Brexit: oggi Governo inglese debole e Europa forte

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Intervento a Radio Lombardia.

È un po’ presto per dare un giudizio definitivo su ciò che sarà la Brexit, oltretutto di sorprese da dopo il referendum ce ne sono già state parecchie.
Subito dopo la vittoria della Brexit sembrava che ci sarebbe stato un Governo guidato dai Conservatori fortissimo e in grado di trattare al meglio l’uscita dell’Unione Europea contro un’Europa già debole che sembrava sarebbe stata ulteriormente indebolita dai successivi appuntamenti elettorali.
Oggi, invece, ci si trova al tavolo con un Governo britannico indebolito dalle elezioni e anche da manifesta incapacità a gestire alcune situazioni e dall’altra parte un’Europa che, se sapremo lavorare, può rilanciarsi.
Il risultato elettorale francese e la forza con cui Macron è in grado di rappresentare la Francia ha sicuramente influito molto, poi si vedrà se sarà fedele all’impegno che aveva preso in campagna elettorale di rilanciare la Francia come uno dei protagonisti di un’Europa diversa da quella dell’austerity a guida tedesca.
Di fatto, quindi, oggi c’è un Governo inglese molto debole e un’Europa potenzialmente molto più forte.

La gazzarra leghista è stata un brutto spettacolo per il Parlamento

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Intervento a Radio Lombardia.

Al Senato è stato dato un brutto spettacolo dalla Lega durante l’incardinamento dello Ius Soli. Oltretutto è stata una gazzarra preparata, tanto che i cartelli erano stampati.
Queste manifestazioni fanno male alla credibilità del Parlamento e a chi le guarda.
Sicuramente fa del male a un ragazzo che è nato in Italia, ha studiato qui e finalmente vede la possibilità di avere la cittadinanza senza dover passare troppi iter burocratici, esattamente come i suoi compagni di scuola italiani, vedere che c’è una parte del Paese che ha quell’atteggiamento.
I ragazzi che crescono qui, infatti, si sentono italiani.
Stiamo parlando di una legge che serve a 800mila persone che diventerebbero italiane chiedendolo e che sono nate in Italia, hanno studiato nelle nostre scuole e magari conoscono la storia del nostro Paese molto meglio dei compagni italiani ma che se volessero fare l’Erasmus oggi non possono perché non hanno la cittadinanza.

Il reddito di inclusione è la prima legge in Italia che interviene per contrastare la povertà

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Intervento alla trasmissione Aria Pulita di 7Gold.

In questi mesi è stato approvato un provvedimento importante per aiutare le famiglie povere, di cui si è parlato poco. Si tratta del reddito di inclusione, che è il primo provvedimento fatto in Italia che interviene sulla questione della povertà a livello nazionale. È molto diverso dal reddito di cittadinanza perché questo riguarda solo le persone più povere e, in particolare, le famiglie con bambini. È una norma anche diversa dall’assistenzialismo in quanto consiste nel garantire un reddito minimo a 640mila famiglie (circa 2 milioni di persone) con l’intento di dar loro la possibilità di entrare nel mondo del lavoro e recuperare la propria autonomia.
A mio avviso si tratta di un’innovazione importante, è la prima volta che viene fatta in Italia e nei prossimi mesi si comincerà a dare questo supporto, che sicuramente non sarà sufficiente e speriamo di poterne ampliare lo stanziamento con la prossima manovra.
Rimane il fatto che il reddito di inclusione lo ha fatto il centrosinistra non la Lega o altri, che continuano a lamentarsi dicendo che per i poveri non si fa nulla.

Dobbiamo combattere il terrorismo non le religioni

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Intervento alla trasmissione Aria Pulita di 7Gold.

A Londra occorre capire meglio cos’è successo. Se si trattasse di un vero e proprio attentato contro una moschea, saremmo di fronte ad un episodio in cui addirittura si verifica una reazione violenta per rispondere agli attentati dell’Isis, aggredendo chi professa una fede religiosa diversa dalla nostra.
Credo che sarebbe un salto di qualità su cui dovremmo riflettere e per cui forse dovremmo anche stare un po’ più attenti quando si sentono fare equazioni tra religioni e comportamenti terroristici o criminali.
La vicenda inglese, infatti, ci deve far capire che dobbiamo combattere il terrorismo e non l’Islam o altre religioni. I terroristi sono terroristi.
Bisogna distinguere sempre perché non abbiamo proprio bisogno di trasferire sulle nostre strade una guerra di religione.
Mettere tutto sullo stesso piano, invece, porta a perdere di vista che il nostro problema è il terrorismo e quello va combattuto. Dobbiamo evitare l’associazione tra terrorismo e Islam o religione perché altrimenti si rischia anche di fornire una giustificazione a chi considera l’Islam il nemico e si mette a compiere azioni di questo tipo.