Parlateci della mafia a Latina

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Intervento alla Conferenza Stampa del PD sull’inchiesta Alba Pontina (video).

Grazie a Claudio Moscardelli per il lavoro che ha fatto in questi anni su questo fronte, anche di sollecitazione rispetto all’impegno e all’attenzione del partito e dell’antimafia sulla vicenda di Latina e dell’inchiesta “Alba Pontina”.
Grazie a Bruno Astorre che ha promosso la conferenza stampa.
Ci stiamo occupando di questa vicenda da qualche anno e il quadro che è emerso e che emerge ancora di più oggi, durante il processo, anche dalle dichiarazioni dei pentiti, è un quadro inquietante al di là dei rapporti con la politica perché parla di una criminalità che si è insediata sul territorio, di una criminalità che è stata riconosciuta già dagli organi giudicanti come criminalità organizzata e associazione di stampo mafioso.
È una criminalità di cui colpiscono due dati: innanzitutto l’invasività, nel senso che dall’inchiesta emerge una capacità di condizionamento di ordini professionali, esercizi commerciali, intimidazione ai giornalisti; secondariamente che tutto questo è stato fatto con una violenza e una capacità di intimidazione inusitata anche a detta degli stessi magistrati.
Questo è il quadro davvero pesante che è emerso grazie ai magistrati, rispetto a cui una grande parte della politica ha voltato la faccia dall’altra parte in questi anni. Chi ha governato quell’area non ha fatto la lotta alla mafia e non ha tratto le conseguenze di quel quadro.
Noi oggi siamo di fronte alle dichiarazioni che vengono fatte dai pentiti a processo e che si trovano nei verbali della Procura, da cui si stanno togliendo gli omissis, che raccontano di un rapporto malato tra la mafia e la politica in quel territorio.
Il fatto del voto di scambio, i servizi dedicati alla campagna elettorale, accompagnamento al voto, vendita di pacchetti di voti: di questo si parla nell’inchiesta.
Noi pensiamo che di fronte a questo il silenzio che c’è stato e che continua ad esserci diventa assordante.
Non è pensabile che di fronte al quadro che si sta definendo, da una parte si ritenga che questa vicenda sia marginale in quanto riguardante qualche provincia del Paese e dall’altra parte si possa pensare che la lotta alla mafia si faccia solo facendo proclami o testimonianze ma poi quando c’è concretamente da intervenire sui territori, dove il problema, come qui, è emerso in maniera molto significativa, si può non fare niente.
Non è mai un segnale positivo il fatto che la politica, di fronte a ciò che le inchieste della magistratura hanno disvelato rispetto alla capacità di condizionamento delle organizzazioni criminali a Latina, stia in silenzio, non alzi dei muri, non metta in campo degli strumenti di contrasto.
È evidente che il quadro che sta emergendo non è un quadro che può essere definito solo locale, sia perché Latina è un capoluogo importante del Lazio ma anche per i coinvolgimenti della politica.
Nelle dichiarazioni dei pentiti sono coinvolte figure di primo piano di Fratelli d’Italia e, soprattutto, della Lega: si va dal capogruppo in Regione Lazio fino ad un parlamentare europeo che vengono accusati di aver preso voti che sono stati garantiti da organizzazioni criminali.
Non è una vicenda locale perché penso che il modo in cui si reagisce di fronte a queste cose, anche davanti a queste notizie di reati che poi andranno confermate, la dice lunga su come si fa la lotta alla mafia e su che idea si ha della necessità che le istituzioni e la politica combattano la mafia.
Per questo, noi abbiamo attivato nuovamente la Commissione Parlamentare Antimafia e a fine mese audiremo il procuratore Prestipino per iniziare un’indagine proprio sul tema del rapporto mafia-politica a Latina, per come sta emergendo o emergerà, perché questo è il compito che ha la Commissione Antimafia.
Voglio dire, però, con grande chiarezza che la lotta alla mafia si fa sempre e non si fa con gli annunci o dicendo che “la mafia fa schifo” ma si fa con azioni concrete.
Siccome in questi giorni, di fronte a queste notizie abbiamo assistito a un silenzio imbarazzato e imbarazzante, anche da parte di chi è abituato a twittare e a comunicare via social network su qualunque argomento, questa vicenda diventa per noi anche dal valore nazionale perché chi si candida a governare il Paese non può essere ambiguo sulla questione della lotta alla mafia e, quindi, ci aspettiamo di sentire quali sono le opinioni e le iniziative che intendono prendere i partiti di appartenenza delle persone che sono state coinvolte dai pentiti in questa vicenda.


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