Da Milano un esempio per la Giustizia e la Legalità

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Intervento svolto al tavolo Giustizia e Legalità dell'evento Milano Italia del PD Milano.

Credo che lo spirito dell’iniziativa dei tavoli di “Milano Italia” sia quello di individuare il contributo che Milano può dare rispetto ad alcune questioni.
Farò, quindi, alcune osservazioni.
Il coronavirus è stato un fattore totalmente inedito e ha prodotto molte cose.
Su tutto il tema della Giustizia, che è una materia sensibile, ci siamo trovati a dover fronteggiare l’emergenza e a intervenire da subito con diversi decreti.
In questa situazione emergenziale, la nostra attenzione è stata quella di cercare di evitare il più possibile di modificare l’ordinamento con decreti e abbiamo anche resistito su questo ma abbiamo introdotto comunque norme nuove e anche modalità di funzionamento che, una volta finita l’emergenza, dovranno essere approfondite.
Si continua a spiegare che la ripartenza deve essere veloce e si deve fare in fretta, quindi, sicuramente c’è il tema della rapidità da coniugare con i ritmi dei cittadini e questo riguarda anche la Giustizia.
Già prima del coronavirus avevamo ragionato sulla necessità delle riforme della Giustizia penale e civile proprio per assicurare ai cittadini tempi rapidi di definizione delle diverse cause e dei diversi procedimenti e oggi è ancora più necessario.

Incontri per la ricostruzione

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Intervento svolto agli Incontri per la ricostruzione organizzati da Casa Comune (video).

Credo che già nelle misure che sono state prese per far fronte all’emergenza ci siano delle scelte politiche.
Non è propaganda dire che abbiamo deciso di non lasciare nessuno da solo.
Credo anche che il fatto di stanziare tante risorse per fare in modo che nessuno resti senza reddito a seguito del lockdown sia un tema di tenuta democratica.
Nel Decreto Cura Italia abbiamo previsto misure che, purtroppo, sono arrivate a terra con troppa difficoltà e troppo tardi. Sia i 600 euro che la cassa integrazione in deroga, infatti, ci hanno messo troppo tempo ad arrivare perché abbiamo usato una procedura ordinaria per affrontare una situazione straordinaria.
Con il nuovo Decreto andremo a correggere questa incongruenza e riconfermeremo gli aiuti. Questo è un fatto importante.
Inoltre, investiamo tantissimo sulle imprese.

Non lasciare nessuno da solo

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Intervento all'incontro con il Circolo PD di Buccinasco.

Sono stati mesi molto intensi.
Ci siamo trovati a fronteggiare un’emergenza totalmente inedita che ha sconvolto il Paese e che ha avuto effetti drammatici, soprattutto in alcune realtà come la Lombardia dove, paradossalmente, ci siamo trovati meno attrezzati che altrove per curare le persone di fronte ad un evento di questo tipo, perché non c’è più la sanità territoriale.
Ci siamo trovati in una situazione totalmente inedita, con un Governo di coalizione tra diversi e credo che abbiamo affrontato bene l’emergenza, cercando il modo di ridurre la diffusione della pandemia in tutto il Paese.
È evidente, infatti, che se il contagio si fosse diffuso nel Sud Italia, dove le strutture sanitarie sono più deboli, le conseguenze della pandemia sarebbero state molto più serie.
Si sono fatte alcune scelte dolorose e coraggiose, come quelle di chiudere il Paese, chiedere alle persone di stare in casa, fermare gran parte delle attività economiche.

Fase 2: ripartenza tra opportunità e rischi

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Intervento all'incontro "Fase 2: ripartenza tra opportunità e rischi" organizzato dal Circolo PD Enzo Biagi di Baggio (video).

È iniziata la Fase 2.
È una fase nuova. Il Governo ha lavorato per dare un segnale preciso: si comincia a riaprire ma lo si fa con prudenza perché il virus non è sconfitto ma dovremo conviverci ancora per un lungo periodo perché non ci sono né vaccino né cure adeguate.
Riaprire è fondamentale per il Paese ma bisogna farlo dando il messaggio che non si potrà ricominciare a fare come prima. Non sono maturi i tempi per tornare alla normalità: bisogna aprire gradualmente e verificando quotidianamente i dati sanitari per capire se in alcune zone ci sarà bisogno di nuovi interventi di chiusura per impedire che ci sia una ripresa dei contagi in tutto il territorio nazionale.
Sostanzialmente mi pare che l’ultimo DPCM, con i chiarimenti fatti anche dalla FAQ del Governo, riapra tutta l’attività produttiva (con le norme volte a garantire la sicurezza stabilite dai protocolli siglati dai sindacati) mentre resta chiusa la parte del commercio che ha maggior impatto aggregativo come i bar e i ristoranti, che necessitano di interventi per mantenere il distanziamento fisico. Per questi esercizi commerciali, comunque, si sta dando la possibilità del take away.
Il DPCM scade a metà maggio e dopo si comincerà a riaprire tutto ma con velocità diverse, verificando anche la situazione da zona a zona.