Il ruolo dell'Europa di fronte alla crisi

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Intervento a Espansione Tv (video).

C’è la percezione che ancora di più, dentro a questa crisi, o l’Europa si ritrova e ci salviamo tutti, oppure ognuno di noi e ogni Paese europeo, se è abbandonato a se stesso, rischia di esserne penalizzato.
Penso che sia evidente che in queste settimane l’Europa stia cambiando passo: non è più l’Europa dei burocrati, non è più l’Europa della finanza ma è un’Europa che si sta preoccupando di liberare tutte le risorse possibili per aiutare le persone, le imprese e gli Stati e fare in modo che da questa crisi si esca preservando la qualità della vita delle persone e i redditi.
Abbiamo anche già attivato finanziamenti importanti; non c’è più il Patto di Stabilità e, quindi, siamo stati nelle condizioni di fare più deficit per investire molte risorse per aiutare le persone che hanno perso il reddito; si è attivato il SURE per sostenere la cassa integrazione; c’è un accordo straordinariamente importante sul Recovery Fund.

Rilanciare l’economia e, assieme, ridurre le diseguaglianze

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Articolo pubblicato da Zona Nove.

Con la possibilità di muoversi liberamente tra le diverse Regioni in tutto il territorio nazionale si segna un altro passo avanti verso il ritorno ad una condizione di normalità. Normalità rispetto alla possibilità di spostarsi, incontrarsi e lavorare.
Ma l'impegno di oggi deve essere soprattutto quello di proteggere le persone dalla crisi economica che, purtroppo, sarà una conseguenza della pandemia e far ripartire al più presto il Paese, la capacità di crescere della nostra economia, i settori più penalizzati dalla crisi. Su questo versante non si tratta di tornare al passato: questi mesi hanno cambiato profondamente i comportamenti, i consumi, lo stesso modo di muoversi, studiare e lavorare.
Si tratta di pensare a scelte che da una parte valorizzino i talenti del nostro Paese investendo sull’innovazione, il digitale, l'ambiente, il territorio, la ricerca, in una parola il futuro e dall'altra abbiano come obbiettivo quello di ridurre le diseguaglianze che la crisi rischia invece, senza interventi significativi, di allargare penalizzando i più deboli.
Proteggere le persone, quindi, e non lasciare nessuno da solo ma anche provare a disegnare il futuro del nostro Paese: questo è il compito non solo del Governo ma di tutta la politica.
Dare speranza è una condizione fondamentale per accelerare la ripresa.

E' indispensabile arrivare ad una riforma del settore del gioco

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Intervento alla videoconferenza organizzata da Agimeg sui temi del gioco (video).

Penso, ormai da anni che sia necessario e indispensabile arrivare ad una riforma del settore del gioco, invece, si continua ad agire con provvedimenti spot e anche in questa fase si è intervenuti con provvedimenti spot e anche contraddittori tra di loro.
Tempo fa avevamo condiviso il fatto che non si potesse pensare di voler ridurre domanda e offerta di gioco e contemporaneamente pensare che dovessero aumentare le entrate per lo Stato derivanti dal gioco.
Oggi siamo nella stessa situazione contraddittoria.
Credo che questa non sia una posizione solo mia ma anche del PD e del sottosegretario Baretta. Credo, quindi, che ci voglia un chiarimento perché ciò che c’è nel Decreto Rilancio sul gioco è assolutamente contraddittorio e non tiene conto della necessità di tutelare anche le 120mila famiglie di chi lavora nel settore, oltre alle persone in genere, come è con l’intento che ci siamo detti più volte di voler ridurre domanda e offerta di gioco.

E' sbagliato chiudere tutto e imporre nuove tasse

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Intervista di AgiproNews.

«Sul tema dei giochi c'è bisogno di un chiarimento all'interno della maggioranza. A oggi siamo alle indicazioni dell'ultimo dpcm, che tiene chiuse sale giochi e scommesse fino al 14 giugno. Poi però, paradossalmente, si mettono nuove tasse su un settore chiuso, e mi riferisco alle scommesse». Bastano le prime parole per capire come Franco Mirabelli, vice presidente dei senatori del Pd, non sia perfettamente allineato con la sua maggioranza in tema di giochi. La sua competenza in materia gli permette una visione panoramica, che coniuga la difesa del gioco legale con la necessità di controllare sia gli eccessi problematici che le derive illegali. Spiega ad Agipronews: «Noi l'abbiamo detto più volte: serve una riforma del gioco, perché non si può aumentare il preu o imporre altre tasse ogni volta che servono soldi, e poi dire che si vuole chiudere tutto. Il settore va invece governato, riducendo domanda e offerta e favorendo il gioco responsabile. Chiudere tutto è in contraddizione evidente sia con la previsione di nuove e cospicue entrate dai giochi, sia con l'intenzione di contrastare il gioco illegale».
Al senatore Pd non è piaciuta neanche la decisione di togliere dal Dl Rilancio la proroga delle concessioni fino al 31 dicembre 2022 e al rinvio delle gare a giugno 2021. «Sbagliato pensare di rinnovare le concessioni senza dare nessuna certezza agli operatori. Tutto questo crea un clima assurdo. Ripeto, ci vuole un chiarimento».