Nelle audizioni sulla legge Zan viene narrato un Paese inesistente

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Oggi, ore 13 nuova sessione delle audizioni sul disegno di legge Zan.
Abbiamo ascoltato 5 “esperti”, tutti rigorosamente contro il disegno di legge. Legittimo, anche se le scelte operate dal Presidente tradiscono la sua palese volontà di contrastare il disegno di legge approvato alla Camera dei Deputati. Meno accettabile è la dichiarazione dell’avvocato che a un certo punto prende atto della unanimità dei 5 auditi per proporre loro in piena audizione di organizzarsi politicamente per contrastare l’approvazione della legge e l’imperante cultura prodotta dalla lobby Lgbt. Ancora più imbarazzanti ho trovato le affermazioni di chi ha segnalato come l’omosessualità sia di ostacolo allo sviluppo sostenibile e alla transizione ecologica visto che non possono fare figli.
Oltre a ciò sarebbe meglio se i “diversi” nascondessero la propria sessualità senza la necessità di esibirla e chiedere diritti che non gli spettano. D’altra parte anche il Vicedirettore della Verità aveva sottolineato il peso della lobby gay che si organizza per garantire al mondo lgbt di poter lavorare e rivendicare i propri diritti.
E che tristezza ascoltare due femministe assecondare l’idea che trans e omosessuali vogliono imporre le proprie scelte agli altri e si organizzano per questo e per alimentare una propria economia.
Il merito della legge Zan è sparito dalla discussione. Nessuno si è preoccupato di spiegare come si potrebbero meglio evitare violenze e discriminazioni omotransfobiche e che l’impegno prioritario dovrebbe essere per questo, né ci si è soffermati sulla necessità di far crescere la cultura delle differenze. Anzi, in questo processo alle intenzioni vale tutto. Anche l’“utero in affitto” che, comunque, secondo loro sarebbe sdoganato con la legge Zan, mentre in realtà nulla ha a che fare direttamente o indirettamente col testo.
Abbiamo scoperto un Paese che non conoscevamo pieno di genitori che danno gli ormoni ai figli, scuole e centri in cui si promuoverebbe la transizione, in cui la comunità lgbt assoggetta e discrimina chi non ci sta, in cui si cambia sesso ai bambini, in cui si inizia la transizione per poter andare nelle carceri femminili o per fare sport con le ragazze, come se non ci fossero regole.
Un Paese in cui questi fenomeni sarebbero così, “a sensazione”, fortemente in aumento.
Io continuo invece a vedere un Paese in cui due persone dello stesso sesso che si amano sono vittime di violenza e discriminati così come i trans e tante donne per il fatto stesso di essere sé stessi.
Serve una legge contro tutto ciò e che faccia crescere la cultura del rispetto delle differenze, non certo una discussione che mette chi è diverso sul banco degli imputati come portatore di valori negativi e protagonista di una transizione transumana.


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