Il nuovo Governo e il futuro dell'Italia in Europa

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Articolo pubblicato sul mensile Zona Nove.

Dopo che, i primi di agosto, Matteo Salvini ha deciso di far cadere il Governo, pensando prima ai suoi interessi di Partito, convinto che avrebbe vinto le elezioni e conquistato “tutto il potere”, c’era il rischio concreto che questa scelta la pagassero gli italiani con l’aumento dell’IVA e con l’esplosione degli interessi sul nostro debito pubblico.
Solo l’annuncio della volontà di costruire una nuova maggioranza in Parlamento e, quindi, un nuovo Governo ha fatto scendere lo spread di 100 punti e risparmiare alcuni miliardi che potranno essere usati per migliorare i servizi per i più deboli e ridurre le tasse.
Siamo indebitati molto e, per pagare il debito, abbiamo bisogno di qualcuno che ci presti i soldi; se quel qualcuno non si fida di noi, di fronte a proposte assurde che produrrebbero altri debiti, alza il tasso di interesse e fa costare di più il debito, significa che restano sempre meno soldi da spendere per i servizi per i cittadini. Oggi, il fatto che l’Italia abbia più credibilità in Europa e sui mercati grazie al nuovo Governo, si traduce nell’avere a disposizione più soldi per pagare i servizi, per fare investimenti e per fare una manovra che non sarà “lacrime e sangue” ma che servirà per impedire l’aumento dell’IVA e abbasserà le tasse sul lavoro, tagliando il cuneo fiscale, come è annunciato nel programma di Governo e di questo ne beneficeranno i lavoratori dipendenti e il ceto medio basso.

Il nuovo Governo, l'economia, la sicurezza, l'Europa

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Intervento a SkyTg24.

Mi pare che abbiamo fatto la scelta, annunciata dallo stesso Orlando qualche giorno fa, di promuovere una discontinuità rispetto a chi era stato al Governo in questi anni e lo abbiamo fatto mettendo delle prime file. Credo che il Vicesegretario del PD De Micheli sia una prima fila; Gualtieri è una figura che ha diretto il bilancio europeo e, quindi, sicuramente è una persona di prima fila. Credo anche che la scelta di Orlando di stare al partito sia importante perché dà il segnale, dopo due legislature in cui Orlando è stato Ministro, che bisogna tornare a investire e essere presenti sul territorio e, dunque, occuparsi del partito.

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Un Governo con un programma che metta al centro il sociale e la crescita

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Intervista all'evento La Piazza di Affaritaliani (video).

Siamo tutti a cercare di capire se davvero abbiamo il Governo.
Io penso di sì, mi pare che negli ultimi due giorni le cose si siano sbloccate. L’incontro sul programma mi pare che stia aggiustando le cose più complicate che avevamo da risolvere.
Mi pare che oggi si sia tolta da mezzo anche la questione del vicepremier e penso che davvero Conte potrà andare presto al Quirinale a sciogliere la riserva.
Siete sicuri che tra voi e M5S non si ripeta quel meccanismo fatto di collaborazione ma anche competizione che ha finito per logorare il precedente Governo? Vi siete assicurati che ciò non accada?
È tutto molto complicato.
Se ci avessero chiesto qualche mese di fare un Governo PD e M5S avremmo detto di no.
Oggi, invece, mi pare che si siano create le condizioni, innanzitutto perché c’è bisogno di dare risposte al Paese di fronte ad una scelta che ha fatto Salvini.
Ricordo, infatti, che è stato Salvini a scegliere di aprire la crisi di Governo.

Sarà il partito a decidere cosa fare

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Intervista di La Stampa (file PDF).

Franco Mirabelli, senatore PD vicino al Segretario, Renzi apre a un Governo istituzionale, Zingaretti dice no. Cosa succede nel suo partito?
«Cosa succede lo vedremo. La linea la decide il partito, i suoi organi dirigenti, il Segretario. Io sono per la discussione, per costruire l’unità. Però leggo strane fughe in avanti…».
Renzi si rivolge ai parlamentari, chiede di “decidere guardandosi negli occhi e nel cuore”…
«Io faccio il Vicepresidente del Gruppo PD al Senato: il gruppo deve certamente discutere ma è il partito che deve decidere. Non mi pare che ci possano essere scelte diverse da quelle che farà il partito, significherebbe indebolire il fronte democratico. Poi, io sono per discutere tutto: dall’inizio dico che la strategia dei pop-corn era sbagliata, si doveva avere capacità di discussione politica e di confronto. Prendo atto che ora c’è la disponibilità di tutti, ma l’esito di questo confronto credo che lo debba fare il partito».
C’è un doppio PD, quello in Parlamento dove detta ancora la linea Renzi e quello uscito dal congresso?