbiamo un po’ di pessimismo e di subalternità e, invece, non diciamo quali punti mette in campo il PD o su quali questioni sfida e si qualifica. Penso che sia questa la discussione.
Zingaretti, dunque, ha fatto bene a ribadire in Direzione che il congresso, che nel nostro Statuto prevede le Primarie per eleggere il nuovo Segretario, si farà alla scadenza e cioè nel 2023.
Una discussione va comunque fatta ma ordinata, non una discussione che mira al logoramento del gruppo dirigente.
Se ci mettiamo tutti a lavorare per costruire un’unità che si fonda anche sul rispetto delle differenze e sulla ricerca di una sintesi, penso che ce la possiamo fare al di là dei sondaggi.
In questi giorni c’è un Governo nuovo, in cui sono dentro quasi tutte le forze politiche per cui i sondaggi hanno poco senso. Oltretutto, i sondaggi sono molto diversi uno dall’altro.
Questa, però, è l’occasione per noi per costruire.
Adesso abbiamo un anno in cui possiamo e dobbiamo costruire ma dobbiamo farlo guardando fuori da noi, guardando all’interesse del Paese e a come riusciamo a rappresentarlo al meglio. Per me la vocazione maggioritaria è questa.
Lavoriamo per costruire un progetto di cambiamento del Paese.

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Video della diretta» 

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