Bisogna investire sulla Sanità territoriale

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Intervento in Tv a 7Gold (video).

Il tema della medicina territoriale si è posto con grandissima forza nella sua drammaticità in questa pandemia. È evidente che c’è un rapporto stretto tra la capacità di mettere in campo servizi territoriali e la capacità di assistere e guarire le persone.
Dove, come in Lombardia, in anni precedenti si è fatta la scelta di dismettere la sanità territoriale, non è un caso che abbiamo avuto un tasso di mortalità più alto durante i momenti più drammatici dell’emergenza, all’inizio della pandemia. Tutte le Regioni possono essere misurate rispetto a questa capacità.
È evidente che adesso su questo aspetto bisogna investire. Questa deve essere una lezione. È chiaro che la Sanità territoriale deve essere ricostruita in tutto il Paese e deve essere potenziata.
Non è un caso se, sia nel Bilancio approvato a dicembre sia nei progetti del Recovery Plan, che utilizzeranno i fondi che l’Europa mette a disposizione per la ripartenza, una parte importante di risorse saranno utilizzate proprio per potenziare la medicina territoriale, la telemedicina e tutti gli strumenti che consentono di avere una Sanità più vicina alle persone e, quindi, più efficace.

Speriamo che da oggi, con l’attivazione del centro di prenotazione per i vaccini si cominci a superare un evidente impasse che in Lombardia c’è fin dall’inizio del piano vaccinale e ci porti a dare risposte chiare ai cittadini.
Ci sono alcune questioni assolutamente incomprensibili che vanno risolte.
Le persone a rischio, quelle che hanno patologie gravi o invalidanti anche se giovani, non sanno ancora cosa fare, sono ancora chiuse in casa senza alcuna prospettiva perché non si sa quando si potranno vaccinare e non si sa neanche qual è il canale a cui possono accedere per chiedere chiarimenti.
Vaccinare insieme moglie e marito magari con età diverse non è possibile perché anche se è più comodo per le persone potrebbe creare un problema nell’organizzazione. Il criterio dell’età andrà rispettato per evitare che ci siano prevaricazioni o altro.
In Lombardia ci sono due problemi che ci segnalano con grande evidenza.
Il primo problema riguarda le persone con disabilità e patologie gravi che non solo non sono state ancora vaccinate ma non sanno neanche come e quando ci riusciranno e a chi chiedere informazioni.
Un altro problema riguarda l’assurda scelta delle sedi di vaccinazione: ho ricevuto segnalazioni di persone del Nord Milano, come Niguarda, Bicocca o Cologno Monzese che devono andare a Pieve Emanuele a vaccinarsi mentre i residenti di Pieve Emanuele, come ha denunciato il sindaco, vengono mandati a Cremona.
È evidente che qualcosa non va.
100 sindaci dell’area metropolitana di Milano hanno scritto una lettera al Presidente della Regione per chiedere che su questa questione si faccia chiarezza e che si mettano anche i sindaci nelle condizioni di poter dare risposte ai cittadini.

 

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