Ricostruire capitale sociale per combattere le disuguaglianze

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Intervento alla videoconferenza "Ricostruire capitale sociale per combattere le disuguaglianze".

Abbiamo voluto organizzare questo evento con Associazione Democratici per Milano e AreaDem Lombardia a cui diamo molta importanza e perché mette i piedi nel piatto su una questione fondamentale in questa fase e, soprattutto, in prospettiva, che la politica deve saper affrontare meglio, con più conoscenza e con più capacità di mettere in campo gli strumenti giusti rispetto al passato.
Il tema è quello delle diseguaglianze e ne abbiamo discusso con il professor Enrico Giovannini, Portavoce di ASviS Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile, la professoressa Antonella Sciarrone Alibrandi, Prorettore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, che in questi anni si è occupata molto degli impoveriti, di chi ha perso il reddito e si è trovato in una condizione di non riuscire più a far fronte agli impegni presi; Chiara Braga, membro della Segreteria Nazionale Partito Democratico, che in questi anni ha seguito i temi dello sviluppo sostenibile e in queste settimane si sta occupando di costruire insieme al resto della maggioranza le idee su cui fondare le politiche da mettere in campo utilizzando il Recovery Fund; Silvia Roggiani, Segretaria PD Milano Metropolitana e David Sassoli, Presidente del Parlamento Europeo, che siamo contenti di avere ospitato dopo lo straordinario risultato che si è ottenuto al vertice europeo, superando i veti di Ungheria e Polonia, senza rinunciare al vincolo di rispetto delle regole europee e dello Stato di diritto, riuscendo finalmente a chiudere le questioni del Bilancio europeo e avviando il processo per il Recovery Fund.
Abbiamo pensato di fare questa iniziativa perché del tema delle diseguaglianze si parla troppo poco ma è un tema fondamentale che deve diventare centrale per la politica: ce ne accorgiamo ogni volta che c’è un rapporto del Censis o un rapporto che guarda alle condizioni sociali ed economiche del Paese e ce ne accorgiamo ogni volta che viene segnalato che la situazione delle diseguaglianze peggiora. È successo con la crisi del 2008, che progressivamente ha aumentato le diseguaglianze e ha creato un impoverimento più diffuso del passato in molte realtà e anche nel nostro Paese e oggi, il rischio concreto che si sta già verificando, è che la crisi che ha prodotto la pandemia crei le stesse condizioni, cioè un ulteriore impoverimento, ulteriori distanze sociali e ulteriori diseguaglianze.
Il tema riguarda una povertà diffusa cronica, riguarda fasce di persone che, improvvisamente, si sono trovate e si stanno trovando in una situazione di impoverimento che non consente più loro di far fronte a impegni che avevano preso e vengono trascinate in una situazione di povertà.
Il tema riguarda poi una grande fascia di lavoratori sommersi, che non sono riconosciuti in quanto fanno lavoro nero e che oggi restano fuori da qualunque tipo di sostegno o ristoro.
Il reddito di emergenza è una risposta sicuramente insufficiente a questo tema.
Questo è il quadro.
Stiamo parlando di milioni di persone nel nostro Paese e non solo che scivolano verso la povertà.
Il punto, allora, non può essere soltanto ed esclusivamente quello di mettere in campo i ristori, la cassa integrazione e gli ammortizzatori sociali per far fronte a un’emergenza, ma occorre mettere in campo strategie e politiche attive per fare in modo che quelle diseguaglianze, che si stanno allargando, si fermino e che si diano opportunità diffuse, sapendo che le differenze economiche producono differenze su tutto, minor accesso alle tecnologie, minor accesso all’istruzione e, quindi cronicizzano, ancora di più la povertà.
Questo è ciò di cui vogliamo discutere.
I dati lombardi e milanesi mostrano un aumento significativo di persone che si trovano in condizione di povertà assoluta: si parla di oltre il 20% rispetto allo scorso anno.
Con l’amministrazione comunale si è provato a dare ristori e ad impiegare al meglio le risorse che anche il Governo ha messo a disposizione per affrontare i temi dell’indigenza.
Questo è un aspetto che la politica deve affrontare.

Antonella Sciarrone Alibrandi, Professoressa Ordinaria di Diritto dell’economia presso la Facoltà di Scienze Bancarie, Finanziarie e Assicurative e Prorettore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, si occupa da diverso tempo degli impoveriti. Si tratta di persone che, con la crisi economica precedente e con la crisi attuale, hanno visto il loro reddito cambiare drasticamente e si sono trovate in una condizione molto difficile perché non sono più riuscite a far fronte agli impegni che avevano preso precedentemente e questo li ha fatti scivolare in una situazione di grandissima difficoltà, che hanno vissuto spesso in totale solitudine.
La Professoressa Sciarrone Alibrandi ha messo in campo una serie di studi e una serie di proposte sui singoli temi, per dare una mano a queste persone.
Credo, quindi, che sia utile poter attingere alla sua esperienza, visto che purtroppo questo sarà un problema con cui ci dovremo misurare anche nei prossimi mesi.

Il Professor Enrico Giovannini, Portavoce di ASviS Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile, in questi giorni, da diverse interviste rilasciate, ha cercato anche di stimolare il Governo e la politica ad avere una risposta più pronta e un indirizzo più efficace rispetto ai temi dello sviluppo sostenibile, che non è solo quello ambientale ma è soprattutto quello civile e sociale.
Senza risparmiare critiche anche giuste, credo che il Professor Giovannini ci abbia prospettato una sfida molto affascinante e pensiamo che la politica debba raccoglierla, se serve a far star meglio i cittadini oggi e in futuro.

A David Sassoli, Presidente del Parlamento Europeo, sono andati i complimenti per i risultati ottenuti sul Recovery Fund, per non aver ceduto sui principi e aver ottenuto comunque un risultato importante.
Sassoli si è espresso con passione e franchezza.
Premettendo che siamo in un Paese che vive grandi difficoltà perché abbiamo una Pubblica Amministrazione che funziona male, credo che in questi nove mesi di pandemia, comunque, siamo riusciti a fare cose importanti per non far subire ai cittadini il peso della crisi.
Le riforme sono storicamente difficili da fare in questo Paese eppure credo che le dovremmo fare.
In ogni caso, mi pare che il Parlamento abbia assunto l’impegno di affrontare alcune riforme come questione dirimente.
Il fatto di avere a disposizione delle risorse, infatti, non basta e credo che questo sia un tema che vada introiettato.
Servono riforme, dalla Giustizia a alla Pubblica Amministrazione.
Se riusciamo a far prevalere l’attenzione, l’interesse e la passione per fare le cose e ottenere i risultati, invece che riattivare il teatrino della politica, credo che ce la potremo fare.

Ci sarà da fare un lavoro complicato, però, oggi abbiamo avuto un po’ di respiro rispetto alle discussioni di questi giorni.
Per concludere, mi pare che in questa iniziativa ci siano stati due fili conduttori.
Il primo è la consapevolezza che le cose non torneranno come prima e comunque sarebbe sbagliato pensare o volere che le cose tornino come prima: cambierà tutto, cambierà il modo di lavorare, cambierà il modo di muoversi, cambierà il modo di stare insieme e il modo di concepire le città.
Questo o lo si subisce o lo si governa.
Penso che la sfida vera che abbiamo davanti e di cui siamo consapevoli sia quella di governare i processi e pensare a cosa deve succedere quando finirà questa maledetta pandemia, avendo in mente che il tema delle diseguaglianze è fondamentale e va affrontato.
Un’altra questione riguarda una tensione che sento spesso nelle discussioni di questi mesi e anche tra di noi c’è la consapevolezza su questo: nel Paese, sicuramente è importante progettare ma poi il punto è che c’è una difficoltà a mettere a terra i progetti e a concretizzare tante delle proposte e tante delle idee che ci sono perché non sempre abbiamo una struttura che ci consente di farlo. Da qui bisognerà ripartire per mettere il Paese nelle condizioni di realizzare i progetti in tempi rapidi, ragionevoli, consoni con le sfide che abbiamo di fronte.
Proseguiremo questo lavoro con nuove iniziative perché penso che anche le associazioni, oltre che al Partito Democratico, debbano pensare a come progettare il futuro e non perderci soltanto dentro i meandri di un teatrino della politica che purtroppo ogni tanto riprende a prevalere.

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