Non contrapporre il rispetto dei principi costituzionali alla lotta alla mafia

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La proposta della Meloni sull'ergastolo ostativo è irricevibile.
Per noi non devono essere contrapposti il rispetto dei principi costituzionali e la lotta alla mafia.
La stessa Corte Costituzionale invita il Parlamento a pensare a una nuova norma, che escluda la possibilità per i mafiosi condannati di tornare ad avere rapporti con le organizzazioni criminali, senza violare i principi costituzionali sulle finalità delle pene.
E' possibile farlo e il Parlamento deve impegnarsi per questo.
Meloni preferisce fare propaganda e addirittura prefigurare pericolose modifiche costituzionali, ma non è così che troveremo le soluzioni per continuare a combattere le mafie.


Interverremo per migliorare la situazione nelle carceri

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Intervento a Radio Radicale (video).

Credo che la situazione che c’è nelle carceri sia grave, anche dal punto di vista del sovraffollamento: la conoscevamo da tempo e abbiamo provato ad intervenire, anche guardando all’emergenza covid. Il fatto che tutte le Regioni stiano intervenendo per vaccinare i detenuti è importante, al di là delle prese di posizione di qualche esponente politico.
Abbiamo messo in campo una serie di misure in relazione all’emergenza covid, che vanno dalla possibilità di rimanere fuori dal carcere per chi ha permessi di lavoro o permessi premio alla possibilità di ottenere gli arresti domiciliari per chi ha ancora da scontare fino a 18 mesi di pena.
Se si riuscisse a confermare queste misure in una fase non emergenziale potrebbe essere utile.
Un’altra strada possibile è quella che avevamo già cercato di intraprendere con l’ultimo decreto con cui si è intervenuti sul carcere, a cui avevo presentato un emendamento per chiedere la possibilità di aumentare da 45 a 60 giorni ogni sei mesi lo sconto di pena per buona condotta.
Questo avrebbe prodotto la scarcerazione di molti detenuti. Su questo è nostra intenzione intervenire di nuovo, magari nel Decreto Aprile, in cui c’è una parte dedicata alla Giustizia.

Criminalità e Covid: la lotta alle mafie al tempo della pandemia

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Intervento all'incontro organizzato da La Svolta per gli Studenti, a cui hanno partecipato anche Pasquale Angelosanto (Comandante ROS), Renato Balduzzi (Costituzionalista), Roberto Tartaglia (Vicedirettore DAP) - video.

È importante il tema che è stato scelto per questa iniziativa.
Credo, infatti, che sia importante parlare di queste questioni.
Penso che una delle cose più importanti che ha fatto la Commissione Parlamentare Antimafia in questi anni, dal 2013 in poi, anche grazie alla collaborazione con Nando Dalla Chiesa, sia stato il fatto di studiare un fenomeno importantissimo come quello della ‘ndrangheta e arrivare a dire, nella Relazione Conclusiva dei lavori della scorsa Legislatura, che le mafie sono insediate in tutto il Paese, anche nel Nord e non si tratta soltanto un’infiltrazione, non è solo la mafia che viene a riciclare i frutti delle attività illecite dove ci sono i soldi e dove c’è la Borsa ma c’è qualcosa di più.

Accogliere i rilievi della Corte Costituzionale sull'ergestolo ostativo senza sacrificare la lotta alle mafie

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L'annunciata ordinanza della Corte Costituzionale sull'ergastolo ostativo si fonda su ragioni forti ma allo stesso tempo riconosce la necessità di intervenire per impedire che il rispetto di principi di civiltà giuridica indebolisca la lotta alla mafia e consenta la possibilità per i mafiosi condannati all'ergastolo e che non collaborano di poter rinsaldare il rapporto con le organizzazioni criminali.
La Corte dà ora al Parlamento la responsabilità di legiferare, entro un anno.
Vanno introdotte norme rigorose che impediscano a chi mantiene rapporti con le mafie sul territorio di godere dei benefici senza violare la Costituzione.
Serve riconoscere insieme la funzione riabilitativa della pena ma anche la pericolosità eversiva delle mafie.

Le mafie ai tempi della pandemia e del Recovery Plan

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Intervento al videoevento organizzato da Zona Dem a cui hanno partecipato anche Mimmo Bevacqua (Consigliere Regionale PD della Calabria) e Federico Cafiero De Raho (Procuratore Nazionale Antimafia).

Ringrazio il Procuratore De Raho per la partecipazione a questo incontro, per essere ancora in ufficio a tarda serata e per il lavoro che fa.
Il Procuratore ha illustrato bene quali sono i nodi e le questioni centrali che dobbiamo affrontare in questo momento per ridurre gli spazi della criminalità organizzata e sconfiggerla.
Il Procuratore De Raho, con la sua gentilezza, ha sfidato la politica a fare fino in fondo il suo dovere.
La magistratura, le forze dell’ordine fanno moltissimo per contrastare la criminalità organizzata e, da questo punto di vista, dobbiamo essere orgogliosi del nostro Paese. Abbiamo le mafie ma abbiamo anche capacità investigative e strumenti straordinari che il mondo ci invidia e andiamo nel mondo a spiegare come si combattono le mafie; portiamo nel mondo le norme e le scelte che qui ci hanno consentito di dare colpi durissimi alle mafie.

Dobbiamo saper gestire i soldi del Recovery Fund mettendo in campo le misure necessarie per impedire alla criminalità di approppriarsene

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La politica ha una grande responsabilità rispetto alla gestione delle risorse che arriveranno nel nostro Paese per combattere la crisi che abbiano di fronte. Io capisco le preoccupazioni del Procuratore De Raho.
Dobbiamo saper gestire i soldi del Recovery Fund mettendo in campo tutte le misure necessarie per evitare che di quelle risorse si impossessi la criminalità organizzata.
Per questo però dobbiamo uscire dalla assurda discussione che contrappone regole per garantire la legalità nella costruzione delle opere infrastrutturali alla velocità e urgenza di realizzarle.
L’idea che per fare in fretta sia necessario smantellare le norme che tutelano la legalità è sbagliata. La discussione sul codice degli appalti mi sembra assurda. Attenzione a lanciare un messaggio sbagliato: che si possono abbassare i livelli di tutela della legalità per realizzare opere più velocemente. La realtà è diversa: basta investire sulla professionalità delle centrali appaltanti, investire sulle banche dati, far funzionare meglio gli uffici delle prefetture che lavorano sulla certificazione.