Una strategia energetica per l’Italia

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Intervento all’incontro organizzato da Federmanager sul tema “Una strategia energetica per l’Italia. Le prospettive del sistema energetico italiano in un contesto sempre più globalizzato” – video»

Federmanager, con il convegno sulle prospettive del sistema energetico italiano, mostra di aver posto questo tema tra le proprie priorità.
Ascoltando gli interventi che si sono susseguiti nel corso della mattinata, si coglie la consapevolezza che il tema riveste per il nostro Paese e anche la necessità che venga affrontato in modo ampio il ragionamento sulle strategie da adottare per il futuro, avendo chiaro quali sono le compatibilità ambientali da rispettare e le specificità dell’Italia.
I punti di riferimento per affrontare la questione sono indubbiamente COP21 e la successiva conferenza di Marrakech, con cui è stato definito il piano operativo.
La Commissione Ambiente del Senato ha recentemente approvato un documento contenente un contributo alla Strategia Energetica Nazionale che si sta preparando.
Sia l'Unione Europea che COP21 impongono obiettivi seri e rigidi per la costruzione della Strategia Energetica Nazionale sul come contenere il riscaldamento globale entro il 2050 e le verifiche quinquennali da effettuare. L’Italia, per affrontare il tema, si muove dentro a questo quadro.
Due sono gli obiettivi da porsi per rispettare gli accordi internazionali: il primo è produrre energia riducendo le emissioni di anidride carbonica e gas serra e l’altro è ridurre il fabbisogno e il consumo energetico.
Questa non è la prospettiva per la decrescita felice ma è una grande opportunità per le aziende e per il mercato perché vuol dire investire in tecnologie, in ricerca e in un'idea di futuro in cui si riesca a produrre e a vivere consumando meno energia.
L’efficienza energetica, quindi, diventa il tema fondamentale.
Tra il 1990 e il 2014, in Italia, le emissioni di gas serra si sono ridotte complessivamente del 34%, soprattutto grazie al settore industriale.
Nello stesso periodo, invece, le emissioni derivate da residenze e più complessivamente dal settore domestico hanno registrato un aumento del 45%. È soprattutto qui, dunque, che si deve intervenire se si vuole raggiungere l’obiettivo di ridurre il fabbisogno energetico.
In questo settore occorre misurarsi rispetto alla possibilità che l’efficienza energetica diventi un’opportunità per il Paese e per le aziende.
Complessivamente, abbiamo un patrimonio abitativo di circa 29 milioni di abitazioni. Il 60% di questo patrimonio è stato costruito e realizzato prima dell’entrata in vigore delle prime leggi con cui venivano definiti i primi criteri di efficientamento energetico e, quindi, hanno più di 45 anni.
C’è, dunque, un significativo patrimonio edilizio che oggi è fuori norma, non è efficiente dal punto di vista energetico e ciò comporta grandi consumi e grandi sprechi.
Efficientare questo patrimonio poterebbe a ridurre tra il 60 e l’80% i consumi energetici.
A questo si aggiunge il fatto che – come mostrano, purtroppo, i dati di questi mesi - circa 12 milioni di abitazioni in Italia non sono realizzate con criteri antisismici dove, invece, dovrebbe essere fatto.
I temi, quindi, sono molto seri e vanno affrontati.
Per migliorare gli obiettivi di efficientamento energetico, in questi anni, abbiamo fatto delle scelte come l’introduzione dell'ecobonus, che ha previsto detrazioni fino all’80% per lavori di efficientamento e l’estensione delle stesse per i condomini, incentivando anche l’utilizzo di sistemi di produzione di energia rinnovabile (dalle pompe di calore, al solare termico, all’utilizzo del biometano).
Queste scelte hanno prodotto buoni risultati sotto ogni punto di vista: aumento dell’efficientamento energetico, riduzione dei consumi, sostegno alle aziende e all’occupazione e ripresa di un settore come l’edilizia, che si deve innovare ma è fondamentale per il nostro Paese. Per questo, ritengo che queste misure vadano consolidate e rese permanenti, senza che vi sia la necessità di doverle riconfermare ogni anno all’interno delle Leggi di Stabilità.
Nel 2015, in Italia, abbiamo investito 5 miliardi e mezzo sull’efficientamento energetico solo grazie agli incentivi e siamo diventati uno dei 10 Paesi migliori da questo punto di vista.
Questo significa che lo strumento fiscale funziona. Abbiamo, comunque, avuto modo di verificare i limiti delle detrazioni perché servono anche altri strumenti finanziari che consentano investimenti a chi non ha la possibilità e la liquidità necessari per anticipare i soldi. Le detrazioni, infatti, vanno bene ma occorre che ci sia un patrimonio iniziale da spendere.
Su questo aspetto occorrerà lavorare, ci sono già anche un po’ di idee e proposte.
L’altra questione che è contenuta nel parere della Commissione Ambiente del Senato sulla Strategia Energetica Nazionale riguarda le energie rinnovabili e le energie alternative. Grazie agli incentivi arrivati fino al 2013, abbiamo sviluppato in maniera straordinaria il solare e l’eolico e gli effetti positivi continuano ancora anche se quegli incentivi sono terminati.
Sempre grazie a questo sono stati anche già raggiunti gli obiettivi che erano previsti per il 2020 dal Protocollo di Kyoto, con il 17% di produzione di energia da fonti rinnovabili.
Vi sono, inoltre, tre questioni su cui occorre lavorare.
Innanzitutto, è necessario ragionare su una riproposizione degli incentivi in forme nuove rispetto al passato. 
In secondo luogo, c’è un problema di accumulo di energia perché spesso ne produciamo con sistemi alternativi da impianti molto decentrati e non riusciamo a valorizzarla tutta.
Infine, sempre per questa ragione, è necessario potenziare la rete di distribuzione.
Su questa questione si va ad inserire il tema dei trasporti e della mobilità.
Al momento è allo studio una proposta che, a mio avviso, dovrebbe diventare una prospettiva trovando concretizzazione in un decreto volto a favorire l’uso di biocarburanti e dell’elettrico sulle auto e sulla mobilità. Attualmente si tratta solo di un’ipotesi da valutare e non è detto che si riuscirà a portarla avanti, data la fragilità della situazione politica ma, in ogni caso, sottotraccia alle questioni riguardanti le energie rinnovabili e alternative, così come alla questione della mobilità e dell’efficienza energetica, c’è il tema fondamentale della promozione e dell’incentivazione della ricerca e dell’innovazione.
È indispensabile innovare le tecnologie per migliorare i sistemi di accumulo, i materiali per l’efficienza energetica degli edifici e per fare in modo che le auto siano il meno inquinanti possibile.
Per un Paese come il nostro, penso che il tema della ricerca sulle tecnologie e sull’innovazione diventi decisivo, oltre che essere una grande opportunità per le aziende.
Infine, non vorrei dimenticassimo che l’Unione Europea riconosce nell’economia circolare una delle strategie di sviluppo più importanti e la promuove in tutte le sue direttive e, nel Parlamento italiano, recentemente, abbiamo fatto una legge proprio su questo.
In Parlamento, infatti, abbiamo approvato una legge che mette in campo azioni positive per ridurre gli sprechi e trasformare ciò che oggi sono esclusivamente scarti e rifiuti (sia della produzione che urbani e del consumo) in risorse per la produzione di energia e il risparmio energetico.
Dare valore alle materie prime secondarie e a scarti e rifiuti è una rivoluzione culturale che dobbiamo affrontare e realizzare, anche facendo uno sforzo per promuovere le buone pratiche.
Il teleriscaldamento, ad esempio, è una cosa straordinaria con cui si trasformano rifiuti e scarti in energia.
Il riciclo - che è alla base dell’economia circolare - è uno strumento fondamentale che prevede ovviamente la raccolta differenziata.
Rimane, comunque, fondamentale prevedere modelli di produzione e di consumo sostenibili e, anche sotto questo aspetto, c’è un grande spazio per l’innovazione e per le aziende che fanno innovazione.
Se il tema è “essere futuri”, come si è detto all’inizio dell’incontro organizzato da Federmanager, l’economia circolare è sicuramente un tema decisivo e un’opportunità straordinaria per un Paese come il nostro che ha sempre subito il GAP energetico in assenza di materie prime proprie e in assenza di opportunità di produzione energetica. Inoltre, è una straordinaria opportunità per investire in ricerca e in tecnologie, e credo che sia davvero necessario farlo, sapendo che energie rinnovabili, riuso e risparmio energetico sono i fronti con cui possiamo portare un contributo allo sviluppo dell’Italia.


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