Si è preso atto che la situazione delle carceri è drammatica e va indagata

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Intervento in Senato durante la comunicazione della Ministra della Giustizia sulle vicende avvenute nel carcere di Santa Maria Capua Vetere (video).

Ringrazio la Ministra della Giustizia Cartabia per la relazione che ha svolto in Senato, che fa un’analisi spietata ma vera della situazione delle carceri del nostro Paese.
Grazie anche perché, di fronte a fatti gravissimi come quelli di Santa Maria Capua Vetere, di cui abbiamo sentito e visto, il Governo, la Ministra e il Presidente del Consiglio hanno dato un segnale molto forte.
Penso che la presenza in quel carcere e la forza con cui si è sostenuta quell’iniziativa sia una cosa importante e non solo, perché credo che dimostri la volontà del Governo, del Parlamento e delle Istituzioni di fare piena luce e di fare giustizia su ciò che è successo.
Noi vogliamo fare piena luce su quanto è successo a Santa Maria Capua Vetere ma anche su altre vicende che sono aperte.
Ci sono ancora i 13 morti che ci sono stati durante le rivolte su cui serve chiarezza.
Penso che questa iniziativa e l’aver acceso con tanta forza questo faro possa e deve essere anche un’occasione per un sussulto, per mettere mano in fretta e concretamente alla situazione delle carceri.
Certamente, dobbiamo impostare riforme più complessive ma credo che servano anche misure a breve da mettere in campo.
Il Parlamento deve fare la sua parte: abbiamo chiesto e proposto una mozione per istituire una commissione di inchiesta proprio sulle violenze nelle carceri, perché credo che non possiamo ignorare ciò che è successo e non possiamo aspettare che risucceda.
Sono vittime delle violenze nelle carceri non solo i detenuti.
Una recente ricerca dice che sono aumentate le aggressioni agli agenti; gli stessi operatori dicono che c’è un clima di violenza all’interno delle carceri, le cui ragioni vanno indagate.
Non basta giustificare le violenze con la sovrappopolazione.
Sicuramente c’è un problema di spazi trattamentali insufficienti.
Va benissimo, quindi, che nel PNRR si sia stabilito di finanziare non solo più posti ma soprattutto più spazi trattamentali.
Certamente ha pesato il covid.
Ha pesato l’isolamento in cui si sono trovate le carceri.
Ha pesato la noia, l’assenza di spazi e di incontro.
Dobbiamo interrogarci su questo.
Dobbiamo interrogarci anche su cosa dobbiamo tenere dei momenti di comunicazione con l’esterno che si sono creati durante la pandemia.
Dobbiamo sapere, come ha detto bene la Ministra, che c’è bisogno che il territorio si occupi del carcere e che le istituzioni si occupino del carcere, che gli Enti Locali abbiano rapporti con le carceri.
Le carceri devono diventare quartieri delle città in cui si trovano. Questo garantisce molto controllo e prevenzione.
Pesano sicuramente anche le condizioni di lavoro difficili in cui si sono trovati spesso a operare i lavoratori.
Come si riparte dopo il covid?
Credo che dobbiamo fare questa riflessione adesso.
Bisogna riaprire le attività, il lavoro, la vigilanza dinamica.
Bisogna valutare se non sia il caso, dopo quello che i detenuti hanno passato in questi due anni, di aumentare gli sconti di pena per chi ha avuto buona condotta.
Bisogna valutare le misure dei semiliberi e dei domiciliari che abbiamo introdotto per capire se renderle permanenti.
Voglio dire subito che, se lo stato di emergenza si proroga, serve anche prorogare le misure che hanno funzionato e che abbiamo inserito per ridurre il sovraffollamento nelle carceri.

Video dell’intervento»

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