Anche al Senato il Pd presenterà una proposta di legge sulla prescrizione

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Questa mattina abbiamo presentato la nostra proposta di legge sulla prescrizione, già depositata alla Camera dei Deputati e che presto verrà depositata anche al Senato.
Nessuno di noi si vuole sottrarre alla discussione sulla riforma del processo penale.
È un impegno di tutta la maggioranza.
Noi vogliamo velocizzare i processi ma comunque i processi non possono essere infiniti.
La ragionevole durata è un principio costituzionale.
È ora anche di finirla con le ipocrisie e con la propaganda della Lega. Ricordo solo che Salvini ha votato in Parlamento la norma che blocca le prescrizione e ora annuncia un referendum.

Video della conferenza stampa»



Testo della proposta di Legge presentata alla Camera dei Deputati:


“Modifiche al codice penale in materia di prescrizione del reato e di ragionevole durata del processo”

Relazione:
La riforma introdotta dalla legge n.3 del 9 gennaio 2019 (che entrerà in vigore il 1.1.2020) prevede che la prescrizione sia sospesa definitivamente, per tutti i tipi di reato, dopo la sentenza di primo grado, sia essa di assoluzione sia essa di condanna.
Prima di approvare una simile riforma, sarebbe stato opportuno svolgere un’accurata indagine sugli effetti delle norme precedenti, parte delle quali erano state introdotte poco meno di due anni fa (legge n.103/2017), in modo da sapere quali sono i tipi di reato che tendono ancora a prescriversi, quanti sono i procedimenti che cadono in prescrizione e in quale fase del processo ciò si verifica maggiormente. Se si fosse svolta una simile indagine, si sarebbe forse scoperto che è molto difficile che i processi disciplinati dalla riforma del 2017, una volta giunti in appello, tendano a concludersi con la prescrizione del reato.
Secondo tali norme, ad oggi ancora in vigore, occorre infatti ricordare che, al di là dei reati puniti con l’ergastolo che sono imprescrittibili, i termini di durata della prescrizione non sono particolarmente brevi e, con la riforma Orlando del 2017, sono stati ulteriormente prolungati per alcuni delitti considerati di particolare allarme sociale e, più in generale, fino ad altri tre anni complessivamente per i due gradi di giudizio successivi alla sentenza di primo grado.
L’istituto della prescrizione, nelle diverse formulazioni che si sono succedute, occorre inoltre considerare, ha sempre cercato di tenere conto di un criterio di proporzione tra durata della pretesa punitiva e gravità del reato e della situazione soggettiva dell’imputato: accanto a delitti molto gravi che sono (ed è giusto che siano) considerati imprescrittibili, vi sono contravvenzioni la cui prescrizione è più breve, e forse è ragionevole che continui a esserlo, così come è forse opportuno continuare a distinguere, per alcuni reati, la situazione del delinquente abituale da quella di un incensurato.
In ogni caso, l’obiettivo di evitare che i reati si prescrivano è un obiettivo giusto che deve essere perseguito, ed è un obiettivo che ci sollecita a rendere il processo più rapido ed efficiente.
Quando un reato si prescrive lo Stato subisce una sconfitta e con esso subisce una sconfitta la legittima domanda di giustizia dei cittadini. Lo Stato di diritto subisce però una sconfitta anche quando sottopone una persona a processo per un tempo infinito. Il processo, come prescrive l’art.111 della Costituzione e l’art. 6 della CEDU deve avere una “ragionevole durata”.
Si tratta dunque di introdurre riforme che snelliscano i processi, ne accelerino la conclusione ed escludano in ogni caso l’eventualità di una durata del tutto irragionevole.
In questa prospettiva appare contraddittorio rispetto al fine di velocizzare i processi limitarsi a interrompere la prescrizione dopo il primo grado di giudizio: ciò infatti rischia paradossalmente di indurre sia un allungamento dei tempi dei giudizi di primo grado, perché potrebbero utilizzare l’intero tempo di prescrizione (oggi necessariamente distribuito sui tre gradi), sia un allungamento dei tempi del giudizio di appello, perché non vi sarebbe più alcun deterrente, e perché le cause sottoposte al nuovo regime verranno, con ogni probabilità, trattate dopo quelle sottoposte al vecchio regime.
La mera interruzione della prescrizione dopo il primo grado rischia insomma di produrre effetti irragionevoli e di produrli fin da subito.
Se l’obiettivo che si vuole perseguire è quello di evitare che venga denegata giustizia e al tempo stesso di garantire che i processi siano più rapidi, allora, accanto alla riforma del processo, occorre introdurre un termine di sospensione della prescrizione, sufficientemente lungo da consentire lo svolgimento di ogni processo di appello, ma sufficientemente certo da evitare conseguenze paradossali e del tutto irragionevoli.

Art. 1

1. Al codice penale all'articolo 159 il secondo comma è sostituito dal seguente: “Il corso della prescrizione rimane altresì sospeso dalla pronunzia della sentenza di primo grado o del decreto di condanna, per un periodo di due anni, quando è proposto appello o è presentata opposizione, aumentato di ulteriori sei mesi se nel giudizio di appello è disposta la rinnovazione dell’istruzione dibattimentale o se in quello successivo all’opposizione si verifica una ulteriore causa di sospensione di cui al primo comma. Esso è altresì sospeso, per un periodo di un anno, dalla pronuncia della sentenza nei cui confronti è proposto ricorso per cassazione. Decorsi gli indicati periodi di sospensione, la prescrizione riprende il suo corso se non è stata pronunciata la sentenza conclusiva del grado.”.





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