Sosteniamo Draghi ma teniamo unita l'alleanza con M5S e LEU

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Intervento all'assemblea dei segretari dei circoli del PD milanese con i parlamentari.

Interessa poco in questo momento chi ha la responsabilità della crisi.
Tutte le dichiarazioni di Renzi ai giornali stranieri in cui spiega che gli vada riconosciuto di aver sfruttato tutte le peggiori capacità maturate nel tempo per lavorare nei corridoi perché ha ottenuto un grande risultato non mi vedono concorde. Continuo, infatti, a pensare che il Governo Conte Bis sia stato un Governo che ha fatto cose importanti, che doveva rilanciarsi, doveva mettere in campo un programma di fine Legislatura - e lo stavamo facendo - per accelerare la capacità del Governo di affrontare e risolvere i problemi.
Siamo stati protagonisti di un’esperienza di Governo che è finita perché si è dimesso Conte per senso di responsabilità ma che però aveva ricevuto poco prima la fiducia dal Parlamento.
Insisto a dire questo perché, in una parte importante della nostra discussione, ci sfugge che quando abbiamo fatto la scelta coraggiosa di costruire il Governo Conte Bis, con una maggioranza con i Cinque Stelle che erano stati i nostri avversari politici per lungo tempo, abbiamo fatto una scelta che ha dato risultati.
Quel rapporto nato con il Governo Conte Bis, infatti, ha cambiato M5S e questo ha pagato per gli italiani, in quanto il Paese ha avuto più credito in Europa e questo ha portato a dei vantaggi per l’Italia e siamo riusciti a governare la pandemia nel migliore dei modi.
Va riconosciuto a tutto il gruppo dirigente del PD che, in questi 16 mesi di Governo, siamo passati dalla discussione sul come organizzare le levate dei cartelli in Aula durante il periodo giallo-verde, perché eravamo sostanzialmente ininfluenti rispetto alle dinamiche politiche di allora, ad oggi in cui siamo invece una forza determinante per costruire le risposte al Paese in una fase di crisi.
Abbiamo risposto, credo giustamente, in modo positivo all’appello del Presidente della Repubblica nel momento in cui Conte si è dimesso perché si è verificato, per responsabilità di Italia Viva, che non c’erano più le condizioni per riconfermare la maggioranza uscente. Lo abbiamo fatto perché erano convincenti le ragioni per cui il Presidente della Repubblica, che ha proposto un Governo di alto profilo, che non avesse un perimetro politico e partitico definito e ha dato l’incarico a Draghi.
Le ragioni sono da ricercare in un Paese che ha di fronte un’emergenza sanitaria, un’emergenza economica e un’emergenza sociale gravissime prodotte dalla pandemia e i cui effetti cresceranno nei prossimi mesi purtroppo e c’è bisogno di un Governo. Le elezioni in questa fase sarebbero state qualcosa che avrebbe messo a rischio il Paese rispetto alla possibilità di utilizzare a pieno il Recovery Fund, con i 209 miliardi che, grazie al Governo Conte Bis e grazie all’Europa, abbiamo conquistato.
Sono 209 miliardi che si possono prendere mettendo in campo dei progetti.
Mi pare di capire che le proposte che il PD ha avanzato abbiamo trovato una rispondenza positiva nel programma che ha presentato alle forze politiche Draghi, quindi, sul merito c’è una grande sintonia. Non faremo nessuna fatica a accettare di lavorare per costruire un Paese che vuole una maggiore integrazione europea, che vuole una cessione di sovranità in Europa, dunque fortemente europeista. Non faremo nessuna fatica a sostenere una riforma fiscale in senso progressivo e che metta al centro la lotta all’evasione fiscale. Non faremo fatica a riconfermare tutte le misure di ristoro e di garanzia per i ceti deboli e per chi ha perso il lavoro, magari modificando qualcosa. Non faremo alcuna fatica a mettere al centro di tutte le iniziative e le riforme un’attenzione all’ambiente e alla transizione ecologica. Non faremo fatica a proseguire il lavoro sulle riforme della Giustizia e sulle politiche di genere, che era anche nelle proposte che avevamo già avanzato al tavolo con il Governo Conte Bis.
Oggi, dunque, ci troviamo in questa situazione: sul merito, siamo in grande sintonia con il programma che il Presidente Draghi presenterà.
Non sarà una maggioranza politica a sostenere il Governo anche se questo non significa che non sarà un Governo politico. Questo significa che non ci sarà un perimetro entro cui si descrive questa maggioranza. Ci saranno sicuramente forze diverse, con cui non ci aspettavamo e probabilmente non volevamo governare ma che però hanno accolto anch’esse l’invito del Presidente della Repubblica.
Credo che su questo debbano prevalere alcuni ragionamenti. Innanzitutto, il fatto che sul merito non siamo noi a dover cambiare posizione. Inoltre, abbiamo lavorato affinché la maggioranza che ha governato nel Governo Conte Bis resti campo e sia coesa, sapendo che quella è l’alleanza con cui è possibile costruire, in vista delle future elezioni, un campo alternativo alla destra; un campo che prima non c’era e che oggi possiamo costruire con LEU e con M5S. Lavoreremo, quindi, per rafforzare un’alleanza e lo faremo sui contenuti e sul merito e sicuramente non avremo difficoltà.
Sarà la Lega ad essere in difficoltà, se alla fine sarà dentro a questa partita. C’è, infatti, una sconfitta politica evidente della Lega che in questi anni si è fatta forte del sovranismo, ha raccolto i consensi agitando i problemi e sollecitando le paure, trovando nell’Europa un nemico da additare e che oggi si piega ad una riforma fiscale che è molto diversa dalla Flat Tax che volvano; si piega all’idea di un Paese che vuole cedere sovranità all’Europa per rafforzare complessivamente l’Unione Europea.
Dentro a tutto questo, nei prossimi mesi, avremo da sostenere un Governo e dovremo farlo in maniera molto limpida ma soprattutto dovremo discutere su come il PD sarà capace, in un Governo in cui nessuno sarà determinante, di far valere, caratterizzarsi e identificarsi su alcune proposte che potranno consentirci di essere non solo il partito della governabilità e della responsabilità ma anche un partito che riesce a parlare al Paese anche per le riforme economiche ma soprattutto per l’attenzione alla lotta alle diseguaglianze che dovremo mettere in campo.

Vorrei rispondere alla questione che è stata posta sul cosa succede se M5S non entra nel Governo Draghi perché credo che sia una domanda sensata, in quanto giustifica il lavoro che abbiamo fatto in questi giorni per tenere insieme M5S e LEU.
È evidente che in questo Governo non ci alleiamo con la Lega: questo è un Governo del Presidente, diretto da una personalità importante come Draghi, che ci ha chiesto una disponibilità e lo sosterremo sulla base di proposte e di questioni che condividiamo.
Aderisce anche la Lega ma non c’è una nostra alleanza con la Lega.
Abbiamo fatto uno sforzo per fare in modo che si creassero le condizioni affinché LEU e M5S potessero aderire come noi alla proposta del Presidente della Repubblica. Se come spero e penso M5S e Leu saranno della partita, non correremo il rischio di avere una maggioranza di Governo che dipende dai voti della Lega. Mi pare, quindi, evidente che questo cambia nella sostanza anche la possibilità di quali cose fare.
Adesso si apre una fase nuova e questo cambierà molte cose. Probabilmente si scomporranno e si ricomporranno vicende politiche; il centrodestra non sarà più come quello che abbiamo conosciuto, così come anche M5S non sarà più quello che abbiamo conosciuto.
Sulla base di questo, però, dobbiamo chiederci qual è la prospettiva che pensiamo realisticamente di dare al PD nelle prossime elezioni amministrative e politiche. La prospettiva è quella di fare testimonianza o di provare a costruire un campo alternativo al centrodestra? Io penso che la strada sia quella di costruire un campo alternativo al centrodestra ma gli interlocutori per farlo non sono tanti. Credo, quindi, che un’interlocuzione continua con LEU e M5S debba continuare per costruire quel campo. Questa penso che sia la scelta che dobbiamo continuare a fare e lo stiamo facendo.
Altrimenti bisogna spiegare qual è l’alternativa e con chi costruiamo un campo alternativo al centrodestra oppure perché scegliamo la testimonianza.


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