I ristori e la riapertura

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Intervento in tv a 7Gold.

Bisogna evitare di fare fughe in avanti, dando l'idea che si possa riaprire tutto in tempi brevi. Mi pare che, giustamente, il Governo Draghi abbia mantenuto una continuità con il Governo precedente su questo punto, quindi, grande prudenza, grande attenzione, prima viene la salute dei cittadini.
Appena sarà possibile, si riaprirà.
Mi pare che stia funzionando bene la chiusura delle zone rosse circoscritte a seconda dei livelli di contagi. Non direi che siamo di fronte alla terza ondata: il dato generale mostra che il contenimento della curva dei contagi ci sia e sia costante. Per poter tornare alla vita normale occorre che la curva scenda ma questo non sta succedendo così come non c'è neanche un'impennata che porti a pensare alla terza fase. Anche in Lombardia i dati confermano che i contagi continuano in modo costante ma non c'à un'impennata che faccia pensare alla terza ondata.
Dobbiamo comunque rimanere preoccupati e verificare bene ogni cosa da fare ma resta il principio che prima viene la salute delle persone e poi quella dell'economia.

Non c'è alcun dubbio sul fatto che i ristori non siano la panacea di tutti i mali e comunque, anche con i ristori, molte famiglie restano a disagio, così come sono difficoltà anche con la cassa integrazione.
Adesso faremo un altro Decreto Ristori, probabilmente i ristori saranno più alti.
Il disagio anche psicologico delle persone deriva da una situazione di costrizione e di rinuncia.
Proprio per non vanificare le rinunce fatte e le difficoltà che tutte le famiglie hanno affrontato in questi mesi è giusto tentare di non fare qualunque atto che possa farci ritornare indietro e far riesplodere la pandemia. Rispetto alle ipotesi di riaperture di teatri, palestre e ristoranti, il Comitato Tecnico Scientifico ha detto che è presto e credo che sia giusto farci guidare dalla scienza.
Dobbiamo garantire dei ristori in tempi rapidissimi alle persone a cui si chiedono sacrifici. In ogni caso le persone hanno ricevuto i ristori e, se non ci fosse stata la crisi di Governo, anche in questa fase i ristori sarebbero arrivati subito ma il Decreto comunque si sta facendo.

È evidente che molti operatori economici sono stati molto penalizzati dalle scelte necessarie per tutelare la salute dei cittadini, per questo abbiamo dato i ristori e fatto alcune scelte rispetto ai canoni di affitto e altre questioni come le cartelle esattoriali, con l’intento di rendere meno pesante possibile la conseguenza del lockdown.
Continuo a pensare che sia un errore il raccontare che è possibile riaprire in questa fase, quando il resto d’Europa continua a chiudere. Penso che dobbiamo resistere ancora qualche mese perché oggi il tema è quello di risolvere il problema della quantità di vaccini per fare una vaccinazione di massa in tempi rapidissimi, così come ha proposto e si è impegnato a fare il Presidente del Consiglio e, a quel punto, sì che potremo riaprire in sicurezza e far ripartire il Paese, anche utilizzando le risorse del Recovery Fund.

Non dubito che ci siano molte famiglie che stanno soffrendo perché sono in difficoltà. Questo, però, non significa che siano sbagliate le scelte che definiscono come prioritaria la tutela della salute dei cittadini. Bisogna fare di più sui ristori e credo che nel prossimo decreto ci sarà qualcosa di più. Credo che si comincerà a guardare alle filiere e non più ai Codici ATECO perché questo ha comportato problemi di equità nell’erogazione dei ristori. C’è, quindi, un problema di rimettere mano ai ristori per garantire equità.

Appena è possibile si devono riaprire i luoghi della cultura. Puntiamo a essere il primo Paese europeo che riapre cinema e teatri.
Dobbiamo sempre ricordarci che stiamo prendendo misure che si prendono in tutta Europa e in tutto il mondo.
I ristori ci sono stati anche per il mondo dello spettacolo. Certamente, quei ristori non compensano gli stipendi persi però hanno consentito a molti lavoratori dello spettacolo di continuare ad andare avanti.
C’è un Comitato Tecnico Scientifico e sono i componenti di quel Comitato che devono dire se si possono riaprire in sicurezza alcune attività. Il Comitato Tecnico Scientifico ha già detto che non è possibile aprire al pubblico in sicurezza il Teatro Ariston per il Festival di Sanremo. Il Festival si farà senza pubblico ma si può fare lo stesso, come stanno facendo anche altre trasmissioni televisive, dato che gli introiti arrivano dalla pubblicità e non dal pubblico in sala. Diversamente, un teatro che deve rinunciare a molti dei posti per il pubblico pagante, non incasserebbe a sufficienza per potersi garantire la produzione di uno spettacolo.
Stiamo lavorando da tempo perché, al di là del lavoro della produzione, le persone circolino il meno possibile per diffondere il virus il meno possibile. È evidente che aprire i cinema, i teatri e i luoghi della socialità comporta un movimento di persone molto significativo e pericoloso.
Mi concentrerei, quindi, più sull’accelerazione delle vaccinazioni e sull’eventuale possibilità di produrre vaccini in Italia perché questo è il tema fondamentale. Sul resto, le cose vanno fatte per gradi e nel momento in cui siamo sicuri che non diventino occasioni per far ripartire la pandemia.

Rispetto agli sbarchi mi pare che ci sia un protocollo molto chiaro. Chi sbarca, viene immediatamente preso in carico e portato sulle navi destinate alla quarantena per effettuare tutte le verifiche. Mi pare esagerato, quindi, spiegare che la diffusione del virus in Europa sia legato all’immigrazione: non ci sono prove di questo.
Credo, invece, che la zona rossa a Ventimiglia e Sanremo sia necessaria. Il Governo Conte Bis ha evitato che ci fosse un lockdown generale in questa seconda ondata della pandemia: abbiamo tenuto aperte le attività produttive e le scuole dell’infanzia e abbiamo lavorato perché il Paese non si bloccasse. Bisogna, quindi, intervenire con dei lockdown totali nei luoghi in cui si verificano dei focolai, per impedire che il virus parta da quelle zone e si diffonda in tutto il Paese. Le persone che sono penalizzate economicamente riceveranno un contributo. Non capisco come si faccia a non vedere che anche per l’economia e per quelle persone sarebbe molto peggio se abbassassimo l’attenzione sulla lotta alla pandemia e il virus riprendesse a circolare e poi dovessimo di nuovo chiudere tutto. Se riparte tutto subito, i tempi della ripresa si allungherebbero sicuramente. Quello che è successo in Liguria, purtroppo, lo conferma: la scelta di molti di lavorare lo stesso e andare al ristorante nonostante fosse già zona arancione non ha avuto effetti positivi, tanto più che la Francia del Sud era già nelle stesse condizioni preoccupanti e anche lì adesso si stano facendo blocchi in molte zone perché c’è una diffusione del contagio molto preoccupante.

Sicuramente la pandemia ha avuto un costo economico enorme. Più saremo costretti a intervenire con delle chiusure di attività economiche e riduzioni delle possibilità di lavoro e più peserà.
Più riusciremo ad accelerare le vaccinazioni e meno ci costerà la crisi e su questo ci si deve assolutamente concentrare, il resto viene di conseguenza.
La gestione dei ristori di questi mesi non è stata semplice, ci siamo trovati in una situazione inedita, c’è stata la macchina della Pubblica Amministrazione non pronta e, quindi, si è dovuto dare soldi a pioggia senza fare verifiche e ulteriori approfondimenti. Il risultato è stato che ci sono delle categorie e delle imprese che non hanno ricevuto ristori o ne hanno ricevuti sottodimensionati e ci sono invece altre imprese e attività che hanno ottenuto molto di più di quello che era lecito aspettarsi. Su questo fronte si dovrebbe rimediare, passando dai codici ATECO alle filiere, come Draghi ha detto che si farà, perché bisogna dare i ristori non a tutti ma solo alle imprese che oggettivamente ne hanno bisogno e che hanno subito decurtazioni di reddito molto significative, a testimonianza del fatto che fino ad ora non è andata così, perché l’emergenza ci ha costretto a dare senza approfondire le singole situazioni.

Se mi mettessi nei panni di un cittadino fuori dalla politica, troverei assolutamente lunare la discussione sul PD che, ogni volta che c’è spazio, si apre chissà per quale finalità.
Penso che il PD abbia bisogno di discutere e, in tutta questa fase, abbia dimostrato grande senso di responsabilità e di unità.
Non sentivamo la mancanza di polemiche sui giornali.
Visto che è cambiata la fase politica e il Governo Draghi non è un Governo di coalizione e produrrà cambiamenti importanti sulla scena politica, a questo punto, penso che ci sia bisogno di una discussione ma sul Paese, sulle cose che servono al Paese, su come si attrezza il PD per essere credibile nella lotta contro le diseguaglianze, per il lavoro, per mettere l’ambiente al centro. Penso che al PD serva questa discussione e ieri Zingaretti ha anticipato che a metà marzo, all’Assemblea Nazionale, imposteremo questa discussione ma portare questa discussione su vicende tutte autoreferenziali, francamente, non capisco a cosa serva. Serve discutere - e se c’è da dividersi - sulle cose che dobbiamo fare per combattere le diseguaglianze, per fare una riforma fiscale equa, per riformare la giustizia che oggi non funziona. Abbiamo bisogno di questo e non di polemiche che, tra l’altro, credo che i cittadini non capiscano.


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