La nostra proposta in materia di prescrizione

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Intervento in conferenza stampa per la presentazione del disegno di legge sulla riforma della prescrizione (video).

Confermo che la stessa proposta di Legge depositata dal PD alla Camera dei Deputati in materia di prescrizione verrà depositata anche in Senato alla riapertura delle attività e sarà firmata da me, dai membri della Commissione Giustizia e dal Capogruppo del PD in Senato Andrea Marcucci e dalla Vicepresidente del Senato Anna Rossomando.
Penso che questa proposta oggi ci consenta di fare una discussione anche all’interno della maggioranza di governo senza equivoci.
Nessuno di noi vuole sottrarsi dalla discussione sulla riforma del processo penale; anzi, per noi è una questione fondamentale, c’è un impegno da parte di tutta la maggioranza.
È chiaro che il tema che vogliamo affrontare e che stiamo affrontando sia quello di dare al Paese l’idea di una giustizia che funzioni meglio, in cui i processi siano più brevi, in cui si costruisca un’efficienza del funzionamento processuale e si diano gli strumenti operativi per far durare meno i processi.
Non ci deve essere però l’equivoco di pensare che questo ci possa far derogare a un principio e a un dovere che sentiamo su di noi e che, secondo me, hanno tutto il Parlamento e la stessa maggioranza cioè, oltre all’obiettivo di velocizzare i processi, anche di stabilire il principio che i processi non possono essere infiniti, perché è contro il buon senso, contro l’interesse delle vittime e degli stessi imputati ed è contro il principio costituzionale che stabilisce la ragionevolezza della pena.
Lo dico per chiarezza e anche perché credo che la discussione da fare nel Paese debba avere ben presente questo tema.
È, quindi, necessario riformare il processo penale ma questo non può voler dire far venire meno qualunque principio che stabilisca una fine del processo.
Lo dico perché ci stiamo dimenticando che la legge che istituisce il blocco della prescrizione si chiama Bonafede-Bongiorno e, di fronte al fatto che oggi la Lega annunci il referendum contro il blocco della prescrizione, credo che vada rivelata l’ipocrisia leghista.
La Lega, infatti, ha votato la norma che blocca la prescrizione e il dire che c’era un impegno per riformare anche il processo penale diventa una scusa che non giustifica la scelta di cancellare la prescrizione.
Questo deve essere chiaro perché, in questa vicenda, bisogna che ognuno si assuma la propria responsabilità.

Video della conferenza stampa» 
Testo del disegno di legge» 



“Modifiche al codice penale in materia di prescrizione del reato e di ragionevole durata del processo”

Relazione:
La riforma introdotta dalla legge n.3 del 9 gennaio 2019 (che entrerà in vigore il 1.1.2020) prevede che la prescrizione sia sospesa definitivamente, per tutti i tipi di reato, dopo la sentenza di primo grado, sia essa di assoluzione sia essa di condanna.
Prima di approvare una simile riforma, sarebbe stato opportuno svolgere un’accurata indagine sugli effetti delle norme precedenti, parte delle quali erano state introdotte poco meno di due anni fa (legge n.103/2017), in modo da sapere quali sono i tipi di reato che tendono ancora a prescriversi, quanti sono i procedimenti che cadono in prescrizione e in quale fase del processo ciò si verifica maggiormente. Se si fosse svolta una simile indagine, si sarebbe forse scoperto che è molto difficile che i processi disciplinati dalla riforma del 2017, una volta giunti in appello, tendano a concludersi con la prescrizione del reato.
Secondo tali norme, ad oggi ancora in vigore, occorre infatti ricordare che, al di là dei reati puniti con l’ergastolo che sono imprescrittibili, i termini di durata della prescrizione non sono particolarmente brevi e, con la riforma Orlando del 2017, sono stati ulteriormente prolungati per alcuni delitti considerati di particolare allarme sociale e, più in generale, fino ad altri tre anni complessivamente per i due gradi di giudizio successivi alla sentenza di primo grado.
L’istituto della prescrizione, nelle diverse formulazioni che si sono succedute, occorre inoltre considerare, ha sempre cercato di tenere conto di un criterio di proporzione tra durata della pretesa punitiva e gravità del reato e della situazione soggettiva dell’imputato: accanto a delitti molto gravi che sono (ed è giusto che siano) considerati imprescrittibili, vi sono contravvenzioni la cui prescrizione è più breve, e forse è ragionevole che continui a esserlo, così come è forse opportuno continuare a distinguere, per alcuni reati, la situazione del delinquente abituale da quella di un incensurato.
In ogni caso, l’obiettivo di evitare che i reati si prescrivano è un obiettivo giusto che deve essere perseguito, ed è un obiettivo che ci sollecita a rendere il processo più rapido ed efficiente.
Quando un reato si prescrive lo Stato subisce una sconfitta e con esso subisce una sconfitta la legittima domanda di giustizia dei cittadini. Lo Stato di diritto subisce però una sconfitta anche quando sottopone una persona a processo per un tempo infinito. Il processo, come prescrive l’art.111 della Costituzione e l’art. 6 della CEDU deve avere una “ragionevole durata”.
Si tratta dunque di introdurre riforme che snelliscano i processi, ne accelerino la conclusione ed escludano in ogni caso l’eventualità di una durata del tutto irragionevole.
In questa prospettiva appare contraddittorio rispetto al fine di velocizzare i processi limitarsi a interrompere la prescrizione dopo il primo grado di giudizio: ciò infatti rischia paradossalmente di indurre sia un allungamento dei tempi dei giudizi di primo grado, perché potrebbero utilizzare l’intero tempo di prescrizione (oggi necessariamente distribuito sui tre gradi), sia un allungamento dei tempi del giudizio di appello, perché non vi sarebbe più alcun deterrente, e perché le cause sottoposte al nuovo regime verranno, con ogni probabilità, trattate dopo quelle sottoposte al vecchio regime.
La mera interruzione della prescrizione dopo il primo grado rischia insomma di produrre effetti irragionevoli e di produrli fin da subito.
Se l’obiettivo che si vuole perseguire è quello di evitare che venga denegata giustizia e al tempo stesso di garantire che i processi siano più rapidi, allora, accanto alla riforma del processo, occorre introdurre un termine di sospensione della prescrizione, sufficientemente lungo da consentire lo svolgimento di ogni processo di appello, ma sufficientemente certo da evitare conseguenze paradossali e del tutto irragionevoli.

Art. 1

1. Al codice penale all'articolo 159 il secondo comma è sostituito dal seguente: “Il corso della prescrizione rimane altresì sospeso dalla pronunzia della sentenza di primo grado o del decreto di condanna, per un periodo di due anni, quando è proposto appello o è presentata opposizione, aumentato di ulteriori sei mesi se nel giudizio di appello è disposta la rinnovazione dell’istruzione dibattimentale o se in quello successivo all’opposizione si verifica una ulteriore causa di sospensione di cui al primo comma. Esso è altresì sospeso, per un periodo di un anno, dalla pronuncia della sentenza nei cui confronti è proposto ricorso per cassazione. Decorsi gli indicati periodi di sospensione, la prescrizione riprende il suo corso se non è stata pronunciata la sentenza conclusiva del grado.”.


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