Coronavirus: i tragici errori della Lombardia e i cambiamenti necessari

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Intervento svolto alla videoconferenza "Coronavirus: i tragici errori della Lombardia e i cambiamenti necessari" con Beatrice Lorenzin, Carlo Borghetti e Emilia De Biasi (video).

In Parlamento ci sono state un po’ di discussioni anche accese sulla Lombardia e, in particolare, sulla sanità lombarda. C’è stato anche uno spiacevole intervento di un parlamentare di M5S che ha attaccato la Lombardia e i lombardi in maniera scriteriata, consentendo alla Lega di fare un po’ di vittimismo. Credo, però, che su questa vicenda occorra anche fare un po’ di chiarezza.
Salvini, in Senato, ha detto che ama la Lombardia ma non credo che sia un bel modo di amare la Lombardia quello di nascondere la realtà.
La realtà è che in questa Regione la percentuale di morti è stata la più alta d’Italia ma anche d’Europa e, quindi, qualcosa non ha funzionato sul modo di curare i malati e questa discussione va affrontata, non per gettare la croce addosso a qualcuno ma perché bisogna evitare che si ripeta.
C’è stata anche un’intervista a Formigoni in cui l’ex Presidente lombardo scarica su Fontana la responsabilità di non aver attivato immediatamente la sanità privata per assistere i malati e ha attaccato Maroni dicendo che è stato lui a cancellare la sanità territoriale in Regione e, quindi, ha una responsabilità molto forte rispetto a quello che è successo.
La Procura di Milano, inoltre, ha comunicato di aver aperto un’inchiesta sull’ospedale costruito in fiera.
Oggettivamente, c’è stata una spesa ingente senza adeguati risultati e anche molti di coloro che hanno volontariamente sostenuto quella realizzazione oggi ne stanno chiedendo conto.

Sulle vicende di questi mesi, c’è chi dice che si sono ascoltati troppo i medici mentre altri dicono che il problema è che sono i politici a decidere su queste cose perché tutti sono stati nominati dalla politica.
Il mondo scientifico, però, non ha saputo dare indicazioni univoche di fronte a questa pandemia. È interessante, quindi, capire qual è stato il cortocircuito anche rispetto a queste vicende.
Inoltre, c’è il tema del cosa fare adesso; il giudizio sulla politica della Regione rispetto ai tamponi e rispetto ai test sierologici. In Parlamento, sostenendo la proposta di Zingaretti, abbiamo chiesto di far rientrare i test sierologici tra le prestazioni essenziali e, quindi, garantite a tutti i cittadini mentre in Lombardia, in questa fase, chi vuole fare i test se li deve pagare.
Non è accettabile che non ci sia una consapevolezza da parte dell’amministrazione regionale su ciò che è successo. Perché la Lombardia è diventato il luogo in cui si muore di più che altrove? Il primo contagio è stato trovato a Roma, il focolaio del Veneto è stato individuato insieme a quello di Codogno ma a Roma e in Veneto hanno affrontato la questione subito e ottenendo dei risultati positivi, con un tasso di mortalità molto più basso di quello che si è avuto in Lombardia.
Ora siamo nella fase 2 e il virus è tutt’altro che sconfitto: ci dobbiamo convivere ed è ormai accreditata l’ipotesi che il virus possa riprendere forza nel mese di ottobre e bisogna sapere cosa fare, se ci sarà un vaccino o qualcosa che possa aiutare.

In questi giorni ci stiamo occupando del Decreto n.28 che contiene le norme per l’APP Immuni. Si è molto discusso delle questioni riguardanti la privacy per questa APP ma in Regione Lombardia si è fatta un’APP che raccoglie anche le cartelle cliniche delle persone e chi si occupa di privacy sostiene che questo è molto pericoloso.
Inoltre, sono Relatore in Senato del decreto che contiene anche le norme inerenti l’APP Immuni e vedo che le si sta facendo una gran pubblicità negativa. Tutte le trasmissioni televisive che se ne occupano, parlano dell’APP come se fosse una cosa che viola ogni regola di privacy mentre non è così.
In ogni caso, se l’APP non viene diffusa in maniera significativa non serve e, quindi, bisognerà fare una campagna di comunicazione molto seria per spiegare ai cittadini perché è importante scaricarla e come usarla.
Le esperienze di Singapore e Corea, infatti, mostrano che anche lì non si è raggiunto quel livello del 60% di persone che hanno scaricato l’APP che, secondo gli esperti, dovrebbe essere il punto minimo perché sia efficace ma lì si sono ottenuti risultati positivi perché si è costruito anche un sistema di laboratori e altri meccanismi che hanno funzionato. Noi, quindi, dobbiamo attrezzarci e questo vuol dire non avere solo l’APP ma costruire un sistema.
In Lombardia è successo che se una persona era malata doveva stare a casa e non sapeva neanche dove rivolgersi. Molti malati sono rimasti a casa fino all’ultimo e questo ha pregiudicato la loro vita e, quindi, ci deve essere un sistema da attivare in caso di necessità.

Ci sarebbe da fare anche un ragionamento sul Titolo V della Costituzione, che è importante.
Del Titolo V si è discusso molto durante il periodo in cui si è ragionato di riforma costituzionale.
È evidente che c’è un problema di livelli essenziali di assistenza garantiti in tutto il Paese ma, soprattutto, in queste settimane è emerso un problema molto grave: di fronte a emergenze come queste non sono state chiare le regole e le Regioni hanno spesso scaricato sullo Stato responsabilità e incombenze che invece erano di loro competenza. Molte Regione - e in particolare la Lombardia - si sono trovate completamente disorientate e disarmate di fronte a ciò che il virus ha prodotto.
Su questo e altre questioni come la prevenzione, ci devono essere linee guida nazionali.
Non sono per mettere in discussione il regionalismo o responsabilità delle Regioni in campo sanitario, però, forse su queste questioni bisogna che lo Stato abbia supremazia.
In Parlamento stiamo discutendo una legge per introdurre una clausola di supremazia per cui lo Stato deve essere in grado di decidere e affrontare le questioni mettendo in campo tutti i mezzi per garantire su tutto il territorio nazionale la capacità di contrastare le epidemie.

Adesso è importante capire se in Lombardia ci si è posti il tema di come ci si attrezza nel caso che ad ottobre riprenda l’epidemia e non si sia ancora trovata una cura o il vaccino.
In questi mesi abbiamo imparato che, per fronteggiare una pandemia, è evidente che una delle questioni fondamentali è la comunicazione.
Probabilmente sia Regione Lombardia che il Governo hanno avuto limiti comunicativi e per fronteggiare una situazione come questa bisogna anche studiare in maniera diversa come si comunica e che cosa si comunica.
Per molto tempo si è fatta una grande confusione, ad esempio sulle mascherine o alle fughe di notizie sui DPCM.
In Regione Lombardia, l’assessore alla Sanità era sempre in televisione con conferenze stampa continue mentre gli ospedali faticavano ad attrezzarsi e si è anche mostrata una competizione tra lui e Fontana totalmente fuori luogo in questa situazione.

Video dell'incontro»


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