Il nuovo Governo e le prospettive

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Intervento svolto al Circolo PD Prato Bicocca 

In questo momento è molto complicato fare previsioni sulla durata del Governo e sullo sviluppo dell’azione di Governo. È evidente che questo Governo apre una fase totalmente nuova ed è possibile che ci siano, magari non subito, conseguenze rispetto ai rapporti politici tra i partiti. Stiamo vedendo in questi giorni la fibrillazione all’interno di M5S; sono usciti tre parlamentari dal Gruppo di Forza Italia alla Camera dei Deputati.
Al di là della narrazione, è evidente che il centrodestra è molto diviso in questa vicenda. Giorgia Meloni si colloca fuori dal Governo, in aperta competizione con Salvini. In Forza Italia è sempre più forte lo scontro tra chi è disponibile a stare in un centrodestra a guida sovranista e chi invece quello scenario non lo accetta e vuole mantenere una linea europeista.
Fare previsioni, quindi, è molto complicato.
Credo che dobbiamo capire cosa vogliamo e quali compiti abbiamo di fronte, sapendo che ci siamo battuti e abbiamo lavorato affinché potesse si potesse ricostituire una maggioranza di Governo come quella che ha sostenuto il Conte Bis. Abbiamo ripreso mano anche lavoro programmatico che stavamo già facendo insieme, quando è stato dato l’incarico esplorativo a Fico, per provare a creare le condizioni non solo per rilanciare quella maggioranza ma anche per allargarla. Lo abbiamo fatto perché l’esperienza del Governo Conte Bis è stata positiva nel quadro in cui eravamo.
Noi siamo la quarta forza politica del Parlamento, in seguito alle elezioni del 2018 e alle due scissioni subite. Molto è cambiato da quando siamo stati al Governo. Siamo entrati al Governo in una situazione in cui il rischio era che i sovranisti portassero l’Italia lontana dall’Europa e abbiamo concluso l’esperienza del Governo Conte Bis con una svolta europeista molto significativa, con il nostro Paese che ha ricostruito una credibilità in Europa e abbiamo conquistato 209 miliardi grazie a questo e oggi stiamo discutendo su come investirli. Abbiamo messo mano a cose su cui avevamo puntato, come il taglio del cuneo fiscale, cioè il taglio delle tasse per i lavoratori dipendenti; alla modifica dei Decreti Salvini.
Fino ad agosto 2019, per incidere, al massimo ragionavamo su quali cartelli sventolare in Aula. Da quando abbiamo costituito il Governo Conte Bis, grazie alle scelte che abbiamo fatto, siamo tornati centrali nel quadro politico. Inoltre, con quel Governo abbiamo contribuito a governare una fase di emergenza straordinaria come quella pandemica.
Certamente sono stati fatti anche errori ma tutti i dati ci dicono che alcune cose sono state gestite bene, in alcuni casi meglio di altri mentre in altri casi con qualche limite.
Complessivamente, penso che si sia lavorato bene e che fosse giusto provare a trasformare un Governo che era nato dalla necessità di non far governare le forze sovraniste, in un Governo che avesse un programma di fine Legislatura. Questa operazione non è riuscita per responsabilità oggettiva di Italia Viva.
A fronte dell’indisponibilità di Italia Viva, il Presidente della Repubblica ha spiegato in maniera molto efficace e utile che andare a votare sarebbe stato dannoso per il Paese in questo momento, perché avrebbe impedito di affrontare con la necessaria determinazione sia la campagna vaccinale, sia il lavoro per frenare la pandemia, sia il lavoro per decidere quali progetti portare in Europa per ottenere i finanziamenti del Recovery Fund, che disegneranno l’Italia dei prossimi decenni. Sulla base di questo, il Presidente della Repubblica ha proposto un Governo di alto profilo e ha chiesto responsabilità.
In questa fase, penso che abbiamo fatto alcune operazioni giuste. Innanzitutto, abbiamo detto subito sì di fronte alla richiesta di Mattarella di assumerci la nostra responsabilità.
Sul tema della responsabilità circola anche al nostro interno un po’ di ironia ma in realtà è una cosa importante perché vuol dire che siamo un partito serio e stiamo vedendo anche in queste ore la differenza tra noi e la Lega. Per noi responsabilità significa mettersi a disposizione del Paese, guardare agli interessi del Paese prima che ai nostri tornaconti elettorali, perché il compito della politica per noi è questo. Altro è la Lega che considera anche adesso qualunque azione e posizione finalizzata ad aumentare il proprio consenso e non ad affrontare i problemi.
Secondariamente, penso che abbiamo fatto un lavoro prezioso per fare in modo che l’alleanza che ha sostenuto il Conte Bis ci fosse in questo nuovo Governo. Zingaretti aveva da subito chiesto un incontro con LEU e M5S proprio per questo. Abbiamo spinto e aiutato, per quello che era possibile, la scelta di M5S (con tutti i problemi che ci sono nei gruppi parlamentari) e di LEU a stare dentro a questo Governo perché solo se stiamo insieme riusciamo a creare le condizioni in Parlamento perché la Lega e Forza Italia non siano determinanti.
Adesso ci dobbiamo misurare sui contenuti, sapendo che alle consultazioni - ma si vede anche dalla squadra di Governo - è emersa la volontà di Draghi di mettere in campo alcune opzioni per il futuro e proposte che sono molto in sintonia con quelle contenute nei nostri documenti: rafforzare l’integrazione europea, cedere anche sovranità all’Europa, fare una riforma fiscale in senso progressivo cioè il contrario della Flat Tax, il mettere al centro la lotta all’evasione fiscale che è il contrario dei condoni e della “pace fiscale”, il mettere al centro l’ambiente come questione dirimente per tutte le scelte che si faranno rispetto allo sviluppo, l’attenzione alle diseguaglianze e al lavoro. È evidente, quindi, che c’è una sintonia. Ascolteremo Draghi in Senato.
Dentro a questo percorso dovremo essere capaci, più che nel passato, di mettere in evidenza le nostre proposte e le nostre priorità.
Il fatto di avere il Ministro del Lavoro può diventare un elemento qualificante anche rispetto alle proposte che mettiamo in campo.
Sulle questioni ambientali abbiamo lavorato molto e, quindi, dovremmo avere molto da dire.
Dovremo, quindi, essere capaci non solo di dare una mano a questo Governo ma anche di segnare la nostra presenza e la nostra attività politica su alcune questioni.
Questo ci impone anche scelte che credo che dovremo fare di rafforzamento del PD e della capacità del partito di stare sui territori e di stare in relazione ai diversi soggetti e ai diversi interlocutori.
Comprendo la critica di chi dice che non è sufficientemente valorizzata la nostra rete territoriale.
Abbiamo una squadra di Governo non paritaria dal punto di vista del genere.
Noi abbiamo sempre lavorato e siamo sempre stati la forza che tende a valorizzare le presenze femminili anche nei più alti livelli. Questa volta si è arrivati ad una scelta dei Ministri non dovuta alle scelte fatte dal PD e Zingaretti lo ha detto subito che a scegliere i Ministri sarebbero stati il Presidente Draghi e il Presidente della Repubblica. Ora si è creato un vulnus su questa questione e credo che possa essere recuperato con le nomine dei Sottosegretari ma anche con altre scelte ai vertici del partito per dare un segnale in controtendenza rispetto al limite che abbiamo mostrato.
Noi abbiamo gestito la crisi del Governo Conte Bis e la fase della formazione del Governo Draghi, con un’arma in più perché, una volta tanto, abbiamo dimostrato che questo partito può fare sintesi e può dare prova di grande unità. Credo che l’unità sia sempre un valore e che ci venga riconosciuto dagli elettori. Penso, ad esempio, che il dato elettorale delle ultime elezioni amministrative e regionali sia anche dovuto al fatto che non abbiamo mostrato quelle divisioni e quella rissosità che c’era stata in passato. Bisogna evitare che torni quella fase. Molti osservatori e avversari non aspettano altro che enfatizzare le differenze e le litigiosità. Io penso che ci siano le condizioni per mantenere l’unità.
Ovviamente, le condizioni ci sono se sappiamo discutere e affrontare i nodi che sono aperti. Adesso dobbiamo affrontare una fase completamente nuova e deve essere accompagnata da una discussione.
Zingaretti ha fatto bene, quindi, a convocare subito l’Assemblea Nazionale per dare un segnale in questo senso e per coinvolgere tutto il partito.
È giusto che in una fase di trattative con gli alleati ci sia un mandato che dia fiducia al gruppo dirigente - ed è sempre stato dato unitariamente - per affrontare la crisi e la fase successiva mentre adesso abbiamo bisogno di una discussione larga. Non penso che abbiamo bisogno di una discussione congressuale perché non è certo questo il momento: abbiamo da far partire il Governo e da affrontare la pandemia ma sicuramente una discussione su come affrontiamo la nuova fase e come rafforziamo il gruppo dirigente va fatta.

C’è un ragionamento che attraversa molte delle tematiche da affrontare e riguarda il fatto che è ormai evidente che in questo Paese c’è un problema drammatico dell’informazione.
Il dato vero di questi mesi è che in una fase in cui i cittadini si aspettano risposte dalla politica, perché ci sono problemi drammatici concreti, economici e sociali derivati dalla pandemia, la politica non ha dato una bella dimostrazione di sé perché, come oltretutto Renzi rivendica nelle interviste alle testate straniere, si è innescato un teatrino, le cui finalità non erano quelle di risolvere i problemi delle persone ma erano quelle di far cadere il Governo e mandare a casa Conte. Magari nella testa di qualche protagonista di queste vicende c’era anche il bene degli italiani ma non penso che chi ha aperto i giornali in queste settimane e letto le cronache del teatrino della politica abbia visto rappresentati i propri problemi e una politica che li affrontava. Questo è un problema serio.
Le elezioni regionali avevano dato il segnale che, nella pandemia, la politica era tornata a costruire un rapporto di fiducia con i cittadini e in tutte le parti d’Italia sono stato riconfermati i candidati uscenti che si erano ripresentati proprio perché si riconosceva loro di aver aiutato i cittadini in un momento difficile.
Questa crisi, invece, penso che ci abbia fatto tornare indietro.
In questo, però, penso anche che l’informazione in Italia abbia un ruolo molto importante ed è un’informazione che non parla mai delle cose che si fanno, dei problemi che si affrontano e del come si affrontano.
Noi abbiamo fatto cose importanti al Governo e non se ne è parlato.
Abbiamo tagliato il cuneo fiscale per 10 milioni di lavoratori dipendenti che così hanno avuto più soldi in busta paga. Questo, però, nei giornali era in ottava o nona pagina.
La finanziaria di 40 miliardi con il superbonus, l’assegno unico per i figli è scomparsa dai giornali che, invece, erano occupati dalle sfide sul nulla.
Io penso che questo sia un problema. Penso che sia anche un problema democratico e noi dobbiamo continuare a sforzarci di stare sui contenuti.
Contesto la narrazione di queste settimane che è stata accreditata dai dietrologi e da Renzi. La verità è che per primi noi abbiamo posto la questione che il Governo aveva bisogno di fare un salto di qualità, proprio perché c’era da gestire il Recovery Plan e la maggioranza avrebbe dovuto trasformarsi di più in una maggioranza politica e guardare al futuro.
Per questo avevamo iniziato a fare dei tavoli di maggioranza per lavorare sui contenuti. È difficile, però, che si arrivi ad una soluzione se ci si siede ai tavoli spiegando, come ha fatto Renzi, che o si fa come dice lui o cade il Governo. Noi abbiamo fatto la nostra parte anche se i giornali non lo hanno raccontato.
Le linee generali del Recovery Plan sono state votate in Parlamento da tutti, compresa Italia Viva. Oggi il Recovery Plan è un documento corposo in discussione nelle Commissioni parlamentari, dove si stanno facendo audizioni, e sarà ulteriormente migliorato dopo questo passaggio parlamentare.
Non è vero che l’Europa ha dato giudizi negativi sul Recovery Plan ma è vero che abbiamo perso tempo e ne abbiamo perso ancora di più con la crisi e questa è una preoccupazione dell’Unione Europea.
Noi abbiamo molti progetti già definiti da portare in Europa per avere i finanziamenti. Molti progetti vanno già nella direzione giusta chiesta dall’Europa, guardando alla digitalizzazione, all’infrastrutturazione, gli investimenti sulla Giustizia per avere più personale per esaurire il lavoro pregresso. Su tutte queste cose c’è già molto.
Il problema principale del Recovery Plan è che non abbiamo una Pubblica Amministrazione efficiente in grado di spendere i 209 miliardi da qui al 2026. Questo problema è emerso in modo palese anche in questa fase emergenziale. La Pubblica Amministrazione, quindi, va riformata in fretta e vanno comunque costruiti dei canali che consentano di mettere a terra le risorse.
Avendo sostituito il capogruppo del PD al Senato diverse volte ai tavoli di maggioranza, sono testimone che la narrazione tutta al negativo che viene fatta non corrisponde alla realtà: non è vero che non si stesse lavorando e non è neanche vero che il blocco fosse dovuto a M5S. Con M5S eravamo arrivati a trovare una sintesi persino sulla questione della prescrizione e avevano accettato di sospendere la riforma Bonafede, se entro il 31 dicembre di quest’anno non si fosse fatta una riforma del processo penale tale da garantire tempi certi per i processi.
Evidentemente, il problema era un altro: qualcuno voleva che il Governo Conte Bis cadesse.
Il MES, ad esempio, che sembrava una questione dirimente per Italia Viva durante il Governo Conte Bis, adesso non è più un problema il fatto che sia Draghi a non volerlo.
Non è vero nemmeno che il PD si è appiattito su M5S. È soprattutto grazie al PD, infatti, se il Governo Conte ha ricostruito una credibilità in Europa.
Noi abbiamo detto che quel Governo poteva e doveva andare avanti e abbiamo riconosciuto un ruolo a Conte e non lo abbiamo fatto neanche pubblicamente per cui non è neanche vero che il PD sia andato in giro con la bandiera di Conte. Conte, però, aveva due valori: innanzitutto è la persona che teneva insieme M5S e oggi è più difficile tenere insieme i Cinque Stelle e non abbiamo molto di che essere contenti perché con M5S spaccato e più debole siamo più deboli anche noi dentro ad un Governo come quello di Draghi. Inoltre, si può essere anche molto elitari e guardare il mondo con la puzza sotto al naso, ma Conte ha un grande consenso popolare. Non possiamo sempre chiuderci nella bolla. Può essere che a noi non fossero piaciuti i DPCM e le conferenze stampa ma tutto questo sui cittadini ha avuto un altro effetto e non si può disconoscere questo.
Penso che il vero obiettivo di Renzi fosse quello di impedire che si consolidasse l’alleanza tra PD e M5S. Noi possiamo avere tutti i dubbi su M5S e sulle loro contraddizioni ma bisogna sapere che c’è da scegliere cosa deve fare il PD. Se il PD sceglie la testimonianza, cioè tornare a prefigurare un futuro in cui al massimo potremo scegliere se sventolare i cartelli in Parlamento, e quindi fare testimonianza va bene così. Altrimenti bisogna porsi il tema di come costruire un campo che si contrappone al centrodestra. Se gli interlocutori non sono quelli con cui abbiamo governato nel Governo Conte, bisogna spiegare quali sono gli interlocutori e con chi costruiamo quel campo.
Siamo in una fase di trasformazioni e non è detto che tutto resti così fermo. Credo, però, che abbiamo fatto la scelta giusta, che è quella di provare a costruire un campo che si contrappone al centrodestra. Poi vedremo a cosa servirà se sarà elettorale o altro, molto dipenderà anche dalla legge elettorale. Questo campo va fatto se non vogliamo ridurci alla testimonianza e gli interlocutori sono M5S, LEU, altre forze come Azione e Più Europa.

Il tema delle riforme sicuramente non sarà delegato alla Gelmini: noi abbiamo già posto la questione. Non credo, però, che in questa Legislatura faremo le modifiche del regionalismo e dubito che andremo verso le autonomie rafforzate, viste le esperienze drammatiche che abbiamo fatto sulla sanità.
Il tema delle riforme, a partire dalla legge elettorale e dalla sfiducia costruttiva, però sono temi su cui lavoreremo e che abbiamo inserito tra le priorità su cui vogliamo lavorare.

Non ci sono piccoli gruppi che lavorano in segreto al Recovery Plan. C’è il Parlamento, ci sono i documenti che il Parlamento esamina, ci sono le procedure. C’è, invece, un problema molto serio che riguarda la gestione dei progetti. Oggi la nostra Pubblica Amministrazione non è nelle condizioni di mettere a terra 209 miliardi da qui al 2026. Nel momento in cui avremmo dovuto affrontare questo problema, si è aperta la crisi di Governo.
Il Recovery Plan parte con un documento dell’Unione Europea in cui sono indicate le riforme prioritarie e i settori prioritari su cui vanno presentati i progetti: digitalizzazione, ambiente, trasporto su ferro, riforma della giustizia, riforma fiscale ecc.
Questo documento è arrivato in Parlamento e sia alla Camera che al Senato è stato discusso ed è stata prodotta una risoluzione con cui il documento europeo si è tradotto in riflessioni che lo hanno ampliato.
Dopo si è aperta la fase della scrittura del Recovery Plan, che è stato fatto in parte da Enzo Amendola (che aveva il compito di verificare i progetti che di volta in volta venivano proposti dai diversi Ministeri) e in parte da Roberto Gualtieri.
È stata poi fatta una prima verifica non esauriente con le parti sociali, con gli Stati Generali a Villa Pamphili, in cui si sono aggiunti però altri elementi.
Si è così arrivati ad un primo documento che sicuramente era insoddisfacente ed è stato il PD a dirlo per primo, con una lettera di Nicola Zingaretti ai giornali, che ha indicato già lì le priorità e poi con un documento successivo ha indicato una serie di punti su cui c’era bisogno che la maggioranza facesse chiarezza.
Questo ha prodotto un ulteriore lavoro del Governo che ha migliorato il Recovery Plan, secondo l’opinione di tutti e si è tradotto in un documento che è in Parlamento e su cui il PD ha prodotto altre osservazioni che sono poi state portate a Draghi.
Ora il Parlamento sta discutendo il Recovery Plan e non credo che quel testo possa venire stravolto da Draghi. Credo che la funzione di Draghi, al di là del proporre alcuni correttivi, sia quella di costruire le condizioni perché i diversi progetti si concretizzino.
Non ci sono, quindi, cose fatte in stanze segrete ma solo in Parlamento. Si sta lavorando nelle Commissioni parlamentari e si stanno facendo le audizioni. Questo è un lavoro molto serio.
Abbiamo sicuramente un problema di messa a terra dei soldi e non lo risolverà Brunetta perché la riforma che serve nella Pubblica Amministrazione per far fronte a questo non si può fare in tempi così rapidi.
Ci sarà il tema di come si costruisce una cabina di regia per la gestione di questo e qui entrerà in gioco Draghi.
Magari non saranno i 300 manager di cui si è molto discusso ma sicuramente qualcuno dovrà farlo.
Non banalizzerei il ragionamento partendo dall’idea di aver sbagliato tutto perché non è così.
C’è sicuramente un problema con l’informazione che preferisce mettere tutto dentro ad una narrazione che guarda ai rapporti di forza invece che affrontare i temi per quello che sono.
La storia del Recovery Plan non è la storia di un Governo che pensa di finalizzare la gestione di questo come una serie di realizzazioni di parte perché c’è il lavoro del Parlamento e perché si parla di misure che riguardano il Paese.
Non è vero, quindi, che il Next Generation EU è una somma di marchette, come alcuni lasciano intendere.
C’è anche l’Europa che controlla e verifica la credibilità dei progetti in rapporto alle finalità che ci sono state assegnate. Ci saranno anche funzionari europei a verificare le tempistiche di realizzazione delle opere.
Rispetto alla questione dei giovani, al di là dei capitoli specifici, tutto il Next Generation EU è finalizzato alle nuove generazioni, perché si tratta di pensare ad un modello di sviluppo sostenibile e un avanzamento del Paese su temi determinanti come quello della digitalizzazione e delle infrastrutture che servono ai giovani.
Noi abbiamo sostenuto e continuiamo a sostenere che, sia rispetto al problema specifico della Giustizia che più in generale nella Pubblica Amministrazione, occorre investire su nuove figure professionali e sui giovani: bisogna assumere giovani per svecchiare la Pubblica Amministrazione del nostro Paese.

Torno sulla vicenda di Conte. Non sono “innamorato” di Conte ma lui aveva una sua funzione e credo fosse giusto valorizzarlo sia in rapporto all’opinione pubblica sia in rapporto al fatto che è stato un punto decisivo per la tenuta dei Cinque Stelle e anche per una loro evoluzione positiva. Ora che Conte è saltato stiamo vedendo quello che sta succedendo in questi giorni in M5S.
La Direzione Nazionale del PD per due volte si è espressa all’unanimità per difendere e rilanciare il Governo Conte. Quando si è impegnati in una trattativa che ha questo obiettivo non si può dire che non c’è solo Conte: bisognava insistere a dire che c’era solo Conte e che l’opzione era quella di rilanciare il Governo Conte perché Conte era quello che poteva garantire l’unità di M5S. Non è vero che, dentro quello schema, M5S avrebbe accettato un cambio di leadership.
A chi chiede se noi, invece che sul terreno delle alleanze non faremmo meglio a rimetterci sul terreno dei valori, faccio notare che quella scelta ci ha portati, con un sistema elettorale maggioritario, a prendere il 18% dei consensi nel Paese, da soli e questo si è tradotto nel fatto che oggi abbiamo l’11% dei parlamentari. Fare questo, io lo chiamo testimonianza. Se, invece, pensiamo che si debba costruire un campo alternativo alle destre e che possa competere con le destre, bisogna decidere come si costruisce. Francamente, in questo momento non vedo altro interlocutore se non M5S, LEU e quel mondo legato a Azione e Più Europa, che magari possono tornare ad essere interlocutori grazie a questa nuova esperienza di Governo. Non vedo alternative a questo.

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