No ai referendum sulla Giustizia

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Intervento svolto a Omnibus su La7.

Noi diciamo che la Giustizia ha bisogno di riforme perché dobbiamo dare risposte concrete ai cittadini. Penso che in questa Legislatura si siano fatte cose importanti da questo punto di vista, come la riforma del processo penale e la riforma del processo civile per dare più rapidità alla Giustizia, per fare in modo che sia gli imputati che le vittime debbano aspettare di meno per avere soddisfazione delle cause e fare più in fretta i processi; spostando anche fuori dal processo alcune cause.
Dei quesiti dei referendum ce ne sono due che sono assolutamente sbagliati e non condivisibili: quello che riguarda l’abrogazione delle misure cautelari e quello sull’abrogazione della legge Severino.
Il quesito sull’abrogazione delle misure cautelari è pericoloso perché elimina non solo la possibilità di comminare il carcere preventivo per il rischio di reiterazione del reato ma tutte le misure cautelari. Ad esempio, per gli stalker - che con il codice rosso recentemente approvato si prevedono misure cautelari rapide e possono essere dati braccialetto elettronico, obbligo di firma o altre misure - se passasse il quesito referendario non sarebbe previsto più nulla.
Allo stesso modo per altri reati, come le truffe seriali agli anziani.

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Non si parla, però, solo di custodia cautelare: il quesito dice che non si può più comminare nessuna sanzione che metta la vittima al riparo e, quindi, che dia sicurezza ai cittadini.
Lo spacciatore, anche di grandi quantità di droga e anche se c’è il rischio di reiterazione del reato, se passasse il referendum, non potrebbe più essere trattenuto in alcun modo, neanche agli arresti domiciliari o con l’obbligo di firma. Non ci sarebbe più, quindi, alcuna misura per mettere in sicurezza la collettività da soggetti che possono reiterare i reati.
Io penso che il problema oggi non sia solo l’abuso della custodia cautelare ma penso che ci sia un problema serio che riguarda il fatto che si continua a considerare il carcere come l’unico modo per espiare la pena.
In questo, la riforma del processo penale che è stata fatta incentiva molto la necessità di misure alternative al carcere, non solo gli arresti domiciliari ma la messa in prova, la semilibertà. Su questo si è lavorato in Parlamento e la riforma del processo penale ha fatto fare passi avanti da questo punto di vista.
Se dobbiamo fare una riforma sulle misure cautelari o sulla custodia cautelare la si faccia bene ma non si faccia un pasticcio che rischia di farci trovare il giorno dopo del referendum senza gli strumenti per mettere in sicurezza la collettività.

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Contesto l’idea per cui i referendum porterebbero alla riforma della Giustizia: non è così.
I referendum servono a procrastinare per molto tempo ancora lo scontro tra politica e magistratura, che si vuol continuare a far vivere invece che a fare le riforme. Cosa che, oltretutto, abbiamo già fatto in questa Legislatura.
La mia opinione è che quei referendum non servano. Non si fa così la riforma della Giustizia.
Non si risolve il problema della custodia cautelare preventiva togliendo le misure cautelari preventive a chi commette anche reati importanti.
Questo non fa la riforma della Giustizia ma mette in discussione il diritto alla sicurezza dei cittadini.
Non fa la riforma della Giustizia abolire in toto la Legge Severino.
Se passasse il quesito sulla Legge Severino, il giorno dopo al referendum, un mafioso condannato per reati di mafia potrebbe candidarsi a fare il sindaco o altro.
La Legge Severino è utile perché impedisce a queste persone di andare nelle istituzioni.
La norma in vigore andrebbe cambiata per il fatto che è sbagliato che un sindaco venga sospeso per una sentenza di condanna in primo grado mentre andrebbe corretta affinché si attendesse la sentenza definitiva. Noi abbiamo proposto dei correttivi in Parlamento.

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Questi sono i referendum dei 9 Consigli Regionali che li hanno proposti.
Noi abbiamo fatto una proposta di legge per togliere la sospensiva per i sindaci condannati in primo grado e aspettare ad applicare la Legge Severino alla condanna definitiva. Al tavolo della maggioranza ci è stato detto di no e, quindi, non ci sarebbero poi stati i voti per portare a termine la riforma. C’è una parte dell’attuale maggioranza in Parlamento che ha spiegato che la modifica alla Legge Severino non voleva farla in Parlamento perché voleva fare il referendum e, togliendo quello, si sarebbe ulteriormente allontanata la partecipazione al voto.
I sindaci sanno benissimo che questo è un problema che va corretto ma sanno anche che togliere la Legge Severino vuol dire mettere in discussione una figura come quella del sindaco, che deve essere al di sopra delle parti. Un sindaco non può essere un condannato per reati gravi.
Senza la Legge Severino ci si può candidare anche se condannati per molti reati gravi.
La Legge Severino interviene prima di arrivare dal magistrato.
In Commissione Antimafia sono stati fatti dei Protocolli sui criteri di incandidabilità: la politica un po’ di responsabilità se le deve prendere, deve arrivare prima della magistratura.

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