Le politiche europee per le città

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In queste settimane la Commissione Ambiente e la Commissione Europea hanno affrontato il tema delle politiche dell'unione europea sulle aree urbane. In particolare la comunicazione della Commissione Europea da cui siamo partiti chiedeva al nostro Parlamento di esprimersi sulla opportunità di creare una Agenda Urbana della UE e sulle priorità che l'iniziativa dell'Europa per le città deve scegliere. A partire dai dati sull'importanza e il ruolo delle aree urbane in Europa, il documento che è stato approvato all'unanimità e che in qualità di relatore ho proposto alle Commissioni elenca una serie di temi che devono diventare centrali per le politiche urbane europee ma anche la necessità di un forte coordinamento e interscambio tra le città e di un protagonismo loro nella costruzione delle scelte dell'unione. Bastano pochi dati per esemplificare l'importanza della questione: il 75% degli europei vive nelle aree urbane, lì quindi si concentrano mobilità, produzione, commerci, relazioni economiche e sociali. Nelle aree metropolitane sono concentrati il 75% dei consumi energetici e l'80% delle emissioni inquinanti. Ma le aree urbane sono anche il luogo in cui politiche innovative hanno prodotto e possono produrre risultati significativi per diminuire il consumo energetico, le emissioni in atmosfera e gestire i rifiuti promuovendo raccolta differenziata e riciclo. Sono state le politiche urbane a consentire che, in tempo di crisi, in metà delle città italiane la qualità della vita sia migliorata. Politiche europee coerenti possono fissare obbiettivi e promuovere strategie frutto anche di una verifica delle esperienze innovative già realizzate in alcune realtà.
Il documento che riporto di seguito elenca con un linguaggio chiaro, ne burocratico e ne formale, gli obbiettivi che l'Italia propone siano compresi nell'Agenda Urbana della UE.

SCHEMA DI RISOLUZIONE APPROVATO DAL RELATORE
SULL'ATTO COMUNITARIO n. 45

La 13a Commissione permanente del Senato, esaminata, ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, la Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni. La dimensione urbana delle politiche dell'UE - Elementi fondanti di una agenda urbana UE (COM (2014) 490 definitivo), si pronuncia, per quanto di competenza, in senso favorevole con le seguenti osservazioni:

oggi la maggioranza della popolazione europea vive in aree urbane e le città costituiscono la spina dorsale della nostra economia e della società. Le politiche europee e nazionali hanno un impatto importante sulla città, per questo è fondamentale che le politiche dell'UE abbiano una dimensione urbana. I pilastri della strategia Europa 2020, per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva, non possono essere raggiunti senza il coinvolgimento attivo delle città europee. Quello delle grandi aree urbane è un punto di vista privilegiato per capire come sia necessario adeguare sempre più le politiche europee alla dimensione delle città per far sì che uomini e donne dei paesi dell'UE possano sentirsi davvero cittadini d'Europa. Per questo è importante accelerare il processo verso l’Agenda urbana europea, che metta al centro i temi fondamentali per la vita delle persone, come la mobilità, la coesione sociale, l'immigrazione e le politiche di accoglienza.

I due obiettivi principali dell'agenda urbana dell'UE finora individuati sono il coordinamento e la coerenza delle politiche dell'Unione europea per riflettere meglio le esigenze della città e il coinvolgimento più forte e più diretto delle città nelle politiche comunitarie. L'Agenda urbana dovrebbe fornire, inoltre, un metodo di lavoro per affrontare le sfide principali che hanno davanti le città. La creazione di sedi e modalità permanenti di scambio delle esperienze e di verifica della loro efficacia diventa fondamentale per rendere le aree urbane protagoniste e promotrici delle politiche UE.

Così l'Agenda Urbana UE può servire a migliorare il coordinamento delle politiche tra i vari livelli di governance, migliorare la comprensione dei contesti di sviluppo urbano in sede di concertazione e attuazione delle politiche, armonizzare e rendere coerenti le iniziative politiche, favorire i processi di partecipazione della cittadinanza alle scelte politiche, rafforzare la capacità di promuovere cambiamenti strutturali che portino alla sostenibilità territoriale, ambientale, economica e sociale delle aree urbane, avvicinare il processo decisionale della Unione europea ai cittadini.

Le città sono il luogo dove si concentra la maggior parte della popolazione europea, il luogo dove sono più evidenti i problemi ambientali e di coesione sociale, ma anche quello dove è più possibile mettere in campo politiche che affrontino con successo quelle contraddizioni. E' per questo che - nonostante l'attuale situazione di crisi - nel 2013 è stato rilevato un miglioramento della qualità della vita, nella maggioranza delle aree urbane italiane. Da uno studio del Centro Ricerche Economiche Sociali di Mercato per l'Edilizia e il Territorio (CRESME) del 2005, emerge che innovazione, accoglienza, qualità ambientale sono le prime cause del miglioramento complessivo della vita nei Comuni.

Il Fondo Strutturale per lo Sviluppo Regionale (FESR) contribuisce al finanziamento del sostegno destinato a rafforzare la coesione economica, sociale e territoriale eliminando le principali disparità regionali nell’Unione tramite lo sviluppo sostenibile e l’adeguamento strutturale delle economie regionali, compresa la riconversione delle regioni industriali in declino e delle regioni in ritardo di sviluppo. Allo sviluppo urbano sostenibile il FESR oggi destina almeno il 5 per cento delle risorse del Fondo assegnate a livello nazionale. E' chiaro che con la istituzione dell'Agenda urbana UE andranno spostate su questo capitolo altre risorse. Il FESR sostiene, nell’ambito dei programmi operativi, lo sviluppo urbano sostenibile per mezzo di strategie che prevedono azioni integrate per far fronte alle sfide economiche, ambientali, climatiche, demografiche e sociali che si pongono nelle aree urbane, tenendo anche conto dell’esigenza di promuovere i collegamenti tra aree urbane e rurali.

Le città hanno dunque di fronte sfide importanti che devono diventare i temi prioritari dell'agenda europea. In tale contesto, devono essere elaborate alcune considerazioni i cui risvolti si intersecano sotto i diversi profili di seguito indicati.

Il finanziamento per la realizzazione delle opere urbane. In un periodo di scarse risorse e di politiche di rigore che impongono la riduzione delle spese anche per gli enti locali, quindi, è indispensabile, per finanziare le opere urbane necessarie, che si crei una partnership pubblico-privato (PPP) dove i grandi capitali privati si mettono a disposizione della pubblica utilità. In questo contesto è necessaria ed urgente una riflessione sul patto di stabilità per liberare risorse destinate agli investimenti finalizzati alle trasformazioni urbane.

Le Smart city. Bisogna ripensare le nostre città fondando lo sviluppo sull’innovazione, sulla green economy e sulla digitalizzazione; per questo serve però un cambio di passo anche culturale, e saper sfruttare a pieno le tecnologie per la gestione della mobilità, del welfare, della sanità e del risparmio energetico. Oggi e possibile sburocratizzare e garantire ai cittadini un accesso rapido ai servizi e a tutti la conoscenza in rapporto ai propri bisogni.

La coesione sociale. Nella crisi in tutte le città si allargano le disparità, occorre quindi costruire politiche di inclusione che eviti la divaricazione tra i cittadini che si trovano in condizioni economiche, lavorative e sociali differenti. Occorre altresì impegnarsi per battere la precarizzazione della condizione dei giovani e la loro esclusione dal mondo del lavoro.

La riorganizzazione del territorio. L’Unione europea, anche attraverso il Patto dei sindaci e la strategia 20-20-20, assume la riorganizzazione del territorio quale tema centrale della futura agenda urbana. Le città devono imparare a crescere senza ulteriore consumo del suolo. Va ripensato l’utilizzo del suolo, in particolare recuperando il patrimonio edilizio o gli spazi industriali inerti che possono diventare occasione di rigenerazione urbana.

Il recupero delle periferie. Troppo spesso nessuno vi ha speso tempo e denaro per far manutenzione generando degrado urbano, ambientale e sociale. Ma sono proprio le periferie le città del futuro. Le periferie sono la grande scommessa urbana dei prossimi decenni attraverso un'operazione di rammendo urbano che le trasformi in una parte integrante delle città.

La sostenibilità delle città. Il tema della sostenibilità delle città assume in questo quadro una rilevanza straordinaria. Quattro europei su cinque vivono ormai nelle città e devono far fronte a problemi comuni: dalla cattiva qualità dell’aria al traffico, dagli elevati livelli di consumo di energia alla produzione di rifiuti e di acque reflue, alle emissioni di gas serra.
Tre sono gli obiettivi prioritari per una reale modifica nella direzione di una maggiore sostenibilità ambientale dei comportamenti dei cittadini residenti e dei city users:
a) ridurre la quantità di rifiuti prodotta come cardine per un’efficace politica di gestione del problema dei rifiuti urbani realmente orientata al loro riciclo e al loro recupero;
b) accrescere l’efficienza energetica sfruttando l’enorme potenziale di risparmio che caratterizza il patrimonio edilizio delle città e delle aree urbane;
c) riorganizzare la mobilità pubblica e privata nelle aree urbane. Si tratta di interventi che hanno un profondo rilievo non solo sotto il profilo ambientale, ma anche dal punto di vista economico ed occupazionale, considerato il loro evidente legame con attività produttive di natura e dimensione prevalentemente locale.

I centri urbani rappresentano quindi gli spazi dove i problemi ambientali si mostrano più gravosi e dove gli effetti negativi derivanti dall’inquinamento creano i maggiori problemi sia sulla qualità di vita sia sulla salute umana. Nelle aree urbane vive oltre la metà della popolazione mondiale che svolge quotidianamente molteplici attività di consumo, lavoro, tempo libero, cura familiare e personale, impegni sociali. Tali attività, che hanno un rilevante impatto - diretto e indiretto - sull’ambiente in termini di produzione di emissioni, consumo di risorse naturali, influenzano le condizioni di vita collettive e pesano sui fattori che determinano i cambiamenti climatici. Tali effetti sono più o meno ampi in funzione dei diversi stili di vita, delle abitudini di consumo e dello specifico contesto geografico. Combattere i cambiamenti climatici è una delle maggiori sfide alle quali ci troviamo di fronte. Ridurre l’impatto negativo degli agglomerati urbani e migliorare la qualità dell’ambiente urbano, rendendo le città luoghi di vita, lavoro e investimento più attraenti e più sani devono pertanto essere tra i principali obiettivi delle politiche urbane.

Quindi rispetto alla sostenibilità ambientale le aree urbane occupano un ruolo di indubbio rilievo.
In particolare si ritiene che oggi le aree metropolitane siano responsabili di più del 75% dei consumi di energia e di circa l’80% delle emissioni climalteranti. E' quindi necessario che proprio sulle aree metropolitane si concentri una maggiore attenzione nella definizione dell'agenda europea. Il peso complessivo delle emissioni associate al settore residenziale, al terziario, alle istituzioni e al trasporto in Italia è infatti andato crescendo nel corso dell’ultimo ventennio, passando dal 33% del totale del 1990 al 37% del 2008. Particolarmente evidente è la crescita del settore dei trasporti (+20,39%) che costituisce, in realtà non solo in Italia, l’anello debole nell'ambito dei più generali sforzi compiuti nella lotta ai cambiamenti climatici.

La promozione di pratiche virtuose di consumo delle risorse naturali. Occorre promuovere comportamenti virtuosi da parte dei cittadini con riferimento al consumo di risorse naturali - come l’acqua - ai fabbisogni energetici, alla produzione di rifiuti ed alle scelte di mobilità può avere un indubbio ruolo sulla sostenibilità ambientale delle aree urbane e non solo. In effetti, condotte maggiormente sostenibili sotto il profilo ambientale da parte dei singoli cittadini possono consentire tanto il miglioramento delle condizioni ambientali delle aree nelle quali risiedono, quanto contribuire al raggiungimento delle stesse condizioni a livello nazionale e globale. La modifica nella direzione di una maggiore sostenibilità ambientale dei comportamenti e delle scelte di consumo dei singoli cittadini è infatti un aspetto imprescindibile se l’intento è quello di un radicale cambiamento delle relazioni economiche e sociali con l’ambiente. Si tratta di rendere consapevole il cittadino del legame e delle relazioni esistenti fra le azioni che svolge quotidianamente e l’ambiente e di sostenere a livello normativo mediante un sistema di regole e di incentivi che ne valorizzi pienamente il possibile contributo nella riduzione dell’impatto ambientale. Anche nella prospettiva descritta, le città metropolitane sono indubbiamente un ambito privilegiato.

I grandi eventi e le politiche urbane. I grandi eventi sono una finestra di opportunità per le politiche urbane. Per le aree urbane, infatti, l’essere sede di eventi di rilevanza internazionale è parte fondante di una strategia orientata in senso economico o pro-growth, poiché essi sono “fonte di vantaggi competitivi nell’arena internazionale”. Il posizionamento delle aree metropolitane nella competizione internazionale è assunta dal sistema politico italiano come questione di interesse strategico nazionale, ciò che ha comportato anche in Italia l’attivazione di politiche pubbliche urbane in occasione di grandi eventi. Lo Stato infatti interviene con proprie politiche accompagnando (o perfino guidando) gli attori del governo locale. Questo dà luogo a reti e coalizioni anche trasversali rispetto agli assetti politici.

Promozione del patrimonio culturale e artistico delle aree urbane. È importante favorire la promozione, oltre ai confini europei, e lo sviluppo del patrimonio culturale e artistico che caratterizza le aree urbane, affinché tale patrimonio possa costituire un volano per la crescita di turismo, economia e occupazione.

Occorre altresì valorizzare le aree perturbane che ospitano attività agricole spesso di nicchia e legate alla richiesta di produzioni di qualità a chilometri zero. Le potenzialità progettuali di queste discontinuità rurali nelle aree urbanizzate possono consentire importanti innovazioni sia in termini di modelli di consumo sia con riferimento agli scenari urbanistici.
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