Non lasciare nessuno da solo

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Intervento all'incontro con il Circolo PD di Buccinasco.

Sono stati mesi molto intensi.
Ci siamo trovati a fronteggiare un’emergenza totalmente inedita che ha sconvolto il Paese e che ha avuto effetti drammatici, soprattutto in alcune realtà come la Lombardia dove, paradossalmente, ci siamo trovati meno attrezzati che altrove per curare le persone di fronte ad un evento di questo tipo, perché non c’è più la sanità territoriale.
Ci siamo trovati in una situazione totalmente inedita, con un Governo di coalizione tra diversi e credo che abbiamo affrontato bene l’emergenza, cercando il modo di ridurre la diffusione della pandemia in tutto il Paese.
È evidente, infatti, che se il contagio si fosse diffuso nel Sud Italia, dove le strutture sanitarie sono più deboli, le conseguenze della pandemia sarebbero state molto più serie.
Si sono fatte alcune scelte dolorose e coraggiose, come quelle di chiudere il Paese, chiedere alle persone di stare in casa, fermare gran parte delle attività economiche.
Penso che sia stato necessario, che abbiamo fatto bene a farlo e che gran parte dei cittadini abbiano condiviso questo sforzo e abbiano mostrato di assumersi ognuno la responsabilità di costruire questo sforzo.
Questo percorso è stato giusto.
Adesso siamo alla vigilia di una riapertura totale, pur mantenendo protocolli che garantiscano le distanze fisiche e l’agire in sicurezza, utilizzando i dispositivi necessari.
Riapriranno quasi tutte le attività economiche, gran parte delle attività sociali e resteranno ferme le attività che comportano assembramenti perché ci vorrà più tempo.
Abbiamo fatto bene ad aprire gradualmente perché credo che sarebbe molto grave se ripartisse la diffusione rapida della pandemia, perché significherebbe dover richiudere tutto e comporterebbe conseguenze gravissime per il Paese sia dal punto di vista morale che economico.
Penso che si sia agito bene, al di là degli errori che possono esserci stati anche nella comunicazione, e penso che questa parte di lavoro sia stata anche apprezzata dai cittadini.

Un’altra scelta che abbiamo fatto subito è stata quella di trovare risorse anche in deficit pur di garantire da subito un aiuto e un sostegno a chi, a causa del lockdown, non ha potuto lavorare.
Voglio ricordare che mai in Italia si sono messi in campo ammortizzatori sociali per i lavoratori autonomi e per le partite IVA; non c’era mai stata la cassa integrazione in deroga per tutte le aziende, comprese quelle con un solo dipendente.
Con il Decreto Cura Italia abbiamo stanziato 25 miliardi con l’idea di non lasciare da solo nessuno, che è anche l’idea alla base dell’ultimo Decreto approvato ieri dal Consiglio dei Ministri.
Su questo c’è stato qualche limite.
Abbiamo messo in campo misure emergenziali, utilizzando procedure ordinarie: ne è un esempio la cassa integrazione in deroga che abbiamo garantito a tutti ma che ha tempi troppo lunghi per arrivare concretamente alle persone perché il meccanismo è lungo ma questo non risponde all’esigenza che molte persone hanno di avere subito un ristoro rispetto alla mancanza di reddito.
Il limite del Decreto Cura Italia è che abbiamo sofferto la burocrazia e procedure troppo lente e, quindi, tutti i ristori stanno arrivando molto tardi.
Su queste questioni cerca di porre rimedio l’ultimo Decreto che è stato approvato dal Consiglio dei Ministri.
I 600 euro, che verranno anche aumentati, saranno devoluti direttamente alle persone senza ripercorre l’iter della domanda e la cassa integrazione in deroga dovrebbe saltare il passaggio delle Regioni per ridurre i tempi di liquidazione.
Abbiamo anche provato a fare l’accordo con ABI, chiedendo alle banche di anticipare i soldi della cassa integrazione in deroga, considerando sufficiente un’autocertificazione del lavoratore e del datore di lavoro ma questa convenzione concretamente è stata praticata da pochissimi istituti bancari.
Il sistema bancario non ha aiutato, quindi, così come non ha aiutato sul provvedimento che garantiva liquidità alle imprese.
Lo Stato ha stanziato 400 miliardi per garantire la liquidità alle imprese: 200 miliardi da destinare alle aziende che fanno export, gestiti dalla SACE (e ha funzionato), mentre altri 200 miliardi dovevano servire a garantire prestiti alle piccole e medie imprese ma su questi c’è stata un’enorme fatica da parte del sistema bancario a concedere i soldi, nonostante fossero interamente garantiti dallo Stato.
Nel Decreto Rilancio, per agevolare questa operazione, si metteranno una serie di condizioni per creare una sorta di automatismo rispetto alla richiesta, dato che c’è la garanzia statale.
Sono, quindi, provvedimenti giusti e utili ma che con procedure ordinarie non hanno consentito di mettere subito a terra gli aiuti.
Adesso verranno stanziati 55 miliardi, equivalenti a due o tre manovre economiche, che andranno ad aiutare i lavoratori che hanno perso il reddito (cassa integrazione per dipendenti, bonus per autonomi, fondo sostegno affitti, aiuti alle famiglie per baby sitter, reddito di emergenza) e risorse a fondo perduto che andranno a sostenere le aziende, differenziando sulla base del fatturato e dei settori (alcuni settori economici, infatti, sono più in difficoltà, come il turismo, che rappresenta il 13% del nostro PIL e ora viene messo in ginocchio e avrà bisogno di più tempo per riprendersi).
Abbiamo poi fermato l’IRAP e non si pagherà la rata di giugno; abbiamo bloccato l’IMU per gli stabili degli alberghi e dei settori commerciali; abbiamo istituito il credito di imposta per aiutare il pagamento degli affitti dei locali che sono destinati a essere aziende; abbiamo fatto, quindi, uno sforzo significativo che credo debba essere riconosciuto.

Noi, quindi, stiamo mettendo in campo moltissimo e tutto in deficit, sapendo che questo significa lasciare alle future generazioni dei debiti.
Contiamo anche sulle possibilità che ci dà l’Europa, che in questa fase ha cancellato tutte le clausole e tutti i vincoli di bilancio.
È importante il fatto che l’Europa, con il MES, oggi abbia liberato una linea di finanziamento senza garanzia sulla questione della sanità.
Abbiamo messo in campo anche alcune misure anticicliche che possono rilanciare anche un altro settore fondamentale come quello delle costruzioni e dell’edilizia. Sicuramente il sisma bonus e l’ecobonus sono scelte importanti e qualificanti dal punto di vista dell’idea di sviluppo, cioè per costruire un’economia che guarda molto anche alla necessità di ridurre l’impatto ambientale e mettere in campo una capacità di innovazione, perché l’efficientamento energetico comporta anche l’uso di tecnologie, di sistemi energetici e riscaldamento innovativi.

Non sono molto preoccupato da ciò che leggo sui giornali rispetto alla tenuta della maggioranza. Mi pare che ci sia una consapevolezza e un’assunzione di responsabilità complessiva.
Mi preoccupa di più la tenuta interna di M5S, dove è evidente che si sta arrivando ad un punto.
M5S dentro a questa azione di governo e dentro a questa emergenza sta interpretando un ruolo serio e di responsabilità mentre altri meno e questo costringe i Cinque Stelle ad alzare qualche bandiera per mettersi in luce, come hanno fatto sulla vicenda della sanatoria dei braccianti.
Continuo a pensare che ci sia comunque una prevalenza di responsabilità e di consapevolezza.
Resto anche convinto che non esista un’alternativa a questa maggioranza di Governo: dopo c’è il voto ma andare a votare nel pieno di questa emergenza sarebbe una follia.
Ci aiuta molto un’opposizione che continua ad essere caratterizzata da un’azione salviniana che, come indicano i sondaggi, non è in sintonia con il Paese.
Il centrodestra che ogni settimana sfiducia un Ministro mentre le persone chiedono risposte concrete ai problemi non credo che sia capito.
Oggi viene premiata la responsabilità delle forze di Governo. Non è detto che questo duri, però.
Non credo ai profeti di sventura che dipingono ottobre come un mese in cui esploderà il disagio e tutte le tensioni sociali: stiamo lavorando per cercare di evitarlo e lo evitiamo se riusciamo a rispondere concretamente ai problemi delle persone mentre vedo che c’è troppa gente che fanno il tifo per scenari foschi, non facendo il bene del Paese, perché credo che sia il momento di alimentare la speranza e non la disperazione.


Stiamo lavorando al rafforzamento delle misure che impediscono alle mafie di infiltrarsi nell’economia legale, approfittando della crisi, presentandosi come aziende di servizi per le imprese in difficoltà fornendo crediti o altre utilità.
Stiamo anche costruendo una grande attenzione sui territori con l’aiuto delle forze dell’ordine.
Il Ministero dell’Interno su questo fronte è molto attivo, proprio per evitare che le mafie svolgano una specie di ruolo di assistenza sociale per i territori, soprattutto del Sud.
Per evitare che questo avvenga, per prima cosa, dobbiamo far funzionare le misure messe in campo dal Governo, perché se lo Stato è in grado di sostenere le aziende, garantire loro la liquidità e non lasciare soli i cittadini, lo spazio delle mafie sarà ridotto.
C’è poi la necessità di controllare attentamente le aziende che beneficeranno dei finanziamenti e controllare le provenienze dei capitali alle aziende che parteciperanno alle gare d’appalto perché ci sarà anche un piano di interventi infrastrutturali significativi per il rilancio e poi, appunto, il monitoraggio continuo del territorio.
Il Ministro Lamorgese ha già costruito in tutte le Prefetture dei tavoli a cui partecipano anche le associazioni dei commercianti e gli imprenditori proprio per avere un monitoraggio continuo.
Vedremo poi sulle singole leggi di introdurre tutte le misure possibili per lasciare meno spazio alle infiltrazioni criminali, sapendo che si aprirà una discussione nei prossimi giorni, perché soprattutto Salvini e la Lega confondono le velocizzazioni e le semplificazioni con la cancellazione delle regole, comprese quelle per impedire la corruzione e l’illegalità.
Qui ci giochiamo molto e non ci dobbiamo far abbindolare dall’idea che sburocratizzare, semplificare e accelerare significhi togliere le regole. Dobbiamo essere bravi, trovare misure di semplificazione anche degli appalti senza smontare ciò che serve contro le mafie.

Abbiamo fatto un provvedimento per ridurre la popolazione carceraria perché il coronavirus, dentro un carcere in cui si sta in sei in una cella di 10 mq che non garantisce il distanziamento, rischia di creare luoghi esplosivi.
Il provvedimento prevede che chi deve scontare ancora 18 mesi possa andare agli arresti domiciliari con il braccialetto elettronico. Quel provvedimento, però, esclude esplicitamente la possibilità che possano usufruire di questo beneficio i mafiosi o i condannati al 41bis.
Purtroppo, però, oltre 400 detenuti in alta sicurezza, hanno chiesto di essere messi agli arresti domiciliari per ragioni di salute.
Quello che non ha funzionato è stato il DAP che non ha informato immediatamente la Procura Nazionale Antimafia per farla intervenire a verificare se c’erano le condizioni per mettere agli arresti domiciliari alcune di queste persone (che hanno comunque il diritto alla salute).
Il DAP, inoltre, non è stato capace di misurarsi con la necessità, in caso di scarsa compatibilità alla detenzione in carcere in quelle condizioni, di trovare delle alternative detentive ma che tenessero i mafiosi lontani dai loro legami criminali. Questo è saltato.
Il primo provvedimento che ha preso il Ministro è stato, giustamente, quello di togliere da mezzo il capo del dipartimento e metterci due valorosi magistrati, Tartaglia e Petralia. Poi abbiamo fatto due decreti.
Il primo decreto è servito per ripristinare il meccanismo che era saltato, per cui i magistrati di sorveglianza dovevano chiedere il parere alla Direzione Nazionale Antimafia prima di concedere un beneficio o mettere agli arresti domiciliari qualcuno. Questo consente alla Direzione Nazionale Antimafia di intervenire subito, sapendo che ha il potere anche di decidere di non mandare agli arresti domiciliari delle persone in presenza di collegamenti con la criminalità organizzata.
L’ultimo recente provvedimento dice che i magistrati di sorveglianza devono verificare entro 15 giorni se permangono le ragioni di salute per cui ad alcuni detenuti sono stati concessi gli arresti domiciliari. Dove queste ragioni non permangono, le persone devono ovviamente tornare in carcere mentre se permangono il DAP deve essere interpellato per proporre collocazioni alternative agli arresti domiciliari per evitare collegamenti con le famiglie.
Abbiamo tutti guardato con preoccupazione a quello che è successo ma non c’entrano le norme del Decreto Cura Italia: si è approfittato di una situazione così difficile per sfruttare una debolezza e una disorganizzazione del DAP.



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