La riforma del processo penale indica una direzione chiara: dare tempi certi ai processi e garantire diritti a imputati e vittime; bisogna insistere su riti e pene alternative

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Intervento in Senato in discussione della riforma del processo penale (video).

Signor Presidente, signori membri del Governo, colleghi, voglio fare solo alcune riflessioni stando al merito e partendo da un assunto richiamato prima dal senatore Cucca.
È evidente che non esiste una riforma perfetta, ma questa è una buona riforma, che affronta con concretezza il tema del processo e della giustizia penale nel Paese, indicando una direzione chiara. Bisogna intervenire sui tempi, assicurandone la certezza, così da dare maggiori garanzie alle vittime e agli imputati.
Con questa legge delega ci sono le condizioni per uscire da un'alternativa sbagliata che ha incancrenito il dibattito pubblico sulla giustizia per troppo tempo, un'alternativa sbagliata che ha schiacciato il dibattito tra una scelta che dice: «Vogliamo i processi infiniti» e una che dice: «I processi devono finire prima, anche senza sentenza».
Credo che ci sia una terza via, che viene indicata dal disegno di legge in esame, vale a dire quella di mettere in campo le condizioni perché ci possano essere procedure e organizzazione giudiziaria che consentano tempi certi. Serve una riforma che garantisca giustizia alle vittime e un processo giusto in tempi ragionevoli, una riforma che garantisca gli imputati.
Questa legge delega si muove in questa direzione.
Quanto ai tempi ragionevoli e certi, abbiamo già affrontato ieri il punto con grande approfondimento.
Certamente il tema dell'organizzazione giudiziaria è fondamentale, se vogliamo che davvero i processi possano essere più rapidi e la giustizia possa essere garantita a tutti. Gli investimenti di cui abbiamo parlato a lungo ieri presenti nel PNRR vanno in questa direzione. Le assunzioni, che consentono di rafforzare gli uffici del processo, gli investimenti sull'organizzazione degli uffici giudiziari, anche strutturali, gli investimenti sul digitale sono tutte scelte che possono e devono aiutare a garantire una giustizia più rapida e tempi certi, sapendo che questi sono gli strumenti concreti con cui possiamo realizzare ciò che nella norma è indicato.
Il provvedimento contiene altre disposizioni molto importanti. Penso, ad esempio, che la scelta di garantire tempi definiti per le indagini preliminari sia giusta e anche di garanzia.
Desidero però soffermarmi su un'altra parte della riforma che è per noi molto importante. Ho sentito molti interventi che non condividono la nostra posizione. La parte della riforma per noi molto importante, insieme a quella di cui ho già parlato, è quella che insiste sui riti e sulle misure alternative, che serve a ridurre il carico del lavoro all'interno delle aule dei tribunali e dà alle vittime più voce e possibilità di scegliere.
Nel provvedimento ci sono passaggi importanti. L'indicazione della volontà di estendere il patteggiamento e la messa in prova va nella direzione giusta. Si tratta di scelte che non garantiscono assolutamente l'immunità, né tantomeno che vanno nella direzione di favorire i più ricchi. Non è così. La riforma contiene disposizioni giuste e qualificanti, come la giustizia riparativa e l'estensione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto.
Qualcuno mi deve spiegare come l'estendere la non punibilità per la tenuità del fatto possa favorire i più ricchi. Le nostre carceri sono piene di persone che hanno commesso reati davvero minori e che rimangono lì per molti anni proprio perché sono in condizioni di debolezza, non potendo avere ciò che dovrebbe essere garantito a tutti, ossia una difesa opportuna. Si tratta di norme giuste e di civiltà da estendere.
Avremmo voluto di più sul fronte dei riti e delle pene alternative. Il provvedimento indica una strada in cui il carcere è l'extrema ratio, che non rinuncia a punire chi commette reati e a garantire giustizia alle vittime e che non dà immunità ad alcuno, applicando semplicemente la Costituzione. Questa strada guarda alla pena secondo la funzione che le viene attribuita dalla Costituzione e - ripeto - vede nel carcere davvero l'extrema ratio.
Questa è per noi la strada da seguire, che è certamente più difficile di quella semplice che vorrebbe risolvere tutto con il carcere, magari buttando via le chiavi. Non è questa la strada che abbiamo scelto, non è la nostra.
La nostra strada è quella che chiede e ottiene giustizia, applica le pene in modo ragionevole, puntando a ridurre la recidività, che il carcere produce in maniera tanto significativa, e aumentare la sicurezza della società italiana. Questo non significa in alcun modo dare impunità a nessuno.
È davvero strumentale sostenere che la legge delega riduce la lotta contro i reati più gravi. Si è discusso, non è vero che il Parlamento non ha lavorato; si è discusso e lavorato molto in Parlamento su questo aspetto e oggi è una falsità dire che in questo Paese non si fa la lotta alla mafia e al terrorismo. Questi reati restano priorità e il fatto stesso che ad essi non si applichino le norme che prevedono l'improcedibilità la dice lunga su quanto sia importante per questo Paese la lotta alle mafie.
Verificheremo giustamente nei prossimi anni il funzionamento e l'efficacia della riforma. Credo si sia fatto un ottimo lavoro e si sia trovata una sintesi importante, forse impensabile solo qualche mese fa, su una materia come questa. Anche sul penale come sul civile siamo in grado di predisporre una riforma avendo gli strumenti per farla. Noi oggi siamo in grado di pensare di poter garantire più giustizia dando più garanzie agli imputati e tutelando di più le vittime; una giustizia che guarda alle persone e le mette al centro. Non sono le polemiche o le contrapposizioni spesso propagandistiche che risolveranno i problemi della giustizia in Italia, ma la responsabilità che ci dobbiamo assumere tutti insieme, mettendo al centro i cittadini, e il provvedimento di cui stiamo discutendo va in questa direzione.
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