Serve collaborazione per dare fiducia ai cittadini

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Intervento in Tv a 7Gold.

Il fatto che i dati indichino che in Italia c’è un’alta mortalità dovuta al covid si lega anche all’invecchiamento della popolazione. Siamo il Paese in cui le aspettative di vita sono più alte e in questi momenti, purtroppo, questa cosa la paghiamo. Penso, però, che il dato sulla mortalità da covid non sia omogeneo su tutto il territorio nazionale: lo abbiamo già visto durante la prima ondata e questo implica c’è una responsabilità dei diversi sistemi sanitari regionalizzati perché la nostra sanità non è uguale dappertutto. Dove si è anticipato l’intervento di cura perché la presenza della sanità territoriale è stata ed era più forte e migliore, sicuramente la mortalità è stata molto più bassa. È vero, quindi, che la popolazione italiana è più anziana ma è anche vero che in troppe Regioni l’assistenza domiciliare e la sanità sul territorio sono state cancellate e abbiamo pagato un prezzo alto per questo.

In questi mesi ho cercato il più possibile di evitare la polemica politica perché credo che dobbiamo lavorare tutti per combattere il virus, però non è vero ciò che dice la Lega e cioè che Conte, con ritardo, ha scoperto adesso il tema della sanità territoriale.
Purtroppo questo è un tema su cui pesano molto le scelte del passato e scelte diverse da Regione a Regione. La scelta di concentrare tutto sugli ospedali e di fatto di cancellare la sanità territoriale, ad esempio, è stata fatta in Lombardia mentre in altre Regioni, come il Veneto, no e i dove c’è stata la sanità territoriale i risultati sono stati migliori nella lotta al virus.
Sulla vicenda del vaccino per il covid, mi auguro che, quando arriverà, si possa possibile distribuirlo in fretta e trovare le soluzioni per vaccinare subito tutte le categorie più esposte, come i professionisti, i medici e gli infermieri e i più anziani. Non sarà facile ma bisogna organizzarsi in modo efficiente perché c’è anche il tema della conservazione che va fatta al freddo. Ora provvedere all’organizzazione e si sta provvedendo per essere pronti quando arriveranno i vaccini.

La vicenda della Calabria è una brutta storia. Credo che Conte abbia fatto un gesto che non è tanto frequente nella politica italiana, cioè si è preso la responsabilità di questa vicenda e ha di fatto chiesto scusa ai cittadini calabresi.
Io sto aspettando ancora da alcuni amministratori regionali, ad esempio lombardi, le scuse per le inefficienze del sistema sanitario lombardo, per il fatto che non ci sono i vaccini antinfluenzali, per il fatto che continua a non esserci la sanità territoriale.
Le scuse nella vicenda calabrese le devono dare in tanti. Non facciamo passare l’idea che il Commissario è quello che deve far funzionare la sanità calabrese nel momento in cui ci sono le persone che hanno bisogno perché in realtà il Commissario viene messo lì perché la sanità calabrese era in default dal punto di vista economico e, quindi, lo Stato ha provveduto a commissariarla per rimettere a posto i conti.
Riguardo al Governo, penso che una discussione su rimpasti o cose del genere in questa fase, mentre dobbiamo pensare tutti a contrastare il covid e a difendere i cittadini dalla crisi economica che ne consegue, sia totalmente surreale. Bene, invece, mettersi in campo per ridare alla maggioranza un progetto che aggiorni il programma precedente, alla luce delle cose che dobbiamo fare per portare al più presto il Paese fuori dalla crisi e farlo ripartire.

La questione delle diseguaglianze era già significativa prima del covid. È evidente che il covid ha aumentato la difficoltà di chi già era in una situazione difficile e ha sicuramente creato grandi difficoltà a tutti coloro che si sono trovati senza lavoro perché hanno chiuso gli esercizi commerciali o agli imprenditori che hanno visto fermare l’attività della propria azienda.
Su questo fronte stiamo lavorando: non ci sono solo i ristori.
Inoltre, anche sui ristori, abbiamo preso l’impegno di farli arrivare presto e sono arrivati sui conti correnti dei ristoratori e dei baristi e di molte altre categorie in tempi rapidissimi.
C’è poi un altro tema che va affrontato e che riguarda la fascia di popolazione che non lavora e non lavorava ed è in povertà: su questo non basta il reddito di cittadinanza e abbiamo prorogato per due mesi il reddito di emergenza, proprio per stare vicini alle persone che fanno fatica anche a comprare da mangiare.
È evidente che sono risposte emergenziali.
È chiaro che dobbiamo mettere in campo interventi più significativi, guardando al futuro, per superare queste diseguaglianze, però mi pare che oggi, con la pandemia in corso, il tema sia quello di non lasciare da solo nessuno nelle difficoltà.

C’è una situazione molto pesante e molto grave per l’economia, non solo italiana, anche di tutta l’Europa o americana e di tutti i Paesi colpiti dal covid.
È evidente che non è semplice trovare una soluzione che risolva tutto.
In Italia c’è stato un problema, soprattutto nella prima fase, di tempistica di accesso alla cassa integrazione, poi abbiamo fatto il Decreto Rilancio e abbiamo creato una corsia preferenziale ma oggi il problema c’è ancora per 12mila persone che hanno richiesto la cassa integrazione e non l’hanno ancora ricevuta. Questo è un tema serio perché riguarda tante persone.
Ci sono, però, anche 3 milioni e mezzo di persone che invece hanno già ricevuto la cassa integrazione e la ricevono nei tempi giusti.
Il Ministro dell’Economia ha recentemente fornito i dati sugli aiuti stanziati per le imprese: abbiamo dato 30 miliardi di contributi a fondo perduto.
Si sta cercando, quindi, di sostenere il lavoro, le persone e l’economia.
Per quanto riguarda i ristori penso che dobbiamo superare al più presto la logica dei codici ATECO per cui vengono definite le singole attività che essendo chiuse devono avere un ristoro, per passare ad una logica di filiera perché se i bar prendono il ristoro perché non lavorano più, significa che non lavorano neanche i loro fornitori e questo va riconosciuto.
In questa seconda ondata si è scelto di non chiudere le attività produttive oltre che le scuole per tenere vivo il Paese e non penalizzare troppo l’economia.
Abbiamo bisogno di aiutare complessivamente la ripresa e il rilancio delle aziende e aiutare tutte le imprese e nella Legge di Bilancio lo si farà ma è evidente che ora stiamo ragionando di intervenire per aiutare chi si è trovato in difficoltà per le misure che abbiamo preso per contrastare il virus.

Adesso abbiamo bisogno di fare in modo che le persone non vengano lasciate sole, che nessuno resti senza reddito e, quindi, gli ammortizzatori sociali servono per evitare questo.
Abbiamo esteso gli ammortizzatori sociali a categorie che non li hanno mai avuti, come i lavoratori delle piccole aziende, una parte di lavoratori autonomi e partite IVA.
Il reddito di emergenza è andato a dare una risposta anche a un pezzo di economia sommersa che non riesce ad avere la possibilità di dimostrare di aver perso il reddito o di aver perso il fatturato.
Questi interventi non risolvono i problemi di tutti ma li abbiamo messi in campo per risolvere l’emergenza.
I temi dell’emergenza non si risolvono con gli sgravi fiscali perché chi non ha reddito non paga le tasse e, quindi, bisogna smettere di spiegare, come fa la Lega, che il punto è non far pagare più le tasse per risolvere tutto, perché non è così, oltre al fatto che poi bisognerebbe capire dove si trovano i soldi per fare gli interventi.
Un altro tema da affrontare è quello della ripresa e del rilancio.
Vedremo poi come sarà la Legge di Bilancio; dovrebbe avere in sé molti incentivi: verrà rifinanziata Industria 4.0, cioè ci saranno incentivi per le imprese che investono; si rilanciano una serie di interventi di decontribuzione per chi assume o per chi non licenzia. Abbiamo messo in campo anche misure anticicliche fortissime, come il superbonus del 110% per le ristrutturazioni edilizie che comportino efficientamento energetico.
Stiamo mettendo in campo tutto questo, sapendo che è presente il tema del rilancio.
È evidente che la priorità è anche quella di evitare che, nel momento in cui ci sarà lo sblocco dei licenziamenti, si chiuda con una marea di persone che vengano mandate a casa.
Vorrei anche ricordare che, finita la prima fase della pandemia, il nostro tessuto produttivo aveva ripreso in maniera significativa a funzionare. Le imprese italiane, quindi, sono in grado di ripartire. Anche in questo momento il dato sulle esportazioni migliora, pure in un’economia mondiale in grande difficoltà.
Sicuramente il Governo deve fare di più di quello che sta facendo, magari anche insieme all’opposizione, che invece sta solo continuando ad alimentare il malcontento e sarebbe utile che spiegasse anche come risolvere i problemi. Il tema di chi non ha reddito, infatti, non si risolve con gli sgravi fiscali o con i condoni ma si risolve se si mettono in campo anche risorse e strategie.
Serve, dunque, collaborazione per dare fiducia ai cittadini. Io credo che la prima cosa che dobbiamo fare è dare il segno e rendere credibile il fatto che tutta la politica e tutte le istituzioni si stanno occupando in questo momento solo ed esclusivamente della salute dei cittadini e delle condizioni della nostra economia.
Ci stiamo occupando di combattere il virus e le sue conseguenze.
Questo, però, vuol dire non soltanto fare proposte. Delle proposte si può discutere nel merito ma è evidente che con l’opposizione non la pensiamo allo stesso modo.
C’è, però, anche un tema di clima complessivo. È evidente, infatti, che dobbiamo smettere di pensare che la funzione della politica, soprattutto in una fase come questa, sia quella di stare con il mirino puntato per capire come sfruttare ogni errore che fa l’avversario o come agitare ogni problema che viene posto.
Questo è il momento in cui dobbiamo - insieme - capire che cosa è utile fare per risolvere adesso i problemi dei cittadini che non riescono ad accedere ai sussidi e non hanno le risorse per vivere.
Questo è oggi il problema e non va agitato ma va risolto ed è quello che stiamo cercando di fare.
Oggi Conte ha dato un’indicazione seria prendendosi le responsabilità sulla Calabria: diciamo anche quando sbagliamo e chiediamo scusa, però diamo tutti l’idea che ci stiamo occupando non di fare la campagna elettorale permanente che in Italia è aperta da 15 anni ma capiamo che c’è un’emergenza e va affrontata.
Non c’è Paese al mondo in cui non c’è una collaborazione tra maggioranza e opposizione in questo momento, pur mantenendo ciascuno la propria posizione. Il giorno dopo la fine della pandemia ognuno dirà ciò che pensa, si daranno giudizi e le responsabilità ma adesso non è comprensibile la guerriglia politica quotidiana.


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