Il Governo, l'Europa, i vaccini e il PD

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Intervento a SkyTg24.

Credo che il Partito Democratico abbia giustamente continuato a sostenere il Governo Conte fino a che ci sono state le condizioni perché il Governo Conte potesse avere una maggioranza parlamentare. Il leader del PD è Nicola Zingaretti. Non mi pare che abbiamo mai attribuito a Conte chissà quali valori dal punto di vista della guida del PD.
Bettini è un membro della Direzione del PD, non è il capo del PD.
Il PD sta convintamente sostenendo il Governo di Draghi, avendo riconosciuto da subito il suo ruolo internazionale e che in Europa avrebbe potuto consentire all'Italia di fare un ulteriore salto di qualità rispetto alla credibilità internazionale. È evidente, infatti, l’autorevolezza di Draghi, che è una figura che può permettersi di dire le cose piatte come le ha dette in Europa e come le ha già dette anche in Italia nel suo discorso, con cui ha messo a posto un po' di vicende, rispetto a un chiarimento su cos'è per noi l'Europa e l'euro.
Credo che ieri Draghi abbia fatto bene a sollecitare la necessità di sanzionare le aziende che non rispettano i patti sui vaccini in una fase così difficile e penso che abbia fatto bene, insieme a tutto il resto dell'Unione Europea, a confermare una linea di grande prudenza per evitare che riparta la pandemia ai livelli che abbiamo conosciuto prima.

Intanto voglio ricordare che l’Italia, fino a quando ci sono stati i vaccini e le forniture non sono state tagliate, era il Paese che stava vaccinando di più nell'Unione Europea, a parte la Gran Bretagna.
È chiaro che siamo in una situazione in cui bisogna prendere provvedimenti e credo che la strada sia quella di valutare fino in fondo la questione della somministrazione unica, che mi pare dai dati che in Scozia abbia dimostrato di funzionare, sia valutare una questione - che non dà una risposta immediata ma la può dare nel medio e lungo termine - della produzione in Italia dei vaccini. Queste credo che siano due strade da sondare e Draghi mi pare che lo stia facendo.
Continuo a pensare che prima bisogna uscire dalla pandemia, per cui è sbagliato che un giorno si apra la discussione sulla necessità di aprire i ristoranti la sera, i teatri e i cinema e il giorno dopo si torni a drammatizzare una situazione pensando che ci siano ancora rischi legati alle varianti, come è nella realtà. Penso che bisogna tenere la linea di cautela che abbiamo tenuto in questi mesi da quando la pandemia si è manifestata. Credo che dobbiamo continuare su questa linea di grande prudenza. Se riprende la pandemia, l'economia sarà la prima vittima, quindi bisogna stare attenti.

Video dell'intervento»

Penso che la scuola sia una delle emergenze perché c'è un'intera generazione che rischia di essere oltremodo penalizzata dalla pandemia: di fatto è mancato un anno di scuola. Su questo bisogna continuare a intervenire e Draghi mi pare che abbia detto delle cose sagge e ragionevoli.
Noi stiamo ragionando sul fatto che la priorità è la salute degli italiani. In tutto il mondo il tema della pandemia si è affrontato con le chiusure. Ci sono Paesi europei e non solo che hanno fatto chiusure molto più drastiche delle nostre.
Oggi, dire che si può conciliare la tutela della salute dei cittadini con le riaperture è puramente propaganda.
C'è un problema sui ristori che sono arrivati in ritardo forse perché altri 32 miliardi sono ancora bloccati e adesso si dovrà fare un Decreto Ristori 5. Non è vero, però, che i ristori non siano arrivati mentre sicuramente in alcuni casi è vero che sono insufficienti e, per erogarli, bisogna alimentare una politica basata più sulle filiere e non sui codici ATECO. Abbiamo comunque tenuto aperto la produzione fronteggiando una pandemia.
È sbagliato dire che oggi si possa riaprire mentre tutti i segnali indicano che la pandemia riparte: questo è fare propaganda, a meno che non si ritenga che la salute non sia una questione prioritaria.

La narrazione della posizione del Segretario, di Franceschini e del gruppo dirigente del PD che ha vinto il congresso non corrisponde alla realtà. Noi abbiamo detto che non vogliamo tornare al 2018, quando abbiamo perso le elezioni e siamo diventati la quarta forza parlamentare e lo siamo diventati in nome di un’autosufficienza che ci ha condannati a presentarci alle urne con un sistema maggioritario da soli. Oggi c’è sicuramente il problema di discutere dell’identità e la proposta del PD ma questo non esclude di continuare a lavorare per continuare a costruire un campo democratico da contrapporre al centrodestra e sicuramente M5S e LEU con cui abbiamo governato sono degli interlocutori. Non sarà un campo chiuso: si deve allargare anche alle altre forze che ci sono. Non c’è nessuna alleanza strutturale. È sbagliata l’idea che o si costruisce un’identità o si costruiscono le alleanze, si possono e si devono fare entrambe le cose: bisogna parlare al Paese e allo stesso tempo provare a costruire un campo democratico.

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