Cucine solari per Haiti

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Il progetto delle cucine solari per Haiti curato da AFNOnlus è molto importante e sono contento di poter dare un contributo ad iniziative che hanno questa concretezza.
Secondo lo Human Development Report dello UNDP, Haiti è il Paese più povero del continente americano e tra i più poveri dell'intero pianeta con circa l'80% di persone che vivono sotto la soglia di povertà. Ancora oggi, infatti, sono migliaia gli haitiani che non hanno accesso alle fonti tradizionali per l'energia e devono far fronte ai bisogni della vita quotidiana come possono.
Senza elettricità o gas anche cucinare si trasforma in un problema socio-sanitario cruciale: non solo le donne sono costrette ad allontanarsi per molte ore dalla propria famiglia alla ricerca di legna da ardere, ma la mancanza di legna secca le costringe ad utilizzare legna verde che, bruciata, produce fumi tossici nocivi per la salute. A queste criticità si aggiunge un'urgenza di carattere ecologico: il continuo ricorso alla legna ha come conseguenza un disboscamento incontrollato che ha portato la riduzione della copertura forestale al 3.6% del territorio incidendo negativamente sui cambiamenti climatici e favorendo la progressiva diminuzione dell'acqua a disposizione.
La cucina solare - proposta da AFN Onlus per Haiti e presentata a Cascina Triulza - funziona esclusivamente con l'energia solare, non ha bisogno né di elettricità né di combustibile, in quanto sfrutta la trasformazione dell'energia solare in calore tramite la concentrazione dei raggi del sole.
La cucina, infatti, è composta da una lente di 1mq che raccoglie i raggi solari e li concentra in un punto. Nel punto di concentrazione si trova il contenitore dei sali (di facile reperibilità e assolutamente non cancerogeni) e questi, visto l'elevato calore a cui vengono sottoposti, passano dallo stato solido a quello liquido, immagazzinando l'energia termica. I sali si comportano di fatto come una batteria: finché sono caldi (circa 300 gradi) rimangono allo stato liquido e quando si smette di scaldarli continuano a mantenere i 300 gradi per diverse ore.
Una tale cucina ha un ingombro relativamente contenuto e non è molto suscettibile agli agenti esterni, come ad esempio il vento e ha delle caratteristiche che la rendono unica: innanzitutto permette di cucinare sia di notte sia in una giornata poco soleggiata; inoltre, una volta raggiunta la temperatura di fusione, questa viene mantenuta garantendo il calore giusto per una buona cottura.
Come punto di partenza del progetto, sono state scelte le 20 scuole sostenute da AFNonlus a Mont- Organisé, una comunità rurale isolata sulle montagne del Nord-Est dell'arrondissement di Ouanaminthe: un ristretto microcosmo fotografia del macrocosmo haitiano. Destinatari principali dell'intervento saranno i 5.760 alunni delle scuole di AFNonlus a Mont-Organisé e le loro famiglie. Per la sua attuazione, il progetto prevede il coinvolgimento degli insegnanti, destinatari indiretti, che diventano i primi utilizzatori e conoscitori delle cucine solari. Dopo un periodo di formazione, questi si organizzeranno in comitati di formatori con l'obiettivo di trasmettere le conoscenze apprese alle famiglie presenti all'interno della collettività. A causa anche del forte analfabetismo (35% della popolazione), la maggioranza delle persone è rimasta ferma ad una sola economia di sussistenza e la speranza di avviarsi verso un possibile sviluppo è legata alla attivazione, almeno per i bambini, di un inizio di scolarizzazione che consenta in futuro l'apprendimento di un lavoro proficuo.
L'obiettivo generale del progetto è, quindi, quello di favorire il miglioramento delle condizioni di vita della popolazione di Mont-Organisé, rispondendo da un lato alle emergenze ambientali, agricole, alimentari e di approvvigionamento energetico e dall'altro creando i presupposti per favorire uno sviluppo della microimpresa nel settore delle tecnologie a impatto zero.
La Cascina Triulza è il luogo naturale per presentare questo progetto. Per la prima volta nella storia di Expo, infatti, oltre agli Stati, a Milano sono presenti anche le ONG e a loro abbiamo dedicato questo spazio. Come i Paesi espositori stanno presentando progetti che guardano al tema della tutela della biodiversità, alla sostenibilità ambientale, alla difesa dell’ambiente e al futuro all’interno dei loro padiglioni, lo stesso – ed è importante sottolinearlo – stanno facendo le ONG alla Cascina Triulza dimostrando che c’è un mondo che non fa riferimento ai governi ma che, ha in campo progetti e proposte importanti per dare una mano importante alla parte di popolazione mondiale che è più in difficoltà e che ha più bisogno.
Inoltre, trovo che il progetto delle cucine solari abbia in sé molti valori e, se sarà possibile aiutare, lo faremo.
Innanzitutto, questo è un progetto che ha un respiro lungo, che può cambiare in meglio e definitivamente le abitudini e i comportamenti della popolazione di Haiti per cui è stato pensato; non implica solo gli aspetti legati alle tecnologie. Questo progetto, sicuramente richiede tempo, ma può aiutare concretamente a costruire davvero il progresso di quel paese potrà davvero cambiare la situazione e incidere.
Fare una cosa come il cucinare - che per noi è così semplice - in alcune parti del mondo come Haiti, implica sprecare quel poco di risorse naturali che rimangono al Paese.
Allora ecco che questo progetto ha un grande valore sociale, in quanto indica che si può e si deve poter cucinare senza depauperare l’ambiente e impoverire ulteriormente un Paese che è già stato pesantemente colpito anche dal recente terremoto.
È un progetto che ha un valore ambientale perché usa l’energia pulita e che non costa. E, inoltre, è un progetto che non inquina.
Dentro a questo progetto, quindi, vi è un’idea di sviluppo.
Troppo spesso, in tanti Paesi vige l’idea che lo sviluppo sia una questione quantitativa e che per sviluppare un Paese si debba pagare il prezzo di depauperare il territorio e le sue energie ambientali o inquinare. La nostra concezione del progresso, di frequente, ha alla base l’idea del produrre di più e, di conseguenza, ridurre il patrimonio naturale.
Il progetto presentato da AFNOnlus, invece, punta a mantenere, garantire e valorizzare le risorse che hanno ad Haiti e spero che, successivamente, possa diffondersi anche in altri Paesi.
Si tratta anche di un’opportunità di lavoro. Oltre al progetto in sé, infatti, vi è l’idea di pensare di produrre queste cucine direttamente ad Haiti, utilizzando i materiali che ad Haiti ci sono (allestendo una linea di produzione e abbattendo i costi di importazione, spedizione) e questo è un modo per costruire un pezzettino di economia e opportunità di lavoro in quel Paese. Magari, in futuro, quando il tutto sarà avviato e rodato, Haiti potrà esportare queste cucine e queste tecnologie anche in un altri Paesi in cui si riterrà opportuno farlo.
Nel progetto delle cucine solari vi è un’esperienza fatta di ricerca tecnologia e innovazione che finalmente viene messa totalmente a disposizione non del guadagno o del profitto ma di un’iniziativa meritoria che è sostenibile da ogni punto di vista.
Non c’è nessuna volontà pubblicitaria o scopo che possa portare domani un profitto a chi ha costruito la tecnologia necessaria alla realizzazione di questo progetto e credo che questa sia un’altra cosa importante che va a merito di chi ha progettato queste cucine e di chi porterà avanti il tutto nei prossimi anni e, se possiamo aiutare, ci saremo.


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