Al Beccaria incidenti gravi, intervenga il Ministro della Giustizia

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Ho presentato un'interrogazione con cui chiedo al ministro della Giustizia Alfonso Bonafede un intervento urgente per designare al più presto il direttore dell'istituto penale per minori Beccaria di Milano e per evitare il trasferimento dei giovani detenuti nelle sedi più lontane dalle famiglie a causa della mancanza di spazi e l'interruzione dei percorsi educativi. 
Sabato 7 luglio si sono verificati al Beccaria gravi incidenti a seguito di una protesta che è degenerata, provocando l'incendio di materassi e lenzuola da parte di due detenuti e il conseguente ricovero in pronto soccorso, a causa del fumo, di 5 ragazzi detenuti e tre agenti.
L'episodio è solo l'ultimo di una serie, ma la tensione non è addebitabile né agli operatori, né agli agenti che si prodigano, in condizioni difficili, per rimediare alle carenze di organico, di spazi e di direzione che sono alla base dei problemi di funzionamento dell'Istituto.
Da 8 anni sono in corso lavori di ristrutturazione, mentre da 15 manca un direttore che possa governare con efficacia.

Fondi della Lega: interrogazione sull'associazione "Più voci"

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Dopo che il settimanale L’Espresso ha sollevato nei mesi scorsi il caso dell’Associazione ‘Più voci’ che, secondo le ricostruzioni giornalistiche, sarebbe stata usata dalla Lega per ricevere finanziamenti da destinare a società controllate dalla Lega stessa, al fine di evitare il passaggio di fondi sui conti correnti intestati al partito, i senatori del Pd Antonio Misiani, Franco Mirabelli, Monica Cirinnà e Alessandro Alfieri hanno rivolto su questo tema una interrogazione al Ministro dell’interno e al Ministro della Giustizia.
Nell’interrogazione, si mette in evidenza come ‘Più voci’ sia stata costituita da Giulio Centemero, tesoriere della Lega e da Alberto Di Rubbia e Andrea Manzoni, figure molto vicine a Matteo Salvini e come, sempre secondo le ricostruzioni de L’Espresso, sul conto dell’associazione siano transitati bonifici di diverse provenienze, anche a nome del costruttore Parnasi, coinvolto ora nell’inchiesta sullo Stadio della Roma, che sarebbero serviti a finanziare attività di comunicazione politica di emittenti e testate di proprietà della Lega.