Questo Governo ci imporrà una riflessione su come collocarci

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Intervento all’assemblea del Circolo PD di Trezzano sul Naviglio e del Sud Ovest milanese (video).

La Direzione Nazionale del PD ha votato all’unanimità la relazione del Segretario Zingaretti in cui si decide di sostenere il Governo Draghi.
Queste settimane sono state difficili, con una crisi di Governo totalmente incomprensibile e dannosa, in una fase in cui probabilmente i cittadini avrebbero preferito vedere una politica che si occupasse dei problemi e delle emergenze anziché fare teatrini o, come ha spiegato Renzi a tutti i giornali internazionali, di lavorare nei corridoi per far cadere un Governo.
Noi, in tutta questa fase abbiamo contato sulla forza dell’unità del PD e abbiamo condotto unitariamente una battaglia politica, guardando all’interesse del Paese.
Si è aperta una crisi, totalmente incomprensibile.
Adesso c’è una parte che ci dà sempre lezioni che sta spiegando che la crisi del Governo Conte Bis sarebbe il fallimento del PD, perché aveva difeso quell’esperienza (a mio avviso giustamente) e cercato di rilanciarla. La realtà è che fino ad agosto del 2019, a causa del risultato elettorale drammatico del 2018, eravamo una forza che in Parlamento al massimo poteva discutere se era opportuno sventolare i cartelli e cosa scriverci sopra. Oggi, invece, siamo una forza che è stata determinante in un Governo che ha riportato l’Italia in Europa, che ha conquistato il Recovery Fund, che ha aiutato a compiersi un’evoluzione positiva di M5S, che ha cambiato i Decreti Salvini, che ha gestito una crisi drammatica e inedita come quella pandemica. Sicuramente sono anche stati fatti errori ma la situazione è questa.
Sono sicuro che il PD sarà centrale anche in questa nuova fase e dentro alla nuova esperienza di Governo. Il nuovo Governo, infatti, sarà segnato sicuramente dall’europeismo - e nessuno è più europeista del PD - e dal riformismo.
Vorrei che chiarissimo anche il fatto che Renzi ha aperto la crisi ma questo non significa che il Governo Conte Bis sia stato un disastro.
Dobbiamo sapere che in questi sedici mesi, anche con le scelte coraggiose che abbiamo fatto, perché non era scontato allearsi con M5S, abbiamo rimesso il PD al centro della scena politica e abbiamo ricominciato a costruire un campo, che prima non c’era. Nel 2018, infatti, siamo andati alle elezioni praticamente da soli con un sistema elettorale maggioritario. Adesso abbiamo rincominciato a costruire un campo che possa contrapporsi alle destre.
Tutto questo va valorizzato.
Sicuramente il fatto che ci sia unità non vuol dire che non si debba discutere. Ha fatto bene, quindi, Zingaretti a proporre di riunire l’Assemblea Nazionale entro la fine del mese perché abbiamo bisogno di discutere su come stiamo dentro a questo Governo ma dobbiamo anche discutere di una situazione che è cambiata e cambierà ancora di più perché nei prossimi mesi ci saranno scomposizioni e ricomposizioni di forze politiche.
L’esperienza di questo Governo sicuramente ci imporrà una riflessione su come collocarci.
Abbiamo fatto la scelta di sostenere il Governo Draghi appena c’è stata la proposta del Presidente della Repubblica.
Mattarella ha fatto un ragionamento assolutamente condivisibile: ha preso atto del fatto che la maggioranza che aveva sostenuto il Governo Conte Bis non c’era più perché veniva meno il supporto di Italia Viva e ha messo al centro l’interesse del Paese, dicendo che non si poteva andare a votare non solo perché c’è la pandemia ma anche perché c’è da organizzare la campagna vaccinale, c’è da preparare il piano per ottenere e spendere i soldi del Recovery Fund (ottenuti grazie al ruolo e al lavoro del Governo Conte Bis e al recupero di credibilità dell’Italia in Europa, avvenuto soprattutto grazie al PD) e che di fronte alle tre emergenze (sanitaria, economica e sociale) del Paese servisse un Governo subito nelle piene funzioni e non si potessero aspettare dei mesi per avere un Governo dopo le elezioni, che oltretutto non è scontato che avrebbero prodotto delle maggioranze, come abbiamo avuto modo di vedere anche di recente.
Noi abbiamo accolto subito l’invito del Presidente della Repubblica e ci siamo messi a disposizione e lo abbiamo fatto per senso di responsabilità.
Il PD è una forza responsabile. Siamo la forza che in questi anni, in ogni fase difficile, ha dimostrato grande responsabilità e questo non può essere confuso con debolezza e come se fossimo il partito dei “crocerossini della politica”.
Essere responsabili è un grande valore perché vuol dire mettere l’interesse del Paese e dei cittadini prima del proprio interesse di parte.
La responsabilità è una cosa seria e qualificante, dirimente per il nostro partito e per il nostro modo di essere.
Noi facciamo politica guardando all’interesse del Paese, non per fare una gara a chi riesce a prendere più voti. Serve alimentare il consenso perché si è capaci di affrontare i problemi del Paese.
Abbiamo portato a Draghi le nostre proposte e sul merito delle questioni abbiamo trovato una grande sintonia.
Siamo concordi sul fatto che l’Europa è la chiave di volta per la crescita e lo sviluppo del nostro Paese. Siamo d’accordo con Draghi quando dice che bisogna aumentare l’integrazione europea anche cedendo sovranità su alcune materie.
Siamo concordi quando Draghi parla di una riforma fiscale in senso progressivo e bisogna continuare a combattere l’evasione fiscale.
Siamo d’accordo con Draghi quando dice che l’ambiente deve essere il tema che attraversa tutte le politiche economiche e sociali.
Siamo concordi sul fatto che servono grandi riforme al Paese, a partire da quella della Giustizia e della Pubblica Amministrazione. Possiamo, infatti, mettere in campo un ottimo Recovery Plan, con progetti straordinari ma anche in questa fase di emergenza ci siamo accorti che in Italia, anche quando ci sono i soldi, la Pubblica Amministrazione fa fatica a spenderli e a metterli a terra. La riforma della Pubblica Amministrazione, la digitalizzazione, la riforma della Giustizia Civile diventano, quindi, fondamentali se vogliamo uscire da questa crisi non come ci siamo entrati ma con un Paese che funzioni molto meglio di come funzionava prima.
Non faremo, dunque, nessuna fatica ad aderire al programma che farà Draghi per il Governo, sia di riforme, che di interventi, sia rispetto ai temi come il lavoro e i giovani. Noi abbiamo aggiunto la questione della parità di genere.
Abbiamo complessivamente una sintonia rispetto alle cose che ha detto Draghi.
È chiaro, però, che non sarà una maggioranza politica quella che sosterrà il Governo Draghi, anche se quel Governo farà scelte politiche. Decidere come spendere i 209 miliardi del Recovery Fund che disegneranno il Paese del futuro, infatti, sarà una scelta politica.
La maggioranza che sosterrà il Governo Draghi, però, avrà al suo interno anche forze tra loro alternative e che resteranno tali.
Da questo punto di vista è importantissimo il voto di M5S sulla piattaforma Rousseau.
Noi abbiamo lavorato tanto e da subito per tenere in campo l’alleanza che aveva sostenuto il Governo Conte Bis dentro alla maggioranza che sosterrà Draghi. Questa alleanza sarà centrale e determinante per tutto quello che succederà in futuro.
Se M5S avesse preso una decisione diversa dal sostenere il Governo Draghi, la Lega avrebbe potuto essere determinante nel nuovo Governo, invece, noi usciamo uniti come partito e come campo che ha sostenuto il Governo Conte Bis.
La Lega, inoltre, rischia davvero di finire sconfitta in questo quadro perché ha dovuto cambiare radicalmente opinioni e fatico a capire perché dobbiamo esserne preoccupati.
La Lega accetterà un programma in cui c’è più integrazione europea, cessione di sovranità, fisco progressivo e, quindi, dovrà smentire tutte le parole d’ordine con cui ha costruito il consenso negli ultimi anni. La Lega lo dovrà fare perché è cambiata la fase, anche in seguito alla vittoria di Biden negli Stati Uniti. La Lega sa che la strada sovranista oggi, di fronte ad un Paese che chiede risposte concrete, è impraticabile. L’idea di continuare ad agitare i problemi, come ha fatto la Lega, speculare sulla rabbia delle persone è una ricetta che non funziona più. La Lega ha perso 12 punti percentuali in un anno e ha perso le elezioni regionali. Se c’è un soggetto in crisi è la Lega. Il centrodestra, inoltre, si è spaccato.
Noi dovremmo avere un po’ più di ottimismo e un po’ più di orgoglio per quello che abbiamo fatto. Adesso tocca a noi saper stare bene dentro a questo Governo, saper valorizzare dentro al Governo le nostre posizioni e le nostre proposte e saper ricostruire una capacità del partito di far vivere le nostre proposte nei territori e raccogliere dai territori proposte e linee di intervento. Dovremo, dunque, anche cambiare delle cose rispetto allo spirito e alle modalità su cui costruire e rafforzare di nuovo un legame con i cittadini in una fase che sarà difficilissima.
Questo non è il Governo Monti: questo Governo avrà soldi da spendere, però è un Governo che dovrà gestire fasi difficilissime e dobbiamo evitare che quella rabbia - che siamo riusciti a impedire che deflagrasse con i ristori e con una serie di interventi - esploda nei prossimi mesi quando purtroppo alcune misure, come il blocco dei licenziamenti, dovranno essere revocate e ne serviranno altre, come la riforma degli ammortizzatori sociali.
Abbiamo tanto da fare e dobbiamo farlo con più convinzione e più orgoglio di quello che abbiamo fatto negli ultimi sedici mesi e di quello che si percepisce dalle nostre discussioni.


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