Basta coi braccialetti, ora pensiamo a salvare i detenuti dal virus

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Articolo pubblicato da Il Riformista (file PDF).

Gli autorevoli richiami di questi giorni tra cui quello del Papa e quello del Presidente Mattarella, insieme alla realtà, in cui sovrappopolazione e Coronavirus rischiano di costituire un mix esplosivo, impongono alla politica una riflessione e misure urgenti sulle carceri. Insisto sulla politica, perché non possiamo delegare ai magistrati di sorveglianza l’onere e la responsabilità di intervenire per ridurre i numeri dei detenuti.
Proprio perché abbiamo di fronte un’emergenza da fronteggiare il tema è questo: come possiamo intervenire subito? Il fatto che in Italia siamo tornati ad avere oltre 10 mila detenuti più di quelli che la capienza delle carceri può ospitare è un dato che dobbiamo affrontare e, certamente, su pene alternative e depenalizzazione dei reati minori è necessario aprire una discussione in Parlamento. Così come serve una riflessione profonda sulla pena, la sua funzione e tutto ciò che c’è e può essere messo in campo per garantire il rispetto del dettato costituzionale che nell’articolo 27 finalizza la pena alla rieducazione del condannato e proibisce comportamenti contrari al senso di umanità. Sono le questioni che affrontava la riforma Orlando, bloccata dal precedente Governo e che andrà ripresa.

Proteggere le persone

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Intervento a Espansione Tv (video).

Con il Decreto Cura Italia, abbiamo fatto la scelta di proteggere le persone che di fronte a questa emergenza e alla pandemia e al fatto di aver dovuto chiudere le attività, rischiano di perdere il reddito e, di conseguenza, di non essere più nelle condizioni di pagare mutui e affitti. Per cui abbiamo deciso di tutelare innanzitutto queste persone e questo si traduce con la cassa integrazione in deroga, il contributo per gli autonomi e per i professionisti, con l’idea di garantire da subito che lo Stato non lasci i cittadini da soli.
Dovremo poi proseguire questo lavoro di protezione dei cittadini ma, con il prossimo Decreto con cui si stanzieranno altre risorse che chiederemo all’Europa di poter raccogliere indebitandoci, servirà investire anche sulle imprese e sulle infrastrutture, senza dimenticarci - come forse è stato fatto con la crisi economica del 2008 - che comunque bisogna continuare a proteggere le persone.
Sapevamo di non aver sconfitto il lavoro nero, si è fatto molto per far emergere le imprese ma il lavoro nero c’è ancora. Adesso sta anche venendo fuori in maniera molto evidente che il lavoro in nero è un lavoro assolutamente non garantito, non tutelato e chi pensa che lavorare così comporta meno oneri, meno impegni e più libertà o guadagni superiori ad altri, oggi sa con grande evidenza che questi lavori sono i meno tutelati, sono quelli che restano immediatamente a piedi.

Pd: carceri, maggior uso di domiciliari e telefonate

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Intervista di Avvenire (file PDF).

Una semplificazione del ricorso agli arresti domiciliari, anche in assenza di Braccialetto elettronico per i casi di pene residue inferiori a 30 giorni, colloqui telefonici e video quotidiani e più lunghi, semilibertà e licenze premio che possono avere durata fino al 30 giugno 2020 e differimento sempre fino a quella data per l'esecuzione della pena. Tutto, insomma, per evitare che le carceri italiane sovraffollate si trasformino in «polveriere». Non «si tratta di liberare nessuno - dice il vice capogruppo dem a Palazzo Madama Franco Mirabelli - ma di utilizzare al meglio strumenti come gli arresti domiciliari e le licenze per buona condotta». Il senatore dem, infatti, è primo firmatario di alcuni emendamenti al dl Cura Italia per gestire l'emergenza sanitaria da Covid-19 nelle carceri. In particolar modo le modifiche al decreto che, insieme ai colleghi di partito Cirinnà, Valente e Rossomando, chiedono sono innanzitutto il ricordo agli arresti domiciliari con pena residua fino a 12 mesi (non sei), telefonate con i familiari più frequenti cioè una volta al giorno per venti minuti (non dieci minuti alla settimana), licenze premio e semilibertà concesse ove il magistrato di sorveglianza non ravveda motivi ostativi fino a fine giugno.

La situazione nelle carceri e le norme riguardanti i detenuti per fronteggiare l'emergenza

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Intervista a Radio 3 (video).

Penso che il tema della sovrappopolazione carceraria vada affrontato.
Chi pensa che si possa risolvere l’emergenza di questi giorni senza mettere mano alle carceri, senza mettere mano al fatto che ci sono celle in cui si trovano 6 persone in 10 metri quadrati (mentre noi stiamo attenti a mantenere il metro di distanza anche in famiglia), sbaglia.
È evidente che intervenire per ridurre la popolazione carceraria in questo momento è un tema assolutamente decisivo, poi ci stanno i controlli sanitari, le regole sui colloqui e tutto ciò che il Governo sta prevedendo di fare, però questo è il tema principale.
Il decreto è un primo passo, secondo me non sufficiente.