Interrogazione al Governo sul pestaggio nel carcere di Santa Maria Capua Vetere

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Considerata la gravità dei fatti avvenuti presso alcune sezioni del reparto Nilo del carcere di Santa Maria Capua Vetere, fatti che scuotono nel profondo la coscienza civica e morale del nostro Paese e rappresentano un'offesa, un oltraggio alla dignità delle persone detenute, ai diritti umani fondamentali, ai principi e valori su cui si fonda la nostra Repubblica e Stato di diritto, come anche alle stesse istituzioni democratiche, abbiamo presentato un'interrogazione alla Ministra della Giustizia Cartabia, sottoscritta dal gruppo PD al Senato, per chiederle quali misure necessarie e urgenti intenda assumere e se non consideri altrettanto necessario riferire in Aula al Senato quanto prima.
Le immagini dei pestaggi diffuse dal quotidiano Domani e i particolari emersi dall'inchiesta dei magistrati richiedono, al di là del giusto corso che deve fare la giustizia, una risposta forte e provvedimenti urgenti.
Anche a tutela dell'onorabilità del Corpo di Polizia Penitenziaria e delle donne e degli uomini che ogni giorno svolgono con disciplina, responsabilità e correttezza il loro lavoro nel rispetto della Costituzione italiana e nello specifico degli articoli 13, laddove si dice che "è punita ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a restrizioni di libertà", e 27 per cui "le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato".

Testo dell'interrogazione:

Atto n. 3-02667 (con carattere d'urgenza)Pubblicato il 6 luglio 2021, nella seduta n. 342
 
Al Ministro della giustizia. 

Premesso che:
 
a inizio di aprile del 2020, in alcune sezioni del reparto "Nilo" dell'istituto penitenziario "F. Uccella" di Santa Maria Capua Vetere, in provincia di Caserta, si sono verificate proteste e manifestazioni da parte delle persone detenute che contestavano la sospensione delle visite e richiedevano la possibilità di avere mascherine e igienizzanti per le mani al fine di ridurre il rischio di diffusione del coronavirus nella struttura;
 
in data 5 aprile la protesta è divenuta più accesa quando nel carcere è circolata la notizia relativa ad un addetto alla distribuzione della spesa, messo in isolamento con febbre alta e altri sintomi, e in seguito risultato positivo al COVID-19;
 
in data 6 aprile, secondo quanto ricostruito dalla procura di Santa Maria Capua Vetere, 300 circa tra agenti di Polizia penitenziaria del carcere ed esterni, sovrintendenti, ispettori, commissari e appartenenti al Gruppo di supporto agli interventi, struttura che dipende dal provveditore regionale del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, hanno organizzato «perquisizioni personali arbitrarie e abusi di autorità», allo scopo di reagire alle proteste del giorno precedente nel reparto Nilo;
 
per 4 ore, sempre secondo quanto riscostruito dalla procura Santa Maria Capua Vetere, sono state usate violenze, arrivando a commettere vere e proprie torture, contro circa trecento detenuti del reparto Nilo, come mostrano le immagini diffuse da diversi organi di informazione, presi a schiaffi, pugni, calci e percossi anche con uso di manganelli, il cui impiego è consentito solo in rarissime circostanze e per motivi di immediato pericolo e urgenza;
 
in alcune conversazioni intercettate si ascoltano espressioni come «li abbattiamo come i vitelli», «domate il bestiame» e «domani chiave e piccone in mano» riferite alle persone detenute. Secondo i magistrati da questi e altri documenti emergerebbe quanto molti degli agenti coinvolti ritenessero di potere agire liberamente e senza conseguenze per il loro operato;
 
ritenuto che:
 
a seguito di quanto emerso, a cinquantadue tra ufficiali e sottufficiali della Polizia penitenziaria in servizio nelle predette date nell'istituto, sono state notificate dai Carabinieri le misure cautelari emesse dal GIP Sergio Enea, che ha definito l'accaduto "un'orribile mattanza", per i reati di tortura, maltrattamenti, depistaggio e falso;
 
di questi, otto sono finiti in carcere e diciotto ai domiciliari, mentre ventitré, tra cui il provveditore regionale alle carceri Antonio Fullone, sono stati raggiunti dalla misura della sospensione dal lavoro;
 
rilevato, inoltre, che, a seguito della diffusione delle immagini dei pestaggi da parte dell'edizione on line del quotidiano "Domani", la ministra della Giustizia, Marta Cartabia, ha chiesto «un rapporto completo su ogni passaggio di informazione e sull'intera catena di responsabilità»,
 
si chiede di sapere quali iniziative necessarie e urgenti il Ministro in indirizzo intenda assumere e se non ritenga altresì necessario e urgente informare il Senato relativamente ai fatti esposti in premessa, che per la loro inaudita gravità scuotono nel profondo la coscienza civica e morale del nostro Paese e rappresentano un'offesa, oltre che ai diritti umani fondamentali delle persone detenute, anche ai principi e valori su cui si fonda la nostra Repubblica, lo Stato di diritto e tutte le istituzioni democratiche.


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