Bene i provvedimenti del Governo contro le infiltrazioni mafiose

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Magistrati e banche hanno già lanciato l’allarme su possibili infiltrazioni mafiose durante l’emergenza sanitaria.
Nei territori più in difficoltà le mafie potrebbero garantire una assistenza economica a chi non ce la fa, attraverso usura e riciclaggio di denaro, potrebbero garantire mano d’opera è lavoratori in nero per le imprese in difficoltà, potrebbero candidarsi a gestire appalti per le opere previste per la prossima ripartenza.
Per questo il Governo deve garantire strumenti e controlli sul territorio soprattutto per quello che riguarda la questione delle risorse erogate per le opere pubbliche e per gli appalti.
Serve equilibrio tra l’urgenza della riapertura dei cantieri e le regole per garantire correttezza, a partire da codice Antimafia e Codice degli Appalti.

Semplificare non vuol dire condoni e illegalità

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Salvini ripropone la sua ricetta per far fronte alle conseguenze economiche del coronavirus: condoni e cancellazione di codici e regole. O si pensa che la responsabilità del coronavirus sia delle persone oneste e quindi si vuole premiare chi le regole non le ha rispettate o, davvero, non si capisce perché fare entrare meno soldi coi condoni o consentire di costruire senza regole magari facendo scempio dei territori aiuterebbe a superare la crisi.
L’obbiettivo di semplificare le procedure per far ripartire presto l’economia è giusto ma non si raggiunge smontando le garanzie di legalità.
Purtroppo l’obbiettivo di Salvini è sempre lo stesso: fare propaganda, a prescindere dal coronavirus, per ingraziarsi chi le tasse non le paga e chi è allergico alle regole.
Il contrario di ciò che ci chiedono di fare i Procuratori di tutta Italia: aumentare l’attenzione contro le illegalità per evitare che ancora una volta l’emergenza diventi un’opportunità per mafie e corruzione.

La mafia è un pericolo nell'emergenza coronavirus

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La mafia è un vero pericolo nell'emergenza coronavirus. Il crimine organizzato si muove per infiltrare l'economia legale in crisi. Per comprendere i rischi post-emergenza Covid-19, il terremoto è un termometro importante. Da L’Aquila all’Emilia, inchieste giudiziarie e processi hanno svelato l’assalto alla diligenza. L’altro parallelo, per Franco Mirabelli, senatore del Partito democratico in Commissione Antimafia, è con la crisi del 2008. Più lunga e strutturale, ma che a sua volta ha spalancato varchi all’infiltrazione del denaro malavitoso. Secondo Mirabelli “dobbiamo evitare che in una fase di ripartenza si abbassino le tutele di legalità e si riducano i controlli e i criteri per la partecipazione agli appalti”.
Il coronavirus si è rilevata un’emergenza che non si può affrontare alzando barriere tra i Paesi, così lo è la lotta alla mafia. Europeo è il problema di tagliare i ponti tra la malavita e l’economia legale. Fenomeno già visto, ricorda Mirabelli, “durante la crisi del 2008. Io penso che molti Paesi hanno le difese abbassate su questo tema: Spagna e Germania, dove la criminalità organizzata si è facilmente insediata”.
Fonte: Wired

Il tema della sburocratizzazione esiste ma non vanno eliminate le tutele di legalità

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Lega e Forza Italia vogliono la sospensione del codice degli appalti. Nel decreto “Cura Italia”, su iniziativa di Italia viva è stato inserito un emendamento che consente alle aziende agricole di non chiedere certificazioni antimafia per erogazioni della pubblica amministrazione per importi fino a 150mila euro. Una norma che lascia perplessi gli alleati, come Pd e Movimento Cinque stelle. Spiega Franco Mirabelli, Pd, membro della Commissione Antimafia: «Capisco la ragione dell’emendamento, non condivido la soluzione. Non penso che il problema si risolva così. Il tema della sburocratizzazione esiste, ma non si può pensare che le regole e le tutele di legalità debbano essere eliminate per fare più in fretta». Per esempio, dice Mirabelli, «senza rinunciare alla certificazione antimafia si può stabilire un termine entro il quale le prefetture devono dare la certificazione e scaduto il termine può valere il silenzio-assenso».
Fonte: La Stampa