Bonus 110% del Decreto Rilancio e le opportunità che ne derivano

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Intervento alla videoconferenza organizzata dalla Fondazione Quercioli e dalla Cooperativa Abitanti di Settimo Milanese (video).

Al momento attuale, lo scenario è in evoluzione, non tanto sul tema del superbonus del 110%, che è già definito, ma rispetto alla questione della rigenerazione urbana e agli interventi sulle città, per cui siamo in una situazione in itinere.
Ci sono molte proposte e molte ipotesi di lavoro anche concrete.
È evidente che ormai il tema della rigenerazione urbana è diventato fondamentale.
Nel frattempo, su questo fronte, ci sono già due strumenti attivi.
Il primo è appunto il superbonus del 110%: è stato approvato dal Parlamento sulla base di un decreto del Governo, che ha messo in campo questa misura anticiclica. Il fatto di garantire una detrazione del 110% rispetto a quello che si spende per il recupero del patrimonio edilizio, la messa in sicurezza degli edifici e l’efficientamento energetico, ovviamente, corrisponde all’idea di creare una misura che serva a far ripartire un pezzo dell’economia nazionale. La norma, infatti, coinvolge un settore importante come quello dell’edilizia ma non solo, perché quando parliamo dell’efficientamento energetico e in particolare parliamo della sostituzione dei sistemi di riscaldamento, dell’utilizzo di energie alternative e rinnovabili e di cose che coinvolgono una serie di aziende e un indotto che si fonda sulla ricerca, sulla tecnologia e sull’innovazione.

Rigenerazione Urbana significa: alleanza, strumenti e risorse per promuovere cambiamento

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Intervento all'incontro "Rigenerazione Urbana significa: alleanza, strumenti e risorse per promuovere cambiamento" (video).

Conosco bene le vicende di Via Gola, su cui ho presentato anche delle interrogazioni parlamentari.
Nel corso dell’incontro si è parlato anche di Via Quarti e mi è venuto in mente che me ne ero occupato quando ero consigliere comunale a Milano, quindi, circa 25 anni fa e c’erano già le condizioni disastrose che persistono ancora oggi. In tutti questi anni, in Via Quarti non è cambiato niente per questo capisco quando si dice che i tavoli di lavoro non possono più essere la risposta; perché c’è un’urgenza di fare le cose e accelerare i processi anche se è difficile. Sicuramente la responsabilità della situazione non va cercata solo in ALER ma bisogna capire che c’è un’urgenza. È vero che bisogna uscire dalla logica dell’emergenza ma ormai c’è urgenza di affrontare queste situazioni, perché vicende come queste non si possono trascinare, in quanto ne va della credibilità delle istituzioni, della credibilità della democrazia e dell’impegno di tanti cittadini che provano a cambiare la loro condizione e, se non trovano risposta, poi ci mandano a quel Paese.

Una regola giusta sugli affitti brevi

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Il mio emendamento al Decreto Agosto approvato in Commissione Bilancio al Senato in materia di affitti brevi va nel senso giusto. Confido che il testo sia confermato dall’esame dell’Aula del Senato e dalla Camera.
Non si può lasciare senza regole un settore che sta cambiando volto alle città a scapito dell'affitto con durate ordinarie, transitorie o per studenti, che è la naturale destinazione d’uso abitativa. 
L'incomprensibile vantaggio fiscale della cedolare secca introdotto senza limiti e regole viene giustamente rimosso per chi utilizza oltre 3 immobili a questa finalità, con indubbie caratteristiche di investimento ed uso che richiama quelli commerciali.
Ora serve anche una normativa più organica che consenta a Regioni e Comuni di disciplinare il settore che ha implicazioni urbanistiche, in particolare per la tutela degli assetti dei centri storici, e legate al turismo del tutto preminenti e non può essere affidato al solo Codice Civile ed alla sua disciplina della locazione.

Testo dell'emendamento approvato:

A.S. 1925

Em. 77.62 (testo 3)

Casa e politiche abitative

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Intervento svolto all'incontro organizzato da Scenari Immobiliari (video).

Oggettivamente, dopo la legge sull’emergenza abitativa del 2015 che ha introdotto una serie di elementi innovativi si è fatto troppo poco sulla casa, a fronte di un bisogno abitativo che cresce e fa fatica a trovare risposte soprattutto per chi ha redditi medio-bassi ma ormai fa fatica a trovare una risposta al bisogno abitativo anche il lavoratore dipendente. Il vecchio modello per cui il lavoratore, che sta tanti anni nello stesso posto di lavoro, si compra una casa lì vicino facendo il mutuo, oggi non regge più.
Bisogna probabilmente fare un ragionamento - e abbiamo provato a farlo - come è stato fatto anche in altri Paesi in Europa, tenendo conto anche dei cambiamenti del mercato del lavoro. Bisogna, quindi, spostare sull’affitto molte delle politiche abitative.
Recentemente, il Ministro De Micheli ha trovato un miliardo di stanziamenti residui e sta provando a costruire un piano di interventi sull’edilizia abitativa, tenendo conto di due cose: innanzitutto che la materia resta una competenza regionale; secondariamente che su questa questione non si può intervenire con vecchi modelli. Se penso ai ceti più deboli non credo che il modello a cui fare riferimento possa essere ancora quello dei quartieri popolari che si sono trasformati negli anni in ghetti e in cui anche la qualità della vita è totalmente insufficiente.