Aumento tasse e diminuzione del gioco non stanno insieme, serve una riforma del settore

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Intervento a La7 (video).

Penso che in Italia serva una riforma complessiva del settore del gioco.
Non si può continuare a pensare da una parte di ridurre domanda e offerta i gioco, come sarebbe giusto, quindi avere meno macchinette nei bar, meno sale scommesse, zero pubblicità, e dall’altra parte aumentare le attese di entrate per lo Stato da tasse sul gioco. Si può ridurre e si deve domanda e offerta di gioco ma non si può pensare di farlo e, contemporaneamente, ogni anno aumentare le attese di entrate per lo Stato da questo settore.
Quest’anno, ad esempio, si prevede un miliardo in più di entrate derivate dai giochi.
Se vogliamo diminuire domanda e offerta di gioco, dobbiamo prevedere che anche i soldi che entreranno nelle casse dello Stato saranno meno.

La manovra non aumenta le tasse, le taglia

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Intervento a La7 (video).

Che la manovra aumenti le tasse è indimostrabile. Questa manovra evita l’aumento dell’IVA e, quindi, delle tasse; taglia le tasse ai lavoratori (il taglio del cuneo fiscale); toglie il super-ticket sulla Sanità e quindi taglia le tasse.
Si è innescata una campagna su due tasse di scopo, la plastic tax e la sugar tax, che sono rimaste ma non sono le entrate su cui si fonda questo bilancio. Sono due tasse che, come in tutta Europa, abbiamo provato a mettere per disincentivare il consumo della plastica e delle bevande che fanno male alla salute ma la cui entrata in vigore è stata giustamente rimandata.
La plastic tax è stata costruita male inizialmente perché rischiava di penalizzare le aziende e i lavoratori. Oggi credo che si sia trovato un buon punto di equilibrio e mi pare che anche i produttori siano d’accordo, perché aiutiamo anche una riconversione della produzione.
Nella discussione in Senato è stato detto da alcun che il problema non è che si produce molta plastica ma che la si butta via, però il problema rimane.

Video dell'intervento»

Bisogna lavorare affinché ci siano tempi certi per i processi

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Intervento a Radiouno (video).

Non so come andrà il Consiglio dei Ministri. Non so se sarà messa all’ordine del giorno la discussione sulla Giustizia, come noi stiamo chiedendo. La nostra posizione in materia è chiarissima: bisogna mettere mano alla riforma Bonafede per fare in modo che comunque ci siano tempi certi per i processi. Abbiamo fatto proposte, ne faremo altre anche per mettere in campo misure per accelerare i processi, e su questo c’è l’accordo nella maggioranza, ma anche una volta accelerati i processi bisogna dare ai cittadini la certezza di un processo giusto e di un processo che abbia dei tempi certi e che arrivi ad una fine. Questo vale sia per gli imputati che per le vittime, che hanno diritto ad avere una sentenza.
Il PD è molto determinato ad affrontare questa questione e a risolverla.
Il tema, quindi, non è il rinvio dell’entrata in vigore del blocco della prescrizione.

“Bella Ciao” è diventata l’inno di quella parte di Paese che non si riconosce nel sovranismo

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Intervento a SkyTg24 (video).

“Bella Ciao” è diventata il simbolo e l’inno di quella parte di Paese che si è ritrovata in piazza in questi mesi: negli ultimi mesi con le Sardine ma non è diverso dalle altre manifestazioni come ad esempio quelle antirazziste di Milano, che non sono manifestazioni di pericolosi comunisti ma dove c’è una rete di mondi, anche cattolici, che sul piano dei valori non si ritrova con Salvini o con le idee che la destra e il sovranismo portano avanti.
Ci sta che la canzone, che non è il simbolo del Partito Comunista, ma della Resistenza, su cui è fondata la nostra Repubblica diventi l’inno che si canta alla manifestazione quando i sindaci incontrano Liliana Segre a Milano; ci sta che dalla piazza delle Sardine quella canzone venga riconosciuta come l’inno che unisce quel mondo.
Ridurre “Bella Ciao” alla canzone degli ex comunisti è sbagliato. Oggi “Bella Ciao” è l’inno in cui si riconosce tutto un pezzo di Paese che reagisce e a cui si aggrappa anche una parte importante del mondo cattolico, dei giovani e di chi ricorda la Resistenza in modo più stringente e che li ha costruito la propria politica.
Nel PD ci sono tanti ex democristiani e oggi, dentro a questa dimensione, anche per loro “Bella Ciao” diventa un inno che unisce.