Fiducia nella magistratura di sorveglianza

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La magistratura di sorveglianza merita piena considerazione e sostegno per il delicato e importante ruolo che svolge, confermato anche in queste settimane nelle quali ha contribuito - con l'applicazione equilibrata di norme di legge - a diminuire il drammatico sovraffollamento delle carceri italiane. Per questo sarebbe sbagliato ogni tentativo di delegittimarla.
Per quanto riguarda invece il tema dei detenuti colpevoli di gravissimi reati associativi, detenuti in regime di alta sicurezza e 41 bis (esclusi categoricamente dal recente decreto governativo contro il sovraffollamento) va detto che la gestione da parte del Dap del monitoraggio di tutti i carcerati ultra settantenni gravemente malati è stata gestita in modo sbagliato, fornendo- al di là del giusto fine del monitoraggio - anche pretesti a boss mafiosi di presentare infondate domande per i domiciliari, che è giusto siano state e siano respinte.
Sui singoli casi per i quali invece sono stati disposti i domiciliari, è giusto che siano stati accesi fari, che ci siano approfondimenti, che si verifichi perché in alcune regioni non ci sia stata la possibilità di curare adeguatamente, ma in regime di assoluto isolamento e senza contatti con le mafie e le cosche di provenienza, detenuti realmente e gravemente a rischio vita.
E approfondimenti su ritardi - di cui si è letto sui giornali - dello stesso Dap circa le richieste dei magistrati di sorveglianza di indicare soluzioni strutturali adeguate.
Per il resto è giusto che tutto lo Stato dia forti segnali di non allentare minimamente l'impegno contro le mafie, anche in presenza di nuovi e gravi rischi di penetrazioni di queste con capitali illeciti e ingenti risorse finanziarie - a tassi usurari - verso imprese e cittadini colpiti dalla crisi sociale ed economica che la pandemia ha causato.

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