La Commissione Antimafia è stata snaturata

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Quanto accaduto sulla lista degli impresentabili mette in discussione il ruolo che ha la Commissione Antimafia: bisogna avviare una riflessione. Le preoccupazioni che avevamo all'inizio di questo percorso si sono materializzate. La Commissione antimafia non può avere un ruolo politico ma deve averlo istituzionale, altrimenti ne snaturiamo la funzione. Purtroppo è successo proprio questo.
La Commissione è fatta per fare alcune cose, non le competeva una valutazione sulle candidature, si è fatto questo lavoro ed è evidente che è stata percepita come qualcosa di parte che ha esorbitato dai propri confini e dai propri limiti: su questo bisognerà discutere. Ci confronteremo, innanzitutto nel gruppo del Pd. A chi chiede se è possibile una sfiducia della presidente Bindi, bisogna sapere che non esiste la forma giuridica. Non credo che la vicenda della lista da sola abbia influenzato il voto e fortunatamente non ha influenzato quello in Campania, ma il gruppo del Pd dovrà riunirsi e riflettere.
Tutti devono prendere atto che i fatti dicono che la Commissione antimafia ha assunto un ruolo ed è stata vissuta come istituzione che ha superato i propri confini su questi compiti, è stata percezione diffusa e bisogna domandarsi il perché. 

Relazione sui beni confiscati della Commissione Antimafia

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La Commissione Antimafia ha approvato all'unanimità una relazione sulle prospettive di riforma del sistema di gestione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, un atto importante su cui diamo un giudizio molto positivo.
E' sempre più chiaro che a fronte degli importanti successi ottenuti dalla lotta alle mafie, siamo in presenza di una criminalità organizzata capace di sfruttare gli enormi capitali guadagnati con le attività criminali per infiltrarsi nella economia e nella politica, condizionando la stessa democrazia e convivenza civile. Si tratta di una grande questione nazionale che richiede, da parte dello Stato, di migliorare le norme per rendere sempre più efficace la capacità di contrasto alla criminalità organizzata. Le prime proposte di modifica della normativa, che riguardano le norme sulla confisca dei beni dei mafiosi, sono importanti e possono concretamente risolvere molti dei problemi che in queste settimane la commissione ha evidenziato. La riforma dell'agenzia e della gestione dei beni dopo il sequestro, per tutelarne il valore e garantire meglio il loro utilizzo per fini pubblici, sociali e civili, sono norme che ora vanno esaminate, discusse e approvate al più presto in Parlamento.

Intervento in Commissione Antimafia durante l'audizione del Ministro della Giustizia

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Faccio solo una premessa: mi pare che, dalle cose che ha detto il Ministro della Giustizia, ci sia una grande condivisione delle priorità che anche noi come Commissione Antimafia abbiamo definito, sulla base dell’esperienza fatta, al fine di modificare la normativa e mettere in campo nuovi interventi per contrastare la criminalità organizzata.
Vorrei, comunque, porre tre questioni veloci: la prima riguarda i beni confiscati. Il Ministro ha visto il lavoro svolto dalla Commissione Antimafia per cui non lo riprendo, però, credo che sul tema della salvaguardia dei posti di lavoro nelle aziende confiscate ci sia da fare un ragionamento molto serio e che il problema vada affrontato prioritariamente. Credo, infatti, che il tema della modifica dell’Agenzia che deve gestire i beni confiscati, della modifica della normativa e, in particolare, della distinzione tra sequestro e confisca e anche il diverso ruolo che devono avere l’Agenzia e la Magistratura sia fondamentale e lo abbiamo posto perché altrimenti è come se lasciassimo le cose a metà: confischiamo i beni ma poi non li restituiamo alla collettività e, invece, quest’ultima cosa è fondamentale.

I primi sei mesi di lavoro della Commissione Antimafia: prime analisi e proposte

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Credo sia utile raccontare ciò che è stato fatto in questi primi sei mesi di attività della Commissione Antimafia, soffermandomi un po’ di più sul lavoro inerente le questioni della mafia al Nord, che sarà riassunto in un documento che rappresenta il Primo Rapporto sulle infiltrazioni mafiose al Nord, stilato con la consulenza di Nando Dalla Chiesa e dell’Università di Milano e che sarà presentato a Torino nelle prossime settimane.
Innanzitutto, queste iniziative servono a dare il senso della pericolosità, dell’urgenza e dell’attualità della questione della mafia e, soprattutto, della ‘ndrangheta al Nord, dove tra la percezione e la reale presenza della criminalità organizzata c’è una grande sproporzione.
Le inchieste e i dati che abbiamo raccolto fino ad ora, infatti, hanno mostrato una presenza molto forte della criminalità organizzata al Nord ma l’opinione pubblica non ha questa percezione.