Da Letta un atto d'amore per il PD

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Quella di Enrico Letta è una scelta bella, davvero un atto di amore verso la comunità del Pd, la scelta di chi si mette a disposizione del proprio partito e del proprio Paese è in sé di grande valore.
Ora mettiamoci tutti a disposizione, come Enrico, per fare e dare una mano al PD, senza chiedere niente e anzi sacrificando qualcosa se serve.
È troppo importante ripartire insieme.

Il nuovo Governo e il ruolo del PD

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Intervento svolto al Circolo PD di Niguarda (video).

Dobbiamo ricostruire la realtà. Nel 2018 abbiamo perso le elezioni. La sinistra ha ottenuto il peggior risultato della sua storia. Il fatto che poi siamo tornati al Governo non cambia questo dato.
Noi abbiamo perso andando alle elezioni da soli, con un sistema maggioritario, che avevamo voluto noi. Abbiamo confuso la vocazione maggioritaria, che è la costruzione di un progetto che parli a tutto il Paese e non solo a una parte, con l’isolamento e la solitudine. Il risultato è stato che abbiamo passato il primo anno e mezzo, fino ad agosto del 2019, a discutere nei gruppi parlamentari sull’agitare o no i cartelli nelle Aule e su cosa scriverci sopra perché, oggettivamente, eravamo diventati una forza ininfluente.
Nell’agosto 2019 abbiamo fatto la scelta coraggiosa e non scontata di dar vita a un Governo, che aveva lo scopo di non fare andare la destra sovranista potere ma, guardando all’interesse del Paese, aveva anche l’obiettivo di impedire che l’Italia scivolasse sempre più lontano dall’Europa. Abbiamo, quindi, costruito il Governo Conte Bis e, a mio avviso, giustamente lo abbiamo poi difeso fino all’ultimo.
Abbiamo difeso giustamente il Governo Conte Bis, innanzitutto, perché ha fatto ciò che doveva fare dal punto di vista dell’Europa: ha riportato l’Italia in Europa; ha restituito credibilità all’Italia in Europa. Grazie al Governo Conte Bis siamo riusciti a strappare il patto sul Recovery Fund che oggi ci fa contare su 209 miliardi per poter far ripartire il Paese.

Ci ha lasciato Antonio Figini

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Oggi ci ha lasciato Antonio Figini, questo maledetto virus ci ha portato via una persona speciale.
È stato la prima persona che ho incontrato 41 anni fa quando per la prima volta sono entrato nell’allora sezione del PCI Paternoster a fare la mia prima tessera. Incuteva soggezione, era un uomo rigoroso che pretendeva molto da sé stesso ma anche dagli altri; una bella persona che non risparmiava mai una critica senza guardare in faccia nessuno.
Ho imparato in quegli anni a volergli bene e fino a pochi giorni fa, quando sono andato a trovarlo al Circolo PD Gino Giugni in Affori, lui per me è stato sempre un punto di riferimento per capire cosa succedeva nel quartiere e per conoscere le sue opinioni.
Antonio non ha condiviso tutto ciò che ci ha portato dal PCI al PD ma non ha mai abbandonato la sua comunità, anzi si è sempre impegnato a tenerla insieme.
La battaglia per tenere la sezione di Via Astesani, comprarla e farne uno spazio per il quartiere era tanto legata a questo: non disperdere una comunità, un patrimonio, un riferimento del quartiere.

La svolta dell'89: il futuro ha radici antiche

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Intervento all'incontro "La svolta dell'89: il futuro ha radici antiche" (video).

Achille Occhetto e Salvatore Veca sono stati i protagonisti di una stagione straordinaria e hanno dato un contributo straordinario a noi, che allora eravamo giovani della FGCI.
La FGCI di Milano fu una delle poche Federazioni giovanili e io fui uno dei pochissimi Segretari, sicuramente quello della Federazione più grande, che si espresse immediatamente a favore della “Svolta” evocata da Occhetto alla Bolognina, principalmente perché vivevamo un travaglio che ci aveva già portato a evocare molte delle questioni che poi abbiamo ritrovato nelle proposte e nei contenuti, nei valori e nelle idee che la “svolta” e la costruzione del PDS aveva riassunto.
Intanto, dobbiamo ricordarci che quel passaggio avvenne, dal punto di vista della mia generazione, dopo alcuni eventi che ci avevano segnato molto, dal punto di vista dell’assunzione del tema della libertà come un tema decisivo, che non poteva essere messo in secondo piano rispetto a nulla.
Ricordo una straordinaria assemblea in Sala Gramsci in Via Volturno a Milano, in cui, dopo che i carri armati entrarono a Varsavia per portare al potere Jaruselski, la FGCI ebbe uno scontro duro con Pajetta proprio sul tema della libertà, in quanto nessun fine poteva giustificare la privazione della libertà.