Grave che la Lega pensi di cambiare l'orientamento di una Commissione occupandola

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Alcuni senatori della Lega hanno fatto irruzione nell’Aula dove si riunisce la Commissione Giustizia del Senato e hanno occupato i banchi mentre erano in corso le votazioni, bloccando i lavori, in segno di protesta per il mancato sostegno ad un emendamento sull’utilizzo delle intercettazioni per le indagini sulla pedopornografia. In realtà, l'invasione dell'Aula della Commissione da parte della Lega è stato un atto pretestuoso. Alla Lega, infatti, interessa solo piantare una bandierina.
In Commissione abbiamo spiegato che sul merito non abbiano nessuna remora a intervenire in modo pesante sui reati di pedopornografia ma la cosa che sta dicendo il senatore Simone Pillon non sta né in cielo né in terra.
Lo abbiamo detto e ripetuto che il materiale relativo alle intercettazioni che riguardano il reato di pedopornografia viene immediatamente sequestrato, senza bisogno di alcun altro provvedimento.
L’uso del trojan per intercettare i reati di pedopornografia, infatti, è già previsto.
Se Pillon voleva sottolineare l'accento sulla tutela dei bambini, questione che sta a cuore anche a noi, abbiamo proposto di costruire un provvedimento ad hoc insieme alla maggioranza e al Governo e siamo a disposizione.

La Prescrizione e il tempo del Processo

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Intervento al Circolo PD Mecenate (video).

Da capogruppo in Commissione Giustizia al Senato mi sono trovato ad affrontare la discussione sulla riforma del processo penale e a partecipare a tutti i tavoli di coalizione sul tema ed ero l’unico non giurista o avvocato e questo, ovviamente, ha comportato anche delle difficoltà nella comprensione di alcuni argomenti. Tuttavia, penso che sia utile che si occupino di Giustizia anche persone che non siano viziate dall’appartenere ad una categoria di operatori della Giustizia stessa, che naturalmente guardano al proprio ambito specifico.
Personalmente, credo che, invece, sulla Giustizia abbiamo bisogno di fare riforme che guardino all’interesse generale, anche perché l’Italia è messa abbastanza male in questo campo.
Ci tengo a sottolineare che la prescrizione è un fallimento dello Stato.
Quando un processo va in prescrizione vuol dire che lo Stato non è stato in grado di garantire che si arrivi a sentenza né all’imputato (che può essere anche innocente e volerlo veder riconosciuto) né alle presunte vittime di reati.
Questa percezione c’è nelle persone.

Se andiamo oltre slogan si trova sempre una soluzione

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Abbiamo lavorato in Commissione Giustizia insieme a tutta la maggioranza agli emendamenti al decreto sulle intercettazioni e tra questi anche su un testo diverso da quello iniziale dell'emendamento di Pietro Grasso, quindi, non vedo ragioni per cui Italia Viva adesso non dovrebbe più convenire su un testo scritto insieme. Sarebbe inspiegabile.
Quando si va oltre gli slogan e la maggioranza si confronta seriamente sul merito delle questioni per trovare davvero una soluzione, riusciamo sempre a trovare una sintesi importante.
La vicenda del decreto sulle intercettazioni che si sta concludendo positivamente lo dimostra ampiamente.

Consentire una telefonata al giorno ai detenuti comuni

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Qualche mese fa con altri parlamentari siamo stati invitati ad un incontro a San Vittore con le persone detenute del reparto chiamato "la Nave", amministrato dall’azienda sociosanitaria territoriale degli ospedali San Carlo e San Paolo.
Abbiamo per due ore ascoltato richieste e testimonianze sulla condizione carceraria.
Ci hanno raccontato dell’assurdità di un regolamento penitenziario che consente ai detenuti solo una telefonata a settimana senza alcuna registrazione, giustamente solo verso pochi numeri autorizzati.
Non ci sono ragioni, con questi limiti, per non consentire la possibilità di avere più contatti con le famiglie per salutare i figli o avere notizie dei genitori.
Per questo abbiamo presentato un disegno di legge per consentire ai detenuti comuni di poter telefonare ai propri affetti una volta al giorno.
È una proposta di umanità che aiuterebbe a migliorare la vita in carcere.
Il disegno di legge porta anche le firme della senatrice Riccardi (M5s), che era con me a quell’incontro, e dei senatori Cucca (Iv) e Grasso (Leu), ma nasce da una proposta che viene dai ragazzi della Nave.

Testo del disegno di legge»
Intervista del Corriere»