Sul tema delle liste pulite, dall'Antimafia è stato dato un messaggio importante

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Credo che la Commissione Antimafia abbia fatto un lavoro importante sul tema delle candidature, che dà un messaggio di speranza: restano i problemi ma il fatto che su Liguria, Umbria e Veneto il lavoro sia finito e non ci siano riscontri di candidati "impresentabili" è positivo e dimostra la volontà della Commissione di fare chiarezza.
Sapevamo che questo era un lavoro difficile, i tempi erano stretti e non ci sono strumenti efficaci per valutare le strade giudiziarie delle persone. Lavoriamo per completare lavoro venerdì. Si è fatto quel che si poteva fare nelle condizioni date il segnale è importante. Non è compito dell'antimafia fare queste valutazioni, sono i partiti che devono selezionare le candidature. Forse bisogna anche riflettere se siano sufficienti le 48 ore date alle Commissioni elettorali per valutare le liste: traiamo insegnamento da questa vicenda.
Sbagliata, inoltre, la ridda di indiscrezioni e la mancanza di riservatezza che ha caratterizzato questa vicenda in questi giorni.

Il lavoro della Direzione Investigativa Antimafia

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Intervento in Commissione Parlamentare Antimafia durante l'audizione del Direttore della Direzione Investigativa Antimafia, Nunzio Antonio Ferla (Video della Commissione).

Ringrazio la Direzione Investigativa Antimafia per il lavoro importante che sta svolgendo e anche per il riconoscimento che ha dato al lavoro della Commissione Parlamentare Antimafia perché credo che le scelte che sono state fatte durante il semestre europeo, rispetto alla diffusione all’ambito europeo dei dati utili per fare le inchieste sia una cosa per cui ci siamo battuti ed è contenuta nel documento della Sotto-Commissione presieduta da Laura Garavini e, quindi, credo che sia un risultato importante. Rimango sul tema delle banche dati perché vorrei sapere dal Direttore della DIA a che punto siamo rispetto alle banche dati italiane cosa si può mettere in campo per consentire di migliorare.
La DIA si occupa ed è coinvolta continuamente nella definizione delle white list e della certificazione antimafia. Abbiamo rilevato più volte – attraverso le audizioni svolte in Commissione - che c’è ancora un limite rispetto al funzionamento e all’estensione della rete e della costruzione di un sistema informatico adatto per far rilevare in fretta i dati utili. Cosa che abbiamo verificato, ad esempio, anche rispetto a tutta la gestione dei beni confiscati.

Le vicende delle cooperative affrontate in antimafia

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Intervento in Commissione Antimafia durante l'audizione di Mauro Lusetti (Presidente Nazionale di Legacoop).

Il Presidente di Legacoop Lusetti ha detto molte cose importanti nel corso dell’audizione in Commissione Antimafia.
Sono convinto che il patrimonio della cooperazione in Italia sia importantissimo per i valori che porta e che servono al nostro Paese e per il ruolo che svolge la cooperazione. Su molte questioni, infatti, la cooperazione ha saputo dare risposte anche sociali che, purtroppo, tanti governi non hanno saputo dare (penso ad esempio alla proprietà indivisa e al ruolo che ha avuto nel momento in cui c’è stata l’esplosione dei costi degli affitti delle abitazioni).
Anche per questo ritengo che la discussione vada affrontata fino in fondo e occorra essere espliciti. La cooperazione non è tutta uguale, ci sono cooperative che hanno saputo svolgere una funzione positiva, come ad esempio quelle che hanno firmato i contratti per chi lavora nei servizi pubblici (e non sono molte). Sappiamo poi che la cooperazione è anche un modo per garantire alle imprese la possibilità di pagare meno e tutelare meno i dipendenti.

Con la Commissione Antimafia a Como

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Con la Commissione Antimafia a Como, abbiamo incontrato la Prefettura e la Procura della Repubblica per comprendere le loro valutazioni sulle inchieste in corso e sulla consistenza dell’insediamento della ‘ndrangheta in questo territorio.
Abbiamo trovato una Procura e una Prefettura molto attente ai fenomeni ma, comunque, ci hanno illustrato una situazione oggettivamente preoccupante sull’insediamento della ‘ndrangheta nell’economia di questo territorio, anche grazie alla capacità di costruire relazioni con la politica ma, soprattutto, con l’impresa che si sono consolidate principalmente in quest’ultimo periodo (perché la crisi economica ha portato addirittura le imprese a cercare i criminali, come testimoniano le inchieste). Credo, quindi, che ci debba essere un giusto allarme e un’attenzione a tutti i reati spia e un presidio rispetto alle grandi opere e agli appalti pubblici (in particolare alla Pedemontana).
Su questo fronte si sta lavorando, tuttavia serve avvertire di più l’opinione pubblica rispetto ai rischi che si corrono.
La ‘ndrangheta ha ormai una modalità operativa per cui si sta infiltrando e addirittura insediando nei piccoli Comuni dove è più difficile vederla e si insedia nell’economia legale, condizionando le imprese e le attività economiche e, ovviamente, questo è un rischio perché un’economia che viene in qualche modo inquinata dalla ‘ndrangheta e dalla criminalità organizzata, è un’economia che mette in discussione anche la democrazia e, a mio avviso, su questo problema occorre alzare l’attenzione nell’opinione pubblica.