Relatore del Decreto "Cura Italia" in Commisione Giustizia

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Relatore del DDl A.S. 1766 Conversione in legge del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, recante misure di potenziamento del Servizio sanitario nazionale e di sostegno economico per famiglie, lavoratori e imprese connesse all'emergenza epidemiologica da COVID-19.

Schema di parere proposto alla Commissione:

"La Commissione, esaminato il provvedimento in titolo, premesso che:

l'articolo 6 introduce, fino al 31 luglio, ovvero fino al termine successivo di proroga della durata dello stato di emergenza, un potere di requisizione da parte del Capo della protezione civile di presidi sanitari e medico chirurgici e di beni mobili di qualsiasi genere da soggetti pubblici o privati. Tale potere è attribuito anche al Prefetto per quanto concerne le strutture alberghiere, ovvero altri immobili aventi analoghe caratteristiche di idoneità, per ospitarvi le persone in sorveglianza sanitaria e isolamento fiduciario;

l’articolo 83 detta disposizioni urgenti volte a contenere gli effetti negativi derivanti dall’emergenza epidemiologica in rapporto allo svolgimento delle attività giudiziarie civili e penali e relativamente ai procedimenti incardinati nelle commissioni tributarie e relativi alla magistratura militare. Rispetto alla formulazione del decreto-legge n. 11 del 2020, in vigore dal 9 fino al 17 marzo, il suddetto articolo chiarisce che la sospensione dei termini vale per tutti i procedimenti civili e penali e non solo di quelli "pendenti" che fossero stati oggetto di un rinvio delle udienze. Il provvedimento detta, inoltre, una disciplina specifica relativa ai c.d. termini "a ritroso", assente nel precedente procedimento d’urgenza, dissipando qualsivoglia dubbio interpretativo; al fine di diminuire al minimo il rischio epidemiologico, si valuti l'opportunità di consentire al giudice, secondo il suo prudente apprezzamento, di favorire al massimo l'estensione della partecipazione da remoto alle udienze di tutte le parti processuali, sia nei procedimenti civili che penali;

gli articoli 84 e 85, similmente a quanto concerne l'articolo 83, dispongono il rinvio delle udienze pubbliche e camerali a data successiva al 15 aprile 2020 nonché misure regolative di matrice organizzativa;

l'articolo 86 autorizza la spesa 20 milioni di euro nell’anno 2020, volti al ripristino della funzionalità degli istituti penitenziari danneggiati a causa delle rivolte dei detenuti svoltesi nel corso del mese di marzo;

l'articolo 119 autorizza la concessione di un contributo economico mensile, nel limite di spesa complessivo di 9,72 milioni di euro per l'anno 2020, di valore pari a 600 euro, per un massimo di 3 mesi, a favore dei magistrati onorari, a fronte della sospensione delle udienze, dei termini e delle attività processuali disposta ai sensi dell’art. 83; il contributo in esame, si inserisce nell’ambito delle analoghe misure di sostegno adottate a favore dei lavoratori autonomi;

l'articolo 123 prevede - per un ambito temporale di tre mesi - che la pena detentiva non superiore a 18 mesi, anche se costituente parte residua di maggiore pena, sia eseguita presso il domicilio,o presso altro luogo pubblico o privato di cura, assistenza e accoglienza, ampliando il novero delle eccezioni previste dalla disciplina vigente ovvero dalla legge 199 del 2010. Inoltre, in coerenza con quanto disposto dal DPCM 8 marzo 2020 - art 2, co. 1, lettera u) e in relazione al pericolo epidemiologico, dispone delle misure più snelle per il conseguimento della misura alternativa. Tale disposizione, inoltre, prevede che l'esecuzione domiciliare debba essere applicata, previo consenso del soggetto, mediante la procedura di controllo grazie a mezzi elettronici o altri strumenti resi disponibili per i singoli istituti penitenziari. Tale misura si distingue dalla detenzione domiciliare ordinaria - di cui all'articolo 47-ter O.P. - per molteplici aspetti dai quali si evince la natura emergenziale del provvedimento in questione; infatti la durata della pena da eseguire è difforme - diciotto mesi a fronte dei due o quattro anni -; vi è una diversità di procedura; sono differenti i presupposti necessari per l'accesso all'istituto e vi è una esclusione di operatività nei confronti dei soggetti che abbiano un residuo di pena inferiore ai sei mesi ovvero ai soggetti minorenni;

l'articolo 124 consente l’estensione temporale, fino al 30 giugno 2020, delle licenze concesse ai detenuti ammessi al regime di semilibertà e ciò anche in deroga alla durata massima complessiva annua, ordinariamente stabilita in 45 giorni dall’art. 52, primo comma, della legge 26 luglio 1975, n. 354, e quindi prescindendo dai giorni di licenza già goduti. La norma in questione fa salvi i doveri cui il condannato in regime di semilibertà deve attenersi ai fini del mantenimento della misura;

considerato che:

l'articolo 85 prende le mosse da due ordini di ragioni: in primis dall'esigenza di sospendere, ulteriormente rispetto a quanto disposto dal precedente intervento normativo emergenziale, tutte le attività processuali fino al 15 aprile allo scopo di eliminare le forme di contatto personale che favoriscono il propagarsi dell'epidemia e inoltre di marginalizzare gli effetti negativi della sospensione delle attività processuali sui diritti delle parti, attraverso la previsione che determina in capo ai vertici degli uffici giudiziari, dal 16 aprile fino al 30 giugno, di concerto con l'autorità sanitaria regionale, la facoltà di poter assumere le misure organizzative idonee allo svolgimento delle attività giudiziarie. La norma riprende quanto disposto dagli articoli 1 e 2 del decreto-legge 11 del 2020, e su di essa interviene, da un lato, chiarendone la portata normativa e dall'altro eliminando qualsivoglia dubbio interpretativo e prassi applicative elusive della previsione. Il comma 2 sostituisce il riferimento ai «procedimenti indicati al comma 1» dell'articolo 1 del decreto-legge n. 11 del 2020, con quello ai «procedimenti civili e penali», in modo da chiarire ed al contempo estendere la previsione originaria. In riferimento alla «pendenza» dei giudizil'articolo in questione chiarisce che, ferme le eccezioni previste, la sospensione dei termini investe qualsiasi atto del procedimento e non si limita meramente al momento del processo.Sempre per quanto concerne il comma 2, questo, modifica l'originario impianto dell'articolo 1 del decreto-legge n. 11 del 2020, risolvendo i problemi interpretativi connessi al computo dei termini «a ritroso», basandosi su di un meccanismo che ricalca quello del terzo comma dell'articolo 164 del codice di procedura civile. Prendendo sempre in relazione le modifiche migliorative del presente articolo in relazione alle precedenti decretazioni d'urgenza, relativamente alla materia penale si interviene specificando al comma 9, rispetto a quanto previsto dal decreto-legge n. 11 del 2020, che la sospensione dei termini di durata massima delle misure cautelari, nel caso di rinvio delle udienze ai sensi del comma 7, opera anche per quelle diverse dalla custodia cautelare, per il tempo in cui il procedimento è rinviato;

considerato ancora che:

le misure previste all'articolo sopra analizzato sono suscettibili di determinare conseguenze economiche rilevanti a danno dei magistrati onorari in servizio alla data di entrata in vigore del presente decreto, è stata prevista, all'articolo 119, la concessione di un contributo commisurato all’effettivo periodo di sospensione delle attività processuali in linea con quanto disposto a favore dei lavoratori autonomi. Si ricorda che sono in corso di esame in commissione in sede referente diversi disegni di legge volti a modificare la normativa contenuta nel decreto legislativo 13 luglio 2017, n. 116, concernente la magistratura onoraria. Sarà sicuramente quella la sede idonea per proporre modifiche organiche alla normativa in questione e non sicuramente un provvedimento urgente volto al contenimento dell'emergenza provocata dal diffondersi del virus;

considerato inoltre che:

la legge 199 del 2010 ha introdotto nel nostro ordinamento la possibilità, in deroga a quanto previsto dall'articolo 47-ter dell'ordinamento penitenziario - ovvero le ordinarie forme di fruizione degli arresti domiciliari -, di poter scontare un residuo di pena ovvero una pena detentiva di lieve entità all'interno del proprio domicilio. Questa disposizione era stata predisposta in ragione delle procedure pendenti in sede di Corte EDU nei confronti dell'Italia per far fronte al sovraffollamento carcerario. Tale proposta normativa è stata votata all'unanimità dalle forze politiche presenti in Parlamento, tra le quali anche la Lega. L'articolo 123 interviene su questa legge in due diverse direzioni. Da un lato restringendo l'ambito soggettivo di applicazione rispetto a quanto previsto dalla 199/2010; infatti, la disposizione preclude il beneficio ad ulteriori soggetti, ovvero: ai condannati per delitti di maltrattamenti in famiglia e stalking, ai detenuti che nell'ultimo anno siano stati sanzionati per alcune determinate infrazioni disciplinari e nei confronti di chi sia stato redatto rapporto disciplinare in quanto coinvolto nei disordini e nelle sommosse verificatisi negli istituti penitenziari dal 7 marzo 2020. Sono stati esclusi quali elementi preclusivi per l'accesso alla misura, il fatto che vi sia la "concreta possibilità che il condannato possa darsi alla fuga" ovvero il fatto che sussistano "specifiche e motivate ragioni per ritenere che il condannato possa commettere altri delitti". La ragione di tale scelta risiede nel fatto che si tratta di due presupposti che possono essere facilmente valutati con l'applicazione di procedure di controllo mediante mezzi elettronici o altri strumenti tecnici e quindi di poter intervenire celermente revocando immediatamente la misura. Dall'altra direzione l'articolo interviene snellendo le procedure volte all'applicazione della misura che però rimane in larga parte quella prevista dalla legge n. 199 del 2010. Infatti, è applicata dal magistrato di sorveglianza, su istanza dell'interessato, per iniziativa della direzione dell'istituto penitenziario, oppure del PM, ma, differentemente da quanto previsto dalla legge n. 199, consente alla direzione dell’istituto penitenziario di omettere la relazione sul complessivo comportamento tenuto dal condannato durante la detenzione. Ciò al fine di evitare di gravare, in questo momento di estrema complicazione, l'amministrazione penitenziaria di compiti e attività onerosi. Inoltre, l'eliminazione della relazione sul complessivo comportamento del condannato durante la detenzione è dovuta anche alla considerazione che gli unici elementi rilevanti sono quelli indicati come preclusivi dal comma 1;

considerato infine che:

l'articolo 124, in linea con quanto disposto dal DPCM 8 marzo 2020 - art 2, co. 1, lettera u) - è volto ad ottenere un duplice effetto con riguardo al contenimento del rischio epidemiologico in quanto il prolungamento delle licenze comporterebbe, da un lato, una riduzione temporanea della popolazione carceraria e dall’altro potrebbe servire ad evitare che il detenuto in semilibertà, avendo avuto contatti con l’esterno dell’istituto, possa costituire un fattore di rischio per il resto della popolazione carceraria e degli agenti di polizia penitenziaria, una volta rientrato in carcere;

esprime per quanto di competenza parere favorevole."


Nell'esigenza di un percorso condiviso non ho ravvisato motivi per tralasciare l'esistenza di profonde e radicate differenze di visione, tra maggioranza ed opposizione, in riferimento all'universo carcerario ed al trattamento dei detenuti: il decreto-legge nasce dall'incontrovertibile emergenza sanitaria, ma la soluzione individuata dal Governo è pienamente conforme alla necessità di risolvere il problema e non indulge alla propaganda che su questo tema affaccia l'opposizione.

Accertata la presenza del numero legale, la Commissione infine ha approvato a maggioranza lo schema di parere favorevole.

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