Relazioni Antimafia su lotta internazionale alle mafie, protezione dei testimoni di giustizia e Codice Etico per candidature

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Intervento in Senato in qualità di Relatore durante la discussione dei documenti della Commissione Antimafia sui temi della lotta alla criminalità mafiosa su base europea ed extraeuropea (doc. XXIII, n. 2), in materia di formazione delle liste delle candidature per le elezioni europee, politiche, regionali, comunali e circoscrizionali (doc. XXIII, n. 3), sul sistema di protezione dei testimoni di giustizia (doc. XXIII, n. 4).

Oggi stiamo svolgendo una discussione importante: il Senato ha fatto una scelta importante decidendo di dedicare una giornata a discutere di quanto ha prodotto la Commissione antimafia negli ultimi mesi sulla lotta alla criminalità organizzata.
Portiamo, infatti, in discussione tre relazioni – la prima sulla lotta alla criminalità mafiosa su base europea ed extraeuropea, la seconda in materia di formazione delle liste delle candidature per le elezioni europee, politiche, regionali, comunali e circoscrizionali, la terza sul sistema di protezione dei testimoni di giustizia - approvate in Commissione antimafia da tutti i componenti che hanno partecipato a quelle sedute, e poi su questo aggiungerò un passaggio.
Abbiamo approvato tre documenti che credo intervengano su questioni rilevanti per la lotta alla mafia.
Mi riferisco a due in particolare: uno riguarda le modalità con cui chiediamo all'Europa che si attrezzi per battere la criminalità organizzata, l'altro è sul tema specifico ed importante dei testimoni di giustizia e del loro trattamento, anche alla luce di una verifica del funzionamento delle leggi attuali.
Portiamo poi in discussione un documento prodotto dalla Commissione antimafia in vista delle elezioni che si sono recentemente svolte e di quelle che si svolgeranno, che tenta di dare ai partiti e alle liste alcune indicazioni per mettere le stesse liste in sicurezza rispetto alle infiltrazioni mafiose.
Credo che questi siano tre temi importanti e voglio ringraziare - lo risottolineo - la Presidenza del Senato per un scelta che in qualche modo è innovativa e irrituale. Storicamente è irrituale e innovativo che le Camere discutano nel merito i documenti prodotti dalla Commissione antimafia. Lo abbiamo fatto sulla riforma dell'Agenzia dei beni confiscati; lo facciamo oggi su questi altri argomenti. Penso che questo sia un fatto importante che lancia un messaggio chiaro: l'intero Parlamento e il Governo fanno della lotta alla mafia una priorità assoluta che va trattata come tale.
Al di là della richiesta di chiarezza sul passato, che oggi giustamente è all'attenzione dell'inchiesta, dei media e dello stesso dibattito politico, si è lavorato e tentato di lavorare in antimafia - e oggi si propongono documenti in questa direzione - per costituire proposte che partano da due principi.
Il primo è quello di verificare e capire meglio come è cambiata la criminalità organizzata in questo Paese, come si attrezza, purtroppo in negativo, per avere più possibilità di agire, quali rapporti cerca di tenere con la politica e come cambiano i rapporti con la stessa. Dopo aver verificato i cambiamenti, abbiamo cercato di verificare i limiti che la normativa antimafia in questo Paese continua ad avere o che sono stati prodotti dai mutamenti delle mafie. Oggi portiamo all'attenzione delle Camere queste valutazioni e proposte di riforma su temi importanti, così come abbiamo fatto - lo ricordo - sui beni confiscati e sulla riforma dell'agenzia. È un lavoro che già oggi è oggetto di lavoro delle Commissioni di entrambe le Camere e che è all'attenzione del Governo. Credo che a breve riuscirà a produrre un risultato efficace rispetto alla necessità di cambiare molte delle cose relative al trattamento attuale dei beni confiscati, che ha molti limiti.

Oggi noi ragioniamo su due documenti che non starò ad affrontare nel merito, ma che però voglio inquadrare.
Oggi presentiamo un documento che riguarda le politiche dell'Unione europea per contrastare le mafie. Io credo non si potesse far passare - anche per questo è un valore la discussione che facciamo oggi - il Semestre di presidenza italiana dell'Unione europea senza un intervento su questo punto. C'è un tema serio che riguarda l'adeguamento della normativa europea al contrasto delle mafie perché oggi le mafie non hanno confini. Oggi le mafie agiscono e intervengono senza badare ai confini e, anzi, le diverse normative europee possono avvantaggiare le mafie.
Faccio un esempio: se le misure di prevenzione, l'aggressione ai patrimoni dei mafiosi che abbiamo messo in campo con il sequestro e la confisca dei beni non trova applicazione in altri Paesi europei per cui, per esempio, non è previsto il sequestro preventivo dei patrimoni dei mafiosi è evidente che le mafie vadano ad investire in altri Paesi europei e diventi più difficile contrastarle. È dunque necessario che il tema del contrasto e dell'aggressione ai patrimoni si affronti in termini di battaglia europea. Così come credo che ci sia un problema legato alla possibilità di incrociare le banche dati e di avere una più forte collaborazione tra le polizie.
Ormai quotidianamente, anche in questi giorni recandoci in missione a Messina, riscontriamo quanto il nesso fra politiche di contrasto alle mafie ed Unione europea sia un tema importante. Proprio ieri ci è stato spiegato come la mafia si sta organizzando per infiltrarsi pesantemente nei finanziamenti europei all'agricoltura con modalità assolutamente innovative che, però, presuppongono una totale assenza di controlli. Quindi, anche su questo fronte si deve operare. Questo è il senso del documento molto corposo presentato oggi dalla Commissione antimafia sulla questione europea.
La sostanza però è quella cui accennavo. Quella alle mafie non può essere la battaglia di un solo Paese o la battaglia che si combatte in un solo Paese.
L'Italia è un Paese che ha una normativa antimafia molto efficace. Dobbiamo chiedere agli altri Paesi europei di acquisire alcune delle nostre norme, così come noi dobbiamo acquisire alcune norme dagli altri Paesi europei, prima di tutto quelle sull'autoriciclaggio.

L'altro documento che proponiamo riguarda i testimoni di giustizia.
Abbiamo verificato nel corso del lavoro svolto dalla Commissione che troppo spesso le persone che decidono di testimoniare contro le mafie si trovano in una situazione di difficoltà oggettiva. La condizione difficile in cui vengono a trovarsi gli stessi testimoni e le loro famiglie nel corso del regime di protezione va modificata.
Occorre ripensare complessivamente alla normativa.
Voglio fare una sintesi del documento XXIII, n. 4. Esso propone delle modifiche normative che devono servire ad incentivare chi vuole testimoniare contro le mafie cercando di fare in modo che chi testimonia non debba per forza ritrovarsi in un regime di protezione tanto pesante e duro quanto quello che molti testimoni di giustizia oggi vivono.
Pensare ad una normativa che non esponga, come accade oggi, i testimoni di giustizia in maniera tanto forte è un modo per raggiungere tale obiettivo.
Sui documenti XXIII, nn. 2 e 4, alla fine della discussione proporremo due risoluzioni chiedendo al Senato di approvare le linee indicate nei Documenti stessi augurandoci, come accaduto per la riforma dei beni confiscati, di trovare in Aula l'unanimità.
Questa unanimità c'è stata in Commissione; non ci sfugge, però, che in quella sede continua a mancare una parte della rappresentanza del nostro Paese che ha scelto di non partecipare ai lavori della Commissione. Quindi, quella unanimità non fa riferimento a chi non c'era. L'altra volta, invece, in quest'Aula si è raggiunta una unanimità reale sui beni confiscati; spero che a quella stessa unanimità si possa pervenire alla fine della discussione odierna e che, a partire dalla condivisione di questi documenti, chi oggi ha ancora scelto di non partecipare alla Commissione parlamentare antimafia possa riflettere su tale scelta alla luce di una condivisione reale del lavoro, delle proposte e degli obiettivi che ci siamo prefissati. Faccio appello soprattutto al Gruppo Forza Italia affinché svolga fino in fondo tale riflessione sia sul merito delle proposte avanzate sia soprattutto sulla partecipazione.

L'altro documento oggi in discussione è quello che abbiamo proposto ai partiti per le liste elettorali, cioè un codice etico che vada oltre quanto previsto dalla legge. La legge prevede l'incompatibilità, la cosiddetta legge Severino stabilisce una serie di norme, ma noi, come Commissione parlamentare antimafia, abbiamo suggerito di prestare più attenzione, e lo abbiamo fatto per due ragioni: vogliamo evidenziare chiaramente a tutta la politica che il tema delle infiltrazioni della criminalità organizzata nella politica - come purtroppo verifichiamo ogni giorno dalla cronaca - è molto concreto; vi è una grande aggressività delle mafie che cercano di rappresentarsi direttamente all'interno delle istituzioni. Ciò richiede un surplus di attenzione da parte della politica, non a rinunciare al garantismo, ma un'attenzione in più, per individuare i segni, le spie, che possano farci comprendere che ci sono o ci possono essere candidati che rappresentano un rischio di infiltrazione.
Il tema delle infiltrazioni della criminalità organizzata nelle istituzioni è decisivo; è il primo punto che dobbiamo affrontare, e dobbiamo farlo con grande determinazione. Questo è il messaggio che si è voluto dare con il codice etico, comportamentale, che si è proposto e si continua a proporre ai partiti. Poi ognuno decide e gli elettori valutano se applicarlo.
Ritengo, quindi, che questo documento sia utile. Non credo che avrebbe senso votarlo in un'Aula della Camera proprio perché è un codice comportamentale; tuttavia in questo documento vi possono essere anche norme utili per il lavoro delle Commissioni, del Parlamento e per le successive modifiche legislative.

Ecco, ho riassunto molto brevemente i temi che abbiamo di fronte. Insisto, però, su un punto: oggi il Senato discute su ciò che la Commissione parlamentare antimafia ha prodotto, e lo fa con un atto irrituale rispetto al passato, che credo invece debba diventare prassi. Spero, infatti, che da qui si vada avanti ad affrontare tutto ciò che, non solo la Commissione parlamentare antimafia, ma tutte le commissioni che contrastano la criminalità organizzata possono proporre, per dare il senso che, di fronte a sollecitazioni di modifiche legislative, normative e comportamentali che riguardano la lotta alla mafia, noi rispondiamo subito, tempestivamente, perché questo è un grande problema del nostro Paese che noi vogliamo combattere.

Video dell'intervento in Senato»
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