Il ritorno dei populismi e dei partiti personali

E' storia recente, in questi ultimi anni sono accadute cose che hanno segnato profondamente il Paese: la crisi che ha creato tanti problemi a tante famiglie, il governo Monti chiamato a evitare che l'Italia sprofondasse nel baratro in cui il fallimento del centrodestra l'aveva trascinato, un governo in Italia, finalmente non segnato dalle posizioni antieuropee che hanno contraddistinto il governo della Lega e del PDL, ha aiutato il rilancio dell'Unione Europea. In Lombardia, la culla del centrodestra e della Lega, la legislatura regionale si interrompe travolta dagli scandali che hanno investito la Giunta e tanti consiglieri di maggioranza.
Ce ne sarebbe abbastanza per dire che si è chiusa una fase, che il centrodestra ha fallito, che il modello populista dei partiti personali ha prodotto grandi danni al Paese, che la stagione dei patti segreti siglati in segrete stanze deve lasciare posto alla partecipazione, che questo Paese non può più permettersi coalizioni che stanno insieme solo per vincere o per impedire ad altri di vincere, che serve responsabilità, proposte e coerenza guardando all'interesse pubblico.
Invece tra ieri e oggi ci siamo ritrovati indietro negli anni, come se nulla fosse successo: Lega e Pdl, dopo mesi di litigi, nel nome di Berlusconi siglano un nuovo Patto, alla una e mezzo di notte, nella villa del cavaliere, lontani da occhi indiscreti. L'ennesimo patto fondato sullo scambio di poltrone in cui io do una cosa a te (l'alleanza nazionale) e tu dai una cosa a me (il sostegno di Maroni in Lombardia). Un accordo disperato che, come nel passato, non ha alcuna coerenza programmatica e che finge di tenere insieme le proposte della Lega con i sostenitori dell'assistenzialismo al sud impersonati da Miccichè.
Ancora una volta provano, contando sulle capacità del populista Berlusconi, a garantire ognuno i propri interessi a danno del Paese. Ma anche Monti in questi giorni appare con la testa più rivolta indietro che avanti: ripropone un nuovo partito personale, nomina i suoi parlamentari personalmente e tenta anch'egli la strada della propaganda, promettendo miracolosi interventi sulle tasse, dopo aver giustamente sostenuto la necessità di dire agli italiani la verità.
Mi pare evidente che ciò di cui il Paese ha bisogno, responsabilità, verità e partecipazione, ma soprattutto una rottura netta con gli anni del populismo e del governo negli interessi di pochi, stanno altrove. Insomma tra ieri e oggi sono più evidenti le ragioni per sostenere il PD e il centrosinistra: per non tornare indietro e aprire una stagione nuova per l'Italia e gli italiani.

Nascondi modulo commenti

 10000 Caratteri rimanenti

Antispam Aggiorna immagine Case sensitive