Bene Cartabia, fare presto le riforme della Giustizia

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La ministra Cartabia ha oggi chiesto a tutte le forze di maggioranza il massimo di collaborazione per realizzare al più presto le riforme di cui il Paese ha bisogno: investimenti nel Recovery per assunzioni e digitalizzazione, processo penale e civile.
Abbiamo aderito all’invito e condiviso le linee e il metodo di lavoro che la ministra ci ha proposto.
In particolare è importante la volontà della Cartabia di cercare ed estendere subito l’applicazione di tutte quelle buone pratiche che hanno dato risultati positivi in Italia e in Europa. In questo senso, la pandemia ci ha costretto a introdurre misure emergenziali e innovative nel sistema giudiziario.
Noi pensiamo che ora serva verificare i risultati e riprodurre tutte le misure che hanno velocizzato le procedure.
Abbiamo anche condiviso con soddisfazione l’attenzione e la sensibilità che la ministra ha dimostrato sulla necessità di migliorare la situazione nelle carceri e applicare la Costituzione, intendendo la pena come un’opportunità di recupero e reinserimento.
Anche gli interventi sull’edilizia carceraria, finalizzati ad allargare le opportunità di studio e di lavoro all’interno degli istituti, e l’attenzione alle pene alternative e al trattamento esterno sono obiettivi che condividiamo e su cui daremo il nostro contributo.

Siamo molto d’accordo con Draghi

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Siamo molto d’accordo con Draghi.
Da tempo sostenevamo la necessità d’investimenti e in particolare sui settori che ha indicato Draghi: la digitalizzazione del Paese e la necessità di avviare un’economia ambientale che investa sull’innovazione e sulle nuove tecnologie.
Questo è il futuro del Paese, se vogliamo garantire un futuro ai giovani.
Sul merito vediamo, Draghi ha indicato un metodo che condividiamo. Penso che, però, siano chiari i punti fermi: la proporzionalità e la necessità comunque di mantenere un forte impegno per la lotta all’evasione fiscale. 

La legge Zan è’una legge di civiltà e di buonsenso

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Il senatore Malan deve avere maggiore rispetto del Parlamento.
Il disegno di legge Zan, ora all’attenzione del Senato, è stato approvato a larga maggioranza e a voto segreto dalla Camera, evidentemente anche con il contributo di deputati di Forza Italia.
Il segretario del Pd Zingaretti fa bene a chiedere che l’iter legislativo di questa proposta venga completato al Senato.
E’ una legge di civiltà e di buonsenso che contribuirà ad aumentare i diritti riconosciuti nel nostro Paese e che nulla a che fare con la caricatura disegnata da Malan.
L’idea che una maggioranza larghissima come quella che sostiene il governo Draghi possa essere usata per impedire al Senato di approvare norme che provengono dalla Camera è davvero singolare.
Le sue parole sono inaccettabili.

Siamo impegnati ad affrontare i problemi dei cittadini

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Il Partito Democratico vuole risolvere presto questa crisi grave e ingiustificata.
Siamo impegnati a costruire un Governo con Giuseppe Conte, con una maggioranza ampia e coesa e un patto di Legislatura per affrontare i problemi degli italiani: la sanità, la scuola, la riforma della Giustizia, degli ammortizzatori sociali e del fisco in senso progressivo.

Video della dichiarazione a SkyTg24»
Video della dichiarazione al Tg3»
Video della dichiarazione al Tg1»


Tempi stretti per la Legge di Bilancio ma nelle regole costituzionali

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È insostenibile l'equiparazione tra le modalità di approvazione in Senato dell'attuale legge di bilancio e della legge di bilancio passata nel dicembre 2018. Due anni fa il Pd promosse ricorso alla Consulta perché commissione e Aula furono chiamati a votare un testo ignoto fino a poche ore prima, frutto di un maxiemendamento presentato in extremis dal Governo.
Venne lesa in pieno una prerogativa costituzionale: il diritto dei parlamentari a conoscere ciò su cui devono deliberare.
Nelle ultime 48 ore il Senato si è misurato con un testo immutato rispetto a quello licenziato dalla Camera 7 giorni fa.
La differenza è grossa e non la vede solo chi non la vuol vedere.
Che si sia di fronte a una procedura dai tempi troppo stretti e quindi meritevole anche di riflessioni critiche è indubbio.
Ma dire che siamo di fronte a un bis del 2018 è affermare il falso.