Per far arrivare investimenti dall’estero occorre riformare la Giustizia

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Articolo pubblicato sul mensile Zona Nove.

In queste settimane, il Parlamento sta iniziando ad affrontare le riforme decisive per poter ottenere e spendere al meglio i soldi che l’Europa ha messo a disposizione per la ripresa, i 230 miliardi del Recovery Fund.
Innanzitutto, le riforme della Giustizia. La lentezza dei processi e della giustizia civile sono un handicap importante per il nostro Paese. Chi vuole venire in Italia ad investire oggi sa che ogni problema o contenzioso giudiziario richiede anni per essere risolto e la necessità di sopportare costi più alti dovuti ai troppi passaggi e alle lunghezze burocratiche. Per questo servono riforme vere, soluzioni concrete per avere tempi certi e sentenze giuste. Per questo bisogna uscire dalle contrapposizioni ideologiche che hanno segnato il dibattito sulla giustizia in questi anni e che qualcuno sta riproponendo, promuovendo referendum che non risolvono nulla ma rischiano di alimentare solo le contrapposizioni e le semplificazioni: contro i giudici, contro i garantisti o contro i giustizialisti.
È invece possibile oggi fare davvero le cose che servono per cambiare la giustizia, perché l’Europa ci stimola, vincolando il sostegno economico alle riforme e perché c’è un Governo di unità nazionale.

La Legge Zan

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Intervento a GR Parlamento (video).

La mia opinione è che Mattarella faccia bene.
È un riferimento per il Paese, anche quando, come questa mattina, ha richiamato le forze di maggioranza a rispettare i patti.
Il Governo Draghi è nato su una proposta del Capo dello Stato che ha chiesto ai partiti di collaborare per affrontare la pandemia, quindi gestire la fase vaccinale, e poi per far partire la ripresa, sostenendo il PNRR e, quindi, l’accessibilità dei ristori e dei fondi che l’Europa ha messo a disposizione. Per ottenere le risorse, abbiamo bisogno di fare alcune riforme, senza le quali non solo non riusciremmo a mettere a terra quei soldi ma l’Europa non ce ne darebbe alcune tranches perché sono vincolate alla riforma della giustizia, della Pubblica Amministrazione, del fisco, alla lotta all’evasione fiscale e al lavoro nero. Questi sono i temi su cui dobbiamo lavorare e ci siamo impegnati tutti in questa direzione e, quindi, aprire polemiche e negare la possibilità di fare le riforme - come è stato fatto da alcuni - è stato un errore e ha fatto bene Mattarella a richiamare le forze politiche.
Credo che Mattarella abbia fatto bene anche a richiamare l’importanza di combattere le discriminazioni degli omosessuali e di altri soggetti che diventano spesso obiettivi di violenza e discriminazione per le proprie scelte sessuali o per la propria condizione.

Coraggio Italia è un interlocutore

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Intervista di Affaritaliani.

"E' il segno che si sta entrando in una fase di frammentazione del centrodestra. Siamo in una fase di evidente difficoltà di Forza Italia che si traduce in diverse fratture che si sono susseguite in questi mesi, soprattutto a livello parlamentare e oggi anche sul fronte di importanti amministratori locali. L'area del centro si sta riorganizzando". Con queste parole il vice-capogruppo del Pd al Senato Franco Mirabelli commenta con Affaritaliani.it la nascita di Coraggio Italia.
"Il nuovo gruppo/partito di Toti e Brugnaro può sicuramente essere un interlocutore del Pd, anche a livello di governo, ma non dipende da noi. Sarà importante capire se Coraggio Italia farà come Forza Italia nell'ultimo periodo, aderendo incondizionatamente al centrodestra trainato da Salvini o se, ad esempio, sull'Europa saprà distinguersi in maniera concreta e fattiva".
In che modo? "Oggi Forza Italia ha scelto un rapporto stretto con un centrodestra guidato da forze antieuropeiste e sovraniste senza metterle in discussione. Vedremo se questa nuova formazione politica avrà invece la forza di imporre una dialettica maggiore senza accettare di sottostare a una leadership estremista, sovranista e antieuropeista", spiega Mirabelli.

Il Governo ha presentato all’Europa il Piano della ripresa

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Articolo pubblicato da Zona Nove.

Alla fine del mese scorso il Governo Draghi ha presentato all'Europa il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, l'insieme dei progetti e degli interventi con cui l'Italia vuole utilizzare gli oltre 220 miliardi che, anche grazie all'impegno del Governo precedente, sono stati messi a disposizione del nostro Paese nell'ambito di un piano di investimenti che deve aiutare ogni realtà europea a ripartire dopo questa terribile pandemia, che ha portato a tanti lutti e colpito l'economia e la vita del mondo intero.
Spendere tanti soldi per realizzare interventi che nel 2026 dovranno essere conclusi, rappresenta una opportunità straordinaria per l'Italia per ripartire sapendo che l'obbiettivo non può essere quello di ripristinare ciò che c'era prima del Covid ma deve essere quello di immaginare il Paese di domani, innovarlo per vivere meglio ed essere all'altezza delle sfide del futuro, superando i problemi e i ritardi patologici che ci hanno condizionato per tanti anni. Per questo, accanto alle linee di intervento, il PNRR è condizionato a riforme importanti: quelle della Giustizia, della Pubblica Amministrazione, senza cui è impossibile pensare di spendere tanti miliardi realizzando tante opere in 5 anni, e del fisco, combattendo l'evasione fiscale e il lavoro nero per poter ridurre le imposte.