Ripartire dalle periferie: i municipi

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Intervento in un dibattito al Circolo PD Prato-Bicocca.

Sicuramente va sottolineato il tema delle periferie, ha fatto bene a farlo Beppe Sala. In questi ultimi cinque anni a Milano è stato fatto molto: è cambiato il volto della città, sicuramente in questo Expo ha aiutato. Sono anche stati fatti degli interventi importanti in alcune periferie, ad esempio con la Fondazione Prada o le Università: sono state scelte che hanno contribuito a costruire una città meno monocentrica e a creare diversi poli di attrazione.
Sono, comunque, rimasti da risolvere alcuni problemi fondamentali che ci sono in alcune periferie. Non è stato fatto tutto ciò che si poteva dal punto di vista della collocazione nelle periferie di progetti urbani di sviluppo e che potessero essere attrattivi. La vicenda della bocciatura del progetto di riqualificazione degli scali ferroviari ha portato a ritardare anche questo tipo di lavori.
Per quanto riguarda i quartieri popolari e l’edilizia residenziale pubblica, in realtà, ci sono dei problemi anche in zone centrali di Milano, come ad esempio Corso XXII Marzo.
C’è, quindi, bisogno di mettere in campo uno sforzo significativo, non solo dal punto di vista economico ma anche sulla necessità di costruire procedure e modalità di intervento che consentano di intervenire presto sul problema degli alloggi vuoti, sulla sistemazione del degrado urbano. Penso, dunque, che sia giusto mettere la questione dei quartieri popolari al centro dell’attenzione perché in diversi di essi (in particolare quelli gestiti da ALER) non siamo riusciti in questi anni a dare il segno del cambio netto che c’è stato, invece, per il resto della città.
A livello nazionale stiamo provando a rimettere in campo soldi per questo e incentivi fiscali per chi interviene sul degrado: per la prima volta, con l’ultima Legge di Stabilità, abbiamo introdotto la possibilità di usufruire dell’ecobonus anche per gli alloggi popolari, che consentono di recuperare oltre il 50% della cifra investita per ristrutturazioni energetiche degli edifici.
Ci sono alcuni quartieri in cui c’è davvero bisogno di lavorare molto per contrastare il degrado, perché il degrado produce poi insicurezza e illegalità. Ci sono, quindi, ancora sacche su cui bisogna intervenire.

Per quanto riguarda le zone, con la scelta di trasformarle in municipi, abbiamo scelto anche di delegare maggiori poteri ai territori su alcune questioni come la gestione e manutenzione del verde e dei giardini o l’edilizia scolastica, di spostare più vicino ai cittadini le sedi decisionali e le risorse economiche. Tutto questo, però, sta dentro al contesto della Città Metropolitana. C’è, quindi, il disegno di spostare sui municipi le competenze che riguardano più direttamente i cittadini e che possono essere affrontate in loco e di spostare sulla Città Metropolitana delle scelte politiche che vanno affrontate in quella dimensione (come ad esempio la questione del trasporto pubblico e la proposta del biglietto unico).
Anche sulle questioni ambientali, è evidente l’utilità del fatto che la Città Metropolitana possa diventare la sede decisiva perché avere un soggetto unico istituzionale che si occupa della pulizia del Seveso, controlli le fognature e il funzionamento del depuratore e, soprattutto, che verifichi gli scarichi industriali (cosa che Regione Lombardia non fa) o incida sulla gestione del verde e il governo dei parchi metropolitani consente di fare un salto qualitativo in più.
Per fare ciò, si toglie un po’ di potere agli attuali Comuni e si spostano le competenze là dove servono maggiormente.
A mio avviso questa è la strada che dobbiamo prendere e credo che ci sia la determinazione a farlo. Su questo aspetto, tra centrosinistra e centrodestra c’è una differenza enorme. Per la destra, la Città Metropolitana va abolita: per loro la città è solo dentro la cerchia dei navigli, non considerano l’interconnessione e visioni politiche che vadano oltre. Bisogna sapere, quindi, che un’eventuale vittoria del centrodestra oggi comporterebbe un passo indietro rispetto a ciò che abbiamo costruito con la Città Metropolitana e i municipi.
È importante, dunque, che chiariamo anche questo aspetto.
Ci saranno dei cittadini che avranno riferimenti più chiari sul Comune e meno sulle municipalità, quindi, dobbiamo valorizzare il progetto e portare avanti l’idea che vogliamo proseguire su questa strada mentre, se vincesse il centrodestra, questa strada verrebbe interrotta.
Il tema di fondo, però, sono sempre i cittadini perché se il trasporto pubblico funziona meglio, se il Seveso non esonda più e le sue acque sono pulite, se dal punto di vista infrastrutturale alcune funzioni non vengono concentrate solo dentro la città, si va ad incidere sulla vita quotidiana delle persone.
Così come se riusciamo a fare davvero lo Human Technopole nell’area Expo (insieme al Governo) - e potrebbe essere la prima cosa scelta e decisa nell’ambito metropolitano - realizzando, quindi, un polo attrattivo per il mondo. Milano, infatti, con Expo ha conquistato una credibilità internazionale che oggi va giocata sul futuro. Se riusciamo nella realizzazione dello Human Technopole, quindi, facciamo bene alla città e all’indotto, creiamo posti di lavoro e diamo un futuro a una città che è cresciuta molto e oggi deve investire sul futuro ciò che ha ottenuto in questi anni grazie ad Expo. Questo si ottiene facendo diventare Milano il marchio di alcune peculiarità: nel mondo devono sapere che qui si studiano determinate discipline e che c’è il polo più avanzato rispetto a una serie di cose che riguardano la qualità della vita delle persone (alimentazione, robotica, biotecnologie ecc.).
Questi temi, però, possono essere solo affrontati dentro ad un’idea di Città Metropolitana. L’area stessa di Expo comprende più Comuni e il progetto da realizzare copre ampi ambiti.


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