La Legge Salva-Mare è fondamentale contro l'inquinamento marino

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Intervento in Senato in dichiarazione di voto per il PD sulla Legge Salva Mare (video).

Il disegno di legge che stiamo per approvare, in un testo sicuramente modificato - e voglio dire anche migliorato, grazie al lavoro di tanti - rispetto a quello giunto dalla Camera dei deputati, risponde all'esigenza ineludibile di affrontare a livello normativo il tema del risanamento degli ecosistemi marini e delle acque interne. Serve la prevenzione, la riduzione dei rifiuti in mare; serve la promozione dell'economia circolare e la sensibilizzazione della collettività su tali tematiche.
Serve favorire modelli e comportamenti virtuosi, prevenire il fenomeno dell'abbandono dei rifiuti e rendere più agevole e diffusa l'attività di raccolta di rifiuti nelle acque marine, nei fiumi, nei laghi e nelle lagune italiani. Di questo si occupa il disegno di legge.
A livello internazionale, l'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite indica - tra i suoi obiettivi - anche quello di conservare e utilizzare in modo durevole gli oceani, i mari e le risorse marine e, a livello europeo, il Piano nazionale di ripresa e resilienza individua nel ripristino e tutela dei fondali e degli habitat marini una delle missioni su cui investire, anche per invertire la tendenza al degrado degli ecosistemi mediterranei.
Questo disegno di legge è e deve essere solo il primo tassello di una strategia di lungo termine di tutela ambientale e sviluppo sostenibile. Le cronache, d'altronde, riportano con sempre maggiore frequenza le notizie di cosiddette isole di plastica vaganti negli oceani e nei nostri mari, ed è esperienza comune - credo - quella di aver verificato con i nostri occhi l'inquinamento delle nostre spiagge e delle nostre coste, in particolare l'inquinamento da materie plastiche non degradabili, che si stima oggi rappresentino l'85 per cento dei rifiuti marini.
È una situazione emergenziale, quella in cui ci troviamo, cui è necessario porre rimedio con serietà e con celerità, motivo per il quale ci auguriamo che il disegno di legge, con le sue modifiche, possa presto essere approvato alla Camera e diventare vigente a beneficio dell'ambiente e di noi tutti.
Per venire a capo di un problema di tale complessità, quale quello dell'inquinamento marino e delle acque superficiali, il disegno di legge salva mare interviene con una serie di misure che incentivano la raccolta, facilitano le campagne di pulizia, semplificano le modalità di gestione dei rifiuti accidentalmente pescati nei mari e nelle acque interne; aggiornano il codice dell'ambiente e le nuove esigenze di tutela, promuovono attività di sensibilizzazione ambientale nelle scuole per la conservazione dell'ambiente, del mare e delle acque e il corretto conferimento dei rifiuti e conferiscono agli imprenditori ittici il riconoscimento delle attività ambientali sostenibili, anche con sistemi incentivanti, a favore di qualunque possessore di imbarcazioni che recuperi e conferisca a terra i rifiuti in plastica accidentalmente pescati o volontariamente raccolti.
Ancora; per un uso consapevole dei materiali da parte dei consumatori sono introdotte norme per l'etichettatura dei prodotti contenenti microfibre che sono uno degli elementi che, come sappiamo, contribuiscono all'inquinamento da plastiche nel mare. Si istituisce un tavolo interministeriale di consultazione presso il Ministero della transizione ecologica che coordini l'azione di contrasto dell'inquinamento marino e monitori l'andamento del recupero dei rifiuti conseguente all'attuazione della presente legge, garantendo la diffusione dei dati e dei contributi. Sarà il Ministero della transizione ecologica a fornire alle Camere una relazione sull'attuazione delle norme a salvaguardia del mare.
Il disegno di legge introduce nel nostro ordinamento due definizioni: quella di rifiuti accidentalmente pescati, che fa riferimento ai rifiuti raccolti attraverso sistemi di cattura degli stessi purché non interferiscano con le funzioni ecosistemiche dei corpi idrici in mare, nei laghi, nei fiumi, nelle lagune, dalle reti durante le operazioni di pesca e quelli raccolti occasionalmente in mare, nei laghi, nei fiumi e nelle lagune con qualunque mezzo; l'altra definizione è quella di rifiuti volontariamente raccolti, quali i rifiuti raccolti nel corso delle campagne di pulizia del mare, dei laghi, dei fiumi e delle lagune. È un passaggio molto importante ed è la stessa normativa europea, in particolare la recente direttiva n. 883 del 2019 relativa agli impianti portuali di raccolta per il conferimento dei rifiuti delle navi che prevede l'inclusione, tra i rifiuti delle navi assoggettati alle disposizioni della direttiva, anche dei rifiuti accidentalmente pescati, definiti come rifiuti raccolti dalle reti durante le operazioni di pesca. La direttiva stabilisce che gli Stati membri mettano a disposizione in tutti i porti impianti di raccolta adeguati alle esigenze delle navi che utilizzano abitualmente il porto e che per ciascun porto sia predisposto e attuato un adeguato piano di raccolta e gestione dei rifiuti e che, proprio per favorire il conferimento dei rifiuti pescati passivamente, per tali rifiuti non si imponga alcuna tariffa, allo scopo di garantire un diritto di conferimento senza ulteriori oneri basati sul volume dei rifiuti conferiti. La direttiva stabilisce altresì che, ove opportuno, gli Stati membri coprano tali costi con le entrate generate dai sistemi di finanziamento alternativi, compresi i sistemi di gestione dei rifiuti e i finanziamenti unionali, nazionali o regionali disponibili.
Tali previsioni, insieme alle disposizioni del disegno di legge che disciplinano lo svolgimento di campagne di pulizia finalizzate alla raccolta volontaria di rifiuti che possono essere organizzate dai Comuni, ma anche da altri soggetti (dalle cooperative alle imprese di pesca, le associazioni di pescatori, i gestori degli stabilimenti balneari), intendono rendere agevole e favorire attività di raccolta finora rese estremamente difficoltose, quando non vietate, anche ai volontari meglio intenzionati.
Si è cercato poi di favorire la promozione dell'economia circolare prevedendo un apposito decreto del Ministero della transizione ecologica volto a stabilire criteri e modalità con cui i rifiuti accidentalmente pescati e quelli volontariamente raccolti cessino di essere qualificati come rifiuti, così da promuovere il riciclaggio della plastica e di materiali non compatibili con l'ecosistema marino e delle acque interne nel rispetto dei criteri di gestione di cui all'articolo 179 del codice dell'ambiente.
Anche la previsione di norme per la gestione delle biomasse vegetali spiaggiate al fine della loro reimmissione nell'ambiente naturale, così come l'introduzione del finanziamento di un programma sperimentale triennale di recupero delle plastiche nei fiumi, favoriscono l'innesco di un circolo virtuoso.
Il disegno di legge, dunque, per noi è importante: mira alla sensibilizzazione e alla diffusione di modelli virtuosi per la prevenzione dell'abbandono dei rifiuti negli ecosistemi e per la corretta gestione di quelli che oggi invadono le nostre coste, il nostro mare, i nostri fiumi.
Non è sufficiente una legge per raggiungere questi obiettivi, ma essa rappresenta un primo passo e come dicevo è essenziale che essa possa essere approvata in via definitiva in tempi rapidi.
Anche per questo, e con questo auspicio, esprimiamo il voto favorevole del Partito Democratico.

Video dell'intervento


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