La Legge di Bilancio e il Governo

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Intervento svolto agli Incontri Riformisti 2019 a Eupilio (video).

Questa è la prima volta che siamo al Governo del Paese senza essere la maggioranza all’interno della coalizione di Governo.
Questo, ovviamente, impone delle conseguenze pratiche molto evidenti ma impone anche un modo di pensare un po’ diverso alla situazione politica.
Andando in giro nei circoli, spesso, nella nostra discussione si ha l’idea che questo punto non lo abbiamo chiaro: continuiamo a pensare di essere egemonici, come lo siamo stati nelle ultime esperienze di Governo.
La forza egemone, che ha il doppio dei parlamentari delle altre forze che compongono la maggioranza, è il Movimento Cinque Stelle.
Questa situazione comporta una serie di conseguenze.
Dentro a questo quadro, stiamo facendo una manovra economica che non era semplice da fare ma che credo che stia raggiungendo i macro-obiettivi che ci eravamo dati.
Innanzitutto, l’obiettivo di evitare l’aumento dell’IVA, per cui si sono dovuti trovare 23 miliardi per congelare le clausole di salvaguardia e si tratta di molti soldi e lo si è fatto senza tagliare risorse in altri settori dove in passato si è spesso andati ad attingere, come scuola, sanità e Comuni.
Questo è un dato che dobbiamo valorizzare di più.
Non aumentiamo neanche le tasse.
Non usiamo, quindi, gli strumenti che sono stati usati nelle precedenti Leggi di Bilancio per intervenire a coprire spese come quella per evitare l’aumento dell’IVA.
Il Bilancio del Governo precedente era costruito su una previsione di crescita del PIL dell’1,5% mentre in realtà il PIL è cresciuto dello 0,1% e questo significa che c’è una situazione economica molto difficile e siamo riusciti a costruire comunque una manovra con queste caratteristiche.
In più, stiamo anche avviando delle riforme.
Sicuramente questo risultato viene oscurato da altre polemiche.
Il risultato c’è, perché altrimenti non si capirebbe perché Salvini si scateni sulla questione del MES, invece che farlo contro la manovra economica. Probabilmente anche Salvini ha capito che è difficile criticare la manovra economica perché non è vero che è costituita da tasse e manette e riesce a ottenere dei risultati senza pesare né sui Comuni né sui cittadini più deboli.
Noi, pure, abbiamo fatto molto per oscurare il risultato raggiunto, nel senso che si nota di più la competizione interna al Governo che, soprattutto, le altre forze politiche hanno praticato. La voglia di mettere le bandierine da parte di M5S e Italia Viva ha portato a dare meno visibilità ai risultati che si stanno ottenendo.
Ci sono sicuramente anche stati degli errori che, però, adesso stiamo correggendo. In ogni caso, la “Plastic Tax” ritengo che fosse giusta anche se l’intervento non si può fare nel modo in cui la proposta è uscita inizialmente perché avrebbe inciso in maniera negativa sull'intero sistema produttivo, quindi, sarà rimodulata e saranno aiutate le aziende al fine di incentivare una conversione.
Abbiamo sbagliato sul togliere il regime forfettario per le partite IVA che hanno la Flat Tax fino a 65mila euro e ora si sta correggendo nel Decreto Fiscale, anche perché il mettere il regime analitico non avrebbe comunque portato soldi in più nel Bilancio ma avrebbe caricato le partite IVA di molti oneri.
Un’altra questione problematica è stata quella riguardante le auto aziendali, per cui arriverà una riformulazione più intelligente.
Chiariti questi aspetti, però, voglio sottolineare che in questa manovra non solo c’è discontinuità rispetto alle politiche del Governo precedente ma c’è anche molto altro.
Viene continuamente veicolato che il PD è succube di M5S ma non è vero.
Nonostante siamo parte di un Governo in cui non siamo maggioranza, in questa manovra credo che ci siano molte delle proposte del PD.
Capisco che ci sono molte vicende che fanno apparire il PD come il soggetto che cerca di tenere insieme una maggioranza e ne rimane schiacciato e paralizzato ma non è così.
Penso che sia un risultato importante l’aver ottenuto di introdurre con una cifra di 3 miliardi di euro il principio per cui si devono tagliare le tasse sul lavoro per i lavoratori dipendenti. Le risorse non sono molte ma intanto il taglio del cuneo fiscale si fa e non è detto che riguardi soltanto la platea che aveva già avuto gli 80 euro dal Governo Renzi.
Si va, quindi, in una direzione opposta a quella del Governo precedente che, invece, puntava tutto sulla Flat Tax, alzando le fasce di reddito a cui volevano diminuire le tasse. Noi scegliamo di tagliare le tasse sul lavoro per i lavoratori dipendenti.
Il Governo giallo-verde aveva poi fatto 9 condoni mentre noi scegliamo di mettere al centro la lotta all’evasione fiscale con una serie di provvedimenti che portino alla tracciabilità del denaro.
Non c’è nulla che assomigli vagamente ad un condono ma non ci sono neanche le manette, però.
Incorre in un reato penale chi evade il fisco da 100mila euro in su con dolo, cioè falsificando i bilanci, facendo fatture false.
Questo dobbiamo spiegarlo.
Non è vero che finisce in carcere chi evade l’IVA perché non ce la fa a pagare.
Credo, però, che di fronte a 108 miliardi di euro di evasione fiscale, dare l’idea che lo Stato consideri la lotta all’evasione fiscale una priorità sia importante, soprattutto dopo 9 condoni di fila.
Vengono, inoltre, messe al centro le questioni ambientali.
Da qui ai prossimi 10 anni investiamo tantissimo per la riconversione ambientale dell’economia.
Abbassare le emissioni, favorire l’economia circolare, incentivare l’utilizzo delle energie rinnovabili sono strade che impongono innovazione e creano posti di lavoro.
La battaglia per il risanamento idrogeologico del nostro territorio è un altro tema fondamentale e in questa Legge d Bilancio vengono stanziate moltissime risorse per fare questo lavoro.
La Legge sul Clima, approvata recentemente in Parlamento, è un primo passo in questa direzione per dire che questo Governo mette al centro le questioni inerenti l’ambiente e lo sviluppo sostenibile.
L’aver trasformato, con il Decreto Clima, il CIPE in CIPES (Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica e lo Sviluppo Sostenibile) vuol dire mettere la questione dello sviluppo sostenibile al centro.
E queste questioni possono portare anche a creare nuova occupazione.
Un’altra questione da non sottovalutare riguarda la Sanità: investiamo 2 miliardi di euro in più in questo ambito e aboliamo il super-ticket.
Così come un’altra questione rilevante è il nuovo Piano Casa. Dopo moltissimi anni, infatti, si rimette in campo una dotazione economica consistente - 1 miliardo di euro - per il Piano Casa affinché, attraverso la rigenerazione urbana e le ristrutturazioni, si garantisca la possibilità di creare nuovi alloggi di edilizia sociale. Questo credo che sia un altro punto qualificante della manovra.
Critiche arrivano sul fronte della crescita ma le misure contenute nella manovra inerenti l’ambiente, a mio avviso, possono attivare in modo significativo un pezzo di crescita. Ci sono, inoltre, un sistema di bonus e il rifinanziamento di Industria 4.0 che possono alimentare la crescita. Inoltre, noi facciamo la scelta di investire sulle imprese che fanno innovazione, che guardano al futuro e su cui si può costruire un tessuto economico innovativo.

Al momento nessuno sa cosa avverrà dopo l’approvazione della manovra. Penso, però, che le ragioni che ci hanno portato a scegliere di dar vita a questo Governo - politiche, economiche, democratiche - siano ancora tutte valide.
Non abbiamo ancora creato le condizioni per invertire una tendenza ed evitare i rischi. Il problema, infatti, non è solo che vincerebbe Salvini ma vincerebbe un’opzione che ci porterebbe fuori dall’Europa e immediatamente creerebbe contraccolpi economici pesanti per il Paese.
Lo spread si è dimezzato solo nel momento in cui Salvini è andato via.
Continuo anche a pensare che sia ancora in campo un’altra delle ragioni che ha portato alla formazione del Governo, cioè l’evitare lo scivolamento dell’idea di democrazia, di cui la frase di Salvini “datemi tutti i poteri” ha mostrato bene il quadro, verso un modello più simile a quello ungherese o russo.
Dobbiamo anche fare i conti con una situazione interna a M5S che è problematica: al loro posto, noi avremmo indetto un congresso straordinario. All’interno del Movimento, infatti, è in atto una discussione molto complicata, spesso drammatica, che ovviamente comporta anche una fibrillazione permanente all’interno del Governo ma questa variabile non possiamo controllarla.
Non è vero, però, che la discussione interna a M5S non possa avere un esito positivo che, invece, vada poi a rafforzare il Governo ma al momento non è possibile capirlo.
Va aggiunto che la scissione dal PD di chi ha poi costituito Italia Viva ha indebolito ulteriormente il quadro politico e anche il Governo, in quanto ha introdotto un ulteriore elemento di fibrillazione. Chi si scinde, evidentemente, ha anche un’immediata necessità di visibilità che va a scapito della coesione.
In questo quadro, continuo a pensare che le ragioni per cui abbiamo fatto questo Governo restano tutte valide ma non sono sufficienti a tenerlo in vita dopo l’approvazione della manovra.
Penso che si stia facendo una Legge di Bilancio utile e da valorizzare molto più di quanto stiamo facendo ma dopo occorre che ci sia la capacità da parte di questa maggioranza di definire qualche idea comune per il Paese su cui costruire le politiche per andare avanti e rafforzare il Governo.
Non basta dire che questo è il Governo contro Salvini: dev’essere un Governo che, come per la finanziaria, definisca alcuni punti di coesione sulle cose da fare, altrimenti diventa complicato andare avanti.

Un punto decisivo da sciogliere è quello che riguarda la Giustizia.
Non sono molto preoccupato sulla questione del MES: ho l’impressione che sia stata agitata da Salvini per perpetuare una narrazione antieuropea e che Di Maio stia usando questo dibattito per agitare il quadro e competere con Conte.
Sono, quindi, convinto che la questione del MES si risolverà in Parlamento, anche perché è complicato sostenere che il MES sia un problema per l’Italia.
Invece, penso che la questione della Giustizia sia più seria.
Faccio il capogruppo PD in Commissione Giustizia al Senato e ho partecipato all’incontro a Palazzo Chigi con il Ministro Bonafede e il Presidente Conte.
Abbiamo ottenuto una cosa importante e l’abbiamo già buttata via senza darle valore: arriverà in Consiglio dei Ministri una riforma della Giustizia Civile condivisa da tutta la maggioranza, che serve al Paese ma la polemica sulle questioni relative alla Giustizia Penale hanno oscurato tutto.
Il tema della Giustizia Penale e dell’entrata in vigore del blocco della prescrizione non è risolto e non sarà semplice da risolvere.
Innanzitutto, però, occorre che teniamo presente che il blocco della prescrizione a partire dal secondo grado di giudizio dal 1 gennaio 2020 è già legge: non è qualcosa che dobbiamo votare perché era contenuta nel Decreto Spazza-Corrotti che è già stato fatto e votato dal Governo giallo-verde.
Era stata prevista l’entrata in vigore nel 2020 per consentire di fare, nel frattempo, la riforma del processo penale.
È importante avere consapevolezza di questo perché altrimenti sembra che il PD sia quello che subisce le richieste di M5S.
Il PD chiede il rinvio dell’entrata in vigore del blocco della prescrizione ma è complicato.
Escluderei anche lo scenario riportato dai quotidiani secondo cui noi faremmo un patto con Forza Italia per votare la Legge Costa su questo tema alla Camera dei Deputati, in discussione il 14 dicembre prossimo. Non si può pensare di fare un asse con Forza Italia e con Berlusconi, innanzitutto perché cadrebbe il Governo ma poi anche perché è evidente la strumentalità della presentazione della proposta di Legge Costa in questo momento.
Prendiamo anche atto di ciò che diceva l’Associazione Nazionale Magistrati e cioè che il blocco della prescrizione produrrà comunque effetti visibili tra tre anni.
Il PD deve intestarsi una battaglia per avere prima del 31 dicembre la possibilità di dare agli italiani un messaggio chiaro sul senso che prende la riforma del processo penale.
Sulla riforma della Giustizia Penale ci sono moltissimi punti di contatto: il Ministro Bonafede ha presentato una proposta di efficientamento dei tribunali, velocizzazione delle notifiche attraverso l’utilizzo degli strumenti telematici, è anche disponibile ad accettare proposte del PD in alcuni ambiti ma noi ci scontriamo con un approccio ideologico sul tema.
Noi stiamo chiedendo solo che, una volta decise le fasi processuali, si arrivi a delle norme di chiusura per il processo per garantire il principio costituzionale di ragionevolezza della pena, per cui ad un certo punto il processo deve arrivare ad una conclusione.
Su questo non riusciamo a superare due principi ideologici che mette in campo il Ministro.
Il primo è che, secondo Bonafede, appena entra in vigore la legge sul blocco della prescrizione i processi si velocizzeranno di per sé perché la tesi di fondo è che la prescrizione viene usata dalle difese per non far finire il processo. Questo, però, è un dato indimostrabile, visto che la maggior parte dei processi in cui scatta la prescrizione vengono chiusi al primo grado.
L’altra tesi della Riforma Bonafede è che i processi si velocizzeranno perché vengono introdotti dei meccanismi punitivi per i magistrati rispetto alle loro carriere se fanno durare troppo i processi.
Su questi aspetti noi non siamo d’accordo. Abbiamo fatto molte proposte su come velocizzare i processi ma pensiamo comunque che occorra inserire una norma di chiusura che garantisca i cittadini.
Ai cittadini che vengono coinvolti in processi troppo lunghi non serve che vengano puniti i magistrati mentre interessa avere garanzia che i diritti vengono garantiti.
Su questo, però, stiamo ancora discutendo.

Un’ultima questione riguarda il cosa succede dopo le elezioni in Emilia Romagna. Oggi non possiamo sapere cosa accadrà; personalmente penso che ci siano buone possibilità di vincere le elezioni regionali e che, comunque, il dato politico più rilevante - in caso di una vittoria del centrosinistra - sia quello che si interrompe la narrazione secondo cui “il Capitano è un vincente sempre e ovunque”.
Credo, infatti, che gran parte della forza di Salvini oggi sia legata al fatto di apparire vincente e che rappresenta il popolo. Su questo le “Sardine” sono importanti perché danno il segno che c’è anche un popolo che non sta con Salvini.
Riuscire a interrompere quella narrazione, inoltre, può anche cambiare il quadro politico e alcune delle dinamiche politiche che, se non vengono sciolte, rischiano di danneggiare, oltre al PD, anche il Paese.

Video dell'intervento»





Vorrei fare alcune precisazioni.
Il punto non è solo come costruiamo un’alleanza contro i sovranisti nel Paese ma anche come costruiamo un’alternativa credibile ai sovranisti.
Su questo tema, probabilmente, dovremmo avviare qualche discussione in più: qualcuno dice che dovremmo fare una discussione congressuale per capire come declinare questo aspetto e come possono essere inclusi i vari soggetti, tra cui anche i Cinque Stelle o una parte di loro.
Rispetto alla Legge di Bilancio, è chiaro che recepisce l’accordo politico su cui si è costruito il Governo.
Noi abbiamo messo dei paletti forti: si deve uscire dalla manovra non aumentando l’IVA, non tagliando risorse a Sanità, Scuola, Ricerca e Comuni e senza alzare le tasse. Mi pare che questi obiettivi li abbiamo ottenuti.
Dall’altra parte M5S ha chiesto di non mettere in discussione il reddito di cittadinanza e Quota 100 (che comunque ha una scadenza).
Per quanto riguarda Quota 100, anche nel PD ci sono molti che pensano che sia sbagliato rimetterla in discussione perché abbiamo già visto quante salvaguardie per gli esodati abbiamo dovuto fare dentro ad una logica emergenziale.
Quando finirà Quota 100, però, penso che le risorse non vadano messe da qualche altra parte ma vadano messe sul sistema previdenziale per garantire una pensione accettabile a chi oggi è giovane. Stando alle norme attuali, chi oggi è giovane, un domani non avrà una pensione accettabile.
Il tema delle pensioni, quindi, va posto così.
Pensare che ci sia un tesoretto che si può prendere e spostare dove si vuole è sbagliato.
Inoltre, penso che il PD debba valorizzare quello che c’è in questa manovra, non quello che avremmo voluto e non c’è.
Se continuiamo a parlare di quello che avremmo voluto e non c’è, non facciamo un buon servizio né al partito né al Governo.
Credo che di cose da valorizzare ce ne siano tante, nonostante la ristrettezza delle risorse.
Si è molto discusso dei 900 emendamenti alla Legge di Bilancio presentati al Senato. Quegli emendamenti sono figli di un’interlocuzione con i corpi sociali ma non mettono in discussione l’asse della manovra.
Sulla famiglia si può mettere ciò che c’è e non altro. Le fonti delle risorse sono quelle che sono state utilizzate.
Pensiamo a valorizzare quello che c’è nella manovra per i lavoratori, sulla Sanità, per contrastare l’evasione fiscale.
Dobbiamo fare questo.
Un’altra considerazione riguarda M5S: pensare al Movimento come qualcosa di chiuso e immutabile è sbagliato, soprattutto in questo periodo e anche guardando a ciò che avviene in Parlamento.
I Cinque Stelle in questa fase stanno subendo un travaglio a volte drammatico e non sappiamo che esito avrà: dovranno fare delle scelte.
Non è vero che Di Maio ha un grande potere e farà ciò che vuole con Salvini. Oggi Di Maio non riesce a eleggere il Capogruppo del Movimento alla Camera dei Deputati perché il gruppo è spaccato, ha eletto il Capogruppo al Senato con soli due voti di scarto, ha perso l’ultimo referendum su Rousseau, è già stato in qualche modo affiancato da Beppe Grillo e si sta agitando molto.
Non penso, però, che il travaglio di M5S debba avere per forza un esito negativo: dobbiamo rispettare questo passaggio e può essere che in futuro possa anche portare a rafforzare l’alleanza che vogliamo costruire contro i sovranisti invece che indebolirla.
Guardando ai fatti concreti, con il Governo giallo-verde, l’Italia non aveva credibilità in Europa e lo spread era arrivato a oltre 300 mentre ora è la metà.
Da quando c’è questo Governo, invece, abbiamo ottenuto l’elezione di Sassoli a Presidente del Parlamento Europeo, la designazione di Gentiloni come Commissario alle questioni economiche; inoltre l’Europa ha dato sostegno e considera credibile la manovra presentata.
Faccio, quindi, fatica a non vedere come questo Governo ha riportato l’Italia in Europa, ha ricostruito una credibilità in Europa e, soprattutto, ha frenato una deriva che ci avrebbe portati fuori dall’Europa. Questo non può non essere riconosciuto.
Non può non essere riconosciuto che oggi veniamo considerati affidabili.
La vicenda della gestione della questione migratoria, da quando non c’è più Salvini e c’è Luciana Lamorgese è cambiata completamente. La credibilità nel rapporto con gli altri Paesi ha consentito di aprire i porti, fare entrare le ONG, gestire gli arrivi distribuendo i migranti in alcuni Paesi d’Europa; ha portato all’accordo di Malta.
Questo implica una maggiore credibilità che ha ottenuto oggi l’Italia.
Continuo a pensare che le ragioni per cui abbiamo fatto questo Governo siano ancora valide. Sappiamo, infatti, cosa comporterebbe una vittoria elettorale dei sovranisti.
Molti esprimono dubbi sulla tenuta del Governo ma sperano che vada avanti.
Se si vuole che il Governo vada avanti non bisogna massacrarlo tutti i giorni, soprattutto noi, ma dobbiamo fare in modo che questo Governo venga presentato per quello che è e per i risultati che ha ottenuto e per quello che è contenuto nella manovra.
Siamo consapevoli dei problemi che ci sono: non sappiamo se si creeranno le condizioni affinché il Governo duri dopo l’approvazione della manovra.
Se si vuole che il Governo duri, dobbiamo smettere di continuare ad accreditare l’idea che faccia schifo perché ci fanno schifo gli alleati e allo stesso tempo avere il retro-pensiero che però è bene che questo Governo resti perché altrimenti torna Salvini.
Per far durare il Governo bisogna costruire le condizioni affinché si facciano delle cose utili per l’Italia anche dopo la manovra.

Video dell’intervento»  



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