Testimone di ingiustizia

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Intervento alla presentazione del libro “Testimone di ingiustizia” di Eugenio Arcidiacono (video).

Voglio fare, innanzitutto, alcune considerazioni sul libro “Testimone di ingiustizia”.
È un libro importante, scritto molto bene da Eugenio Arcidiacono, che si vede che ha appreso la materia durante questo lavoro e fa capire bene una serie di temi che espone.
È un libro anche molto duro perché racconta una storia molto dura e racconta quanto una vicenda abbia condizionato negativamente la vita una famiglia.
Questo libro è importante perché racconta che cos’è la ‘ndrangheta.
Molti imprenditori, purtroppo, sono abituati a pensare alla ‘ndrangheta come una sorta di organizzazione illegale che però in fondo non fa male a nessuno e dei cui servizi, nei momenti di difficoltà, si può anche usufruire.
Non è un mistero che la ‘ndrangheta in questi anni stia cercando di aggredire l’economia legale. Ci sono molte inchieste lombarde, venete, piemontesi in cui si vede che la ‘ndrangheta si sta proponendo come una società di servizi (come recupero crediti, finanziamenti) a molti imprenditori che li accettano.

Premiato il coraggio dei commercianti che hanno rotto il muro di omertà

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L'operazione coordinata dalla procura antimafia di Palermo che ha portato all'arresto di 20 esponenti del mandamento mafioso di Borgo Vecchio rappresenta un successo straordinario dello Stato e un salto di qualità nella lotta alla mafia in Sicilia.
Questo risultato è stato ottenuto soprattutto grazie al coraggio di molti commercianti che hanno rotto il muro di omertà che ha consentito alla mafia di controllare per anni le attività economiche e la stessa vita del quartiere.
Da loro arriva un messaggio forte che può e deve essere di esempio per tanti che subiscono in tutto il Paese il giogo dell'usura e del pizzo.
Sta alle istituzioni non lasciare soli, né oggi né in futuro, coloro che hanno denunciato e dimostrare che la fiducia data allo Stato è ben riposta.

Dopo l'inchiesta di Presa Diretta è sempre più urgente che Salvini spieghi

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Non bastavano i lingotti d’oro, i diamanti in Tanzania, il tesoro di Radio Padania finito agli amici di Salvini e le lauree fasulle in Albania.
Adesso nella Lega ci si riscoprirebbe anche agenti immobiliari: stando alla clamorosa inchiesta di “Presa Diretta”, parte dei fondi del partito, pari a 311.000 euro, sarebbe stata utilizzata per acquistare una villa in Sardegna.
Attenzione: tutto questo sarebbe avvenuto non ai tempi di Bossi ma nell’estate 2018, con Salvini segretario, Ministro dell’Interno e vicepremier.
In pratica, dopo aver incassato, tramite le donazioni del 2×1000, 1,5 milioni di euro dallo Stato, la Lega ne avrebbe girati 311.000 al fornitore Barachetti. Barachetti, a sua volta, avrebbe comprato la villa in Sardegna dall’imprenditore Marzio Carrara. Quest’ultimo, poi, avrebbe girato 1/3 della somma a una società di Alberto Di Rubba e Andrea Manzoni.
E chi sono Alberto Di Rubba e Andrea Manzoni? Gli ormai famosi commercialisti vicini alla Lega arrestati.
Un sistema che nemmeno le matrioske russe! Emerge un sistema opaco inaccettabile per il nostro sistema democratico. Inaccettabile per qualunque sistema democratico.
Salvini chiarisca. Perché in vicende come queste, serve la massima trasparenza.

Etica, legalità e giustizia per una nuova Italia

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Intervento ad un dibattito organizzato dal Dipartimento Legalità del PD Milano (video).

Ringrazio il magistrato Alessandra Dolci per il lavoro che fa e per la disponibilità.
Credo che, la prima consapevolezza che dobbiamo avere tutti è che la lotta alla mafia non può essere delegata alle Procure e alla Direzione Nazionale Antimafia. Abbiamo i migliori investigatori del mondo, abbiamo le migliori risorse ma non è sufficiente: abbiamo bisogno che il contrasto alla mafia diventi una priorità nell’agenda di tanti, innanzitutto della politica ma penso che serva anche uno sforzo di tutte le associazioni, soprattutto economiche, per affrontare questa questione.
Dobbiamo dire con grande chiarezza - e lo deve fare la politica - che ogni volta che si parla di condoni e di allentare i controlli sull’evasione fiscale si abbassa l’idea che la legalità è uno dei fondamenti di questo Paese, per questo chi si occupa di antimafia si arrabbia ogni volta: rischiamo di far apparire anche la mafia un fenomeno che in qualche modo sta dentro a una logica.