Mafia Capitale: grave il tentativo di Alemanno di autoassolversi

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La tesi sostenuta da Alemanno secondo cui il sindaco non poteva sapere è francamente un tentativo di autoassolversi che consideriamo grave e politicamente colpevole.
Al di là delle decisioni che assumerà la magistratura ci aspettavamo da Alemanno che si assumesse la responsabilità di aver guidato l'amministrazione capitolina negli anni in cui la criminalità organizzata si è insediata in Comune. Lui ha scelto gli uomini che hanno fatto nell'amministrazione gli interessi della criminalità, lui ha raddoppiato gli appalti alle cooperative sociali, lui non può considerare normale che le aziende beneficiate dalla sua amministrazione abbiano sostenuto la sua fondazione e le sue campagne elettorali, legando quei contributi alle scelte dell'amministrazione che li favorivano.

Testo dell'intervento in Commissione Antimafia durante l'audizione di Alemanno
:

Innanzitutto, vorrei fare alcune considerazioni. 
Trovo un po’ stupefacente il fatto che Alemanno consideri le vicende di “Mafia Capitale” come una cosa che si è disvelata in seguito ad un articolo dell’Espresso. 
Un attento conoscitore di Roma quale è Alemanno deve sapere che questo scenario - che poi l’inchiesta “Mafia Capitale” ha definito concretamente -  era un quadro noto, che addirittura molti romanzi avevano raccontato. Mi pare difficile, quindi, affermare che nessuno aveva l’idea che a Roma ci potesse essere un intreccio con organizzazioni criminali di quel tipo.
L’altra tesi che Alemanno ha esposto più volte nella sua relazione è che non ci sono anticorpi e non ci sono paracaduti per proteggere le amministrazioni dalle infiltrazioni di questo tipo. Tesi, questa, che aveva sostenuto anche il Prefetto Pecoraro durante le audizioni in Commissione Antimafia e che, personalmente, non condivido, in quanto non penso che sia possibile farsi eleggere Sindaco per poi sottoporsi ad un destino cinico e baro in cui può capitare di trovarsi improvvisamente senza una possibilità di contrasto ad una situazione come quella che si è trovata di fronte Alemanno.
Personalmente, ritengo che giustizia e magistratura faranno il loro corso, ma ci sono delle responsabilità politiche che ci si deve assumere, sapendo che l’inchiesta in corso racconta di “Mafia Capitale” non rispetto all’amministrazione precedente ma rispetto a quella di Alemanno. In base a quanto è emerso dall’inchiesta, si evince che è avvenuto un intreccio molto forte tra criminalità organizzata e l’amministrazione romana durante il mandato di Alemanno. 
Avrei poi alcune domande da porre all’ex Sindaco.
La prima riguarda il nesso stretto tra le scelte operate dall’amministrazione e gli interessi che sono stati tutelati (delle cooperative di Buzzi e non solo): ci sono dei nomi e cognomi di persone legate ad Alemanno, come Panzironi, Testa, Pucci e persone che hanno rapporti diretti anche con Carminati (o almeno così emerge dall’inchiesta). Si tratta di persone che sono state nominate o direttamente da Alemanno o su suo consiglio in enti pubblici, e alcune di queste persone era anche già indagate (Pucci, ad esempio, era addirittura stato condannato per reati legati all’eversione ma anche Panzironi nell’ultima fase è stato nominato nonostante fosse stato indagato). C’è, quindi, una responsabilità politica su cui chiedo ad Alemanno di andare un po’ più a fondo. 
Trovo normale che quando una persona viene eletta Sindaco di una città si voglia circondare di persone competenti ma anche fidate ma qui si è andati oltre e quelle persone sono state quelle su cui si è fondato l’intreccio di cui stiamo leggendo e che è alla base dell’inchiesta “Mafia Capitale”.
Chiedo poi ad Alemanno perché si è operato per mandare via il Direttore Generale precedente. Da quello che si capisce sembra che ci sia stato un lavoro orchestrato da Panzironi – con cui Alemanno ha un rapporto stretto – per mandare via quel direttore in un’azienda che, ricordo, sotto il mandato di Alemanno ha assunto 2.000 persone e anche su questo vorrei che l’ex Sindaco dicesse qualcosa. 
L’altra questione riguarda il capire il nesso tra i rapporti tra le cooperative di Buzzi e i contributi alla campagna elettorale o alla fondazione politica e anche rispetto agli appalti della Breda per i pullman che sono stati discussi anche alla presenza di Alemanno e su cui Mancini ha dichiarato di aver ricevuto un beneficio economico personale significativo (una tangente).
L’ultimo punto è il “senza paracadute” raccontato da Pecoraro. Durante l’audizione in Commissione Antimafia, questa affermazione gli era stata contestata. A mio avviso la Prefettura di Roma aveva la responsabilità di controllare come venivano spesi i soldi che metteva a disposizione per i campi profughi. All’ex sindaco, però, chiedo come mai non si è controllato la qualità della spesa rispetto ai campi nomadi che, invece, è una responsabilità dell’amministrazione comunale. Il funzionamento dei lavori della cooperativa (che pure era la più grande attiva nel settore) non è stato controllato, così come non è mai stato fatto un controllo di congruità della spesa come dimostrano le intercettazioni. 
 

Intervento in Commissione Antimafia e risposta di Alemanno»


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