Il sì del PD al Referendum

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Intervento in tv a Telenova.

La posizione del PD sul referendum è stata votata dalla Direzione Nazionale del partito, formata da circa 200 persone e di cui 188 hanno votato a favore.
Non bisogna, però, essere ipocriti su questo tema: la nostra è una posizione nota; abbiamo fatto un accordo di Governo che prevedeva l’impegno di votare il taglio dei parlamentari nell’ultimo passaggio alla Camera dei Deputati, facendo in modo che quello non fosse solo un taglio fine a se stesso e inteso solo come taglio dei costi della politica (che è una motivazione che noi non condividiamo) ma fosse il primo passo verso una serie di altre riforme costituzionali che possono migliorare il funzionamento del Parlamento.
Oggi, ci sono già altre riforme incardinate in Parlamento e, quindi, voteremo sì per questo.
Non è una cosa strana: siamo per la riduzione del numero dei parlamentari da molti anni: c’era nella riforma proposta da Renzi, c’era in altre proposte che si sono succedute a partire dalla bicamerale della Iotti, perché la sinistra italiana ha sempre ritenuto che, nel momento in cui ai parlamentari si erano aggiunti 900 consiglieri regionali e i parlamentari europei, il tema della rappresentatività era stato compensato e quello della riduzione dei parlamentari era da porsi anche per l’efficienza del Parlamento.
Io penso che si è fatta una riforma molto parziale ma che non mette in pericolo la democrazia e, partendo da qui, si fa un pezzettino di lavoro. Per noi il problema del funzionamento delle istituzioni del Paese è legato al fatto che ci sono due Camere che fanno la stessa cosa.

Noi abbiamo votato contro alla legge sul taglio dei parlamentari quando era fine a sé stessa e non rientrava in un accordo che prevedeva altre opzioni da affiancare. Noi l’abbiamo subordinata alla riforma elettorale, al fatto che anche i 18enni potessero eleggere i senatori, al fatto che si togliesse la base regionale per l’elezione dei senatori e al fatto che si cambiasse la platea che elegge il Presidente della Repubblica, riducendo anche il numero dei rappresentanti della Regioni. Queste cose le stiamo facendo.
Dentro a un Governo nuovo, quindi, si è fatto un accordo per fare queste cose.
Tutti gli altri partiti, invece, fin dall’inizio hanno votato solo per il taglio dei parlamentari.

Bisogna ragionare per fare le riforme costituzionali, invece, ogni volta arriviamo a discutere di altro.
Parlamentari di tutti i partiti hanno votato per il 92% a favore della legge per la riduzione dei parlamentari e ora si schierano in maniera diversa sul referendum.
Nel 2016, Forza Italia ha votato contro la riforma costituzionale che aveva contribuito a costruire.
Alla fine, dunque, prevalgono sempre altre logiche.
Il Paese non diventa più o meno democratico se ci sono più o meno parlamentari.
Il primo firmatario della legge per ridurre i parlamentari è Calderoli per cui non è vero che è il referendum di M5S.
Io voto sì perché oggi quel sì è un primo passo verso altre riforme.

L’antipolitica, però, è frutto di qualcosa che non ha funzionato nel rapporto tra partiti, istituzioni e cittadini e, quindi, c’è la necessità di dare dei segnali che si è capito e che la politica sia capace di autoriformarsi.
Non possiamo pensare ogni volta di far finta di niente e di cavarcela dicendo che, siccome siamo contro l’antipolitica, lasciamo tutto così.
Sono molto contrario all’idea che il compito del Parlamento sia quello di rallentare le decisioni: questa è un’idea molto pericolosa.
Se il Parlamento ha il compito di rallentare, pensare ecc., vorrei sapere chi avrebbe deciso e chi avrebbe controllato in questi mesi di lockdown i decreti urgenti del Governo?
Il centrodestra ha protestato duramente contro l’ampio utilizzo dei decreti da parte del Governo.
È sempre più necessario dare risposte in fretta ai cittadini e, quindi, non si può rallentare; il Governo lo fa e penso che sia utile e giusto che il Parlamento su queste questioni riesca a intervenire per tempo.
Rimane il problema che, avendo un bicameralismo paritario, non riusciamo a far funzionare il Parlamento bene perché alla fine è solo una Camera che lavora sulle leggi in arrivo mentre l’altra vota la fiducia su un testo già confezionato.
Siccome i processi decisionali devono essere rapidi, a maggior ragione in situazioni di emergenza, c’è bisogno che il Parlamento sia rapido se non vogliamo delegare completamente al Governo tutte le funzioni.


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