Le risorse per gli Enti Locali

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Adesione ad un'interrogazione del gruppo PD riguardante le risorse per gli Enti Locali.


Atto n. 3-02569 - Pubblicato il 8 giugno 2021, nella seduta n. 333

Ai Ministri dell'economia e delle finanze e dell'interno.

Premesso che:

la riforma della contabilità pubblica, i tagli sproporzionati alle risorse degli enti locali e le continue modifiche dei regimi fiscali ed ordinamentali e la parziale e penalizzante attuazione della legge sul federalismo fiscale hanno prodotto un aggravamento dei rischi finanziari e delle condizioni di fragilità per un consistente numero di enti locali, molti dei quali si trovano oggi di fronte ad una conclamata crisi finanziaria o a rischio di dissesto finanziario;

la recente sentenza della Corte costituzionale n. 80 del 2021 pronunciata nel giudizio di legittimità costituzionale dell'articolo 39-ter, commi 2 e 3, del decreto-legge n. 162 del 2019, ha aggravato la situazione, e come evidenziato anche dagli organi di informazione, sono oggi a rischio di dissesto importanti Comuni fra cui Torino, Napoli, Salerno e Reggio Calabria, mentre numerosi altri enti locali in situazione di avanzo di amministrazione si ritrovano improvvisamente in disavanzo;

l'articolo 2, comma 6, del decreto-legge n. 78 del 2015, ha introdotto un elemento innovativo nel complesso meccanismo di avvio della nuova contabilità armonizzata degli enti territoriali. La norma ha previsto la possibilità per gli enti locali di utilizzare le risorse acquisite a titolo di anticipazioni di liquidità finalizzate allo smaltimento dei debiti commerciali non pagati, formalmente inserite nella parte attiva del bilancio, per diminuire l'incidenza del FCDE, ossia l'obbligo di accantonamento della quota di entrate accertate che, in base agli andamenti storici delle riscossioni di ciascun ente, risultavano non incassate nell'ambito di un normale ciclo di riscossione;

successivamente, il comma 814 dell'articolo 1 della legge n. 205 del 2017 (legge di bilancio per il 2018) ha interpretato la disposizione del decreto-legge n. 78 del 2015 nel senso che, in determinati casi, gli enti destinatari di tali anticipazioni di liquidità possono utilizzare la quota accantonata nel risultato di amministrazione anche "con effetti sulle risultanze finali esposte nell'allegato 5/2 annesso al decreto legislativo 23 giugno 2011, n. 118, a seguito del riaccertamento straordinario dei residui effettuato ai sensi dell'articolo 3, comma 7, dello stesso decreto legislativo n. 118 del 2011, nonché sul ripiano del disavanzo previsto dal comma 13 del medesimo articolo";

tali disposizioni, adottate dal Governo per consentire agli enti locali un alleggerimento dei vincoli di bilancio e maggiori spazi di manovra alle amministrazioni locali, hanno indotto la Corte dei conti a sollevare, con l'ordinanza del 18 febbraio 2019 delle sezioni riunite in sede giurisdizionale in speciale composizione, questioni di legittimità costituzionale a cui la Corte costituzionale ha dato seguito con sentenza n. 4 del 2020. Tale sentenza ha dichiarato l'illegittimità costituzionale delle predette norme del decreto-legge n. 78 del 2015 e della legge n. 205 del 2017, in ragione del fatto che esse consentono agli enti locali di utilizzare le anticipazioni di liquidità al di fuori dei limiti del pagamento delle passività pregresse sanciti dal decreto-legge n. 35 del 2013, ponendosi dunque in contrasto con gli articoli 81, 97 e 119, sesto comma, della Costituzione;

l'articolo 39-ter, commi 2 e 3, del decreto-legge n. 162 del 2019, al fine di dare attuazione alla sentenza n. 4 del 2020 della Corte costituzionale e di dare un sostegno agli enti locali caratterizzati da un peggioramento del disavanzo di amministrazione, ha previsto la possibilità di ripianare annualmente tale disavanzo utilizzando il fondo anticipazioni di liquidità costituito ai sensi del precedente comma 1, con determinate modalità a decorrere dall'anno 2020;

in continuità con quanto affermato nella sentenza n. 4 del 2020, la Corte costituzionale, con la sentenza n. 80 del 2021, ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 39-ter, commi 2 e 3, in quanto incide in modo irregolare sul risultato di amministrazione, in contrasto con gli articoli 81, 97, primo comma, e 119, sesto comma, della Costituzione, indicando a numerosi enti locali un obbligo di ripiano delle passività determinate dalle anticipazioni di liquidità a suo tempo acquisite, in un arco temporale ravvicinato, da 3 a 5 anni;

per effetto di tale sentenza, secondo le stime dell'Associazione nazionale Comuni italiani e dell'Unione Province d'Italia, la maggiore esposizione degli enti locali equivale a circa 3 miliardi di euro, di cui 2,8 per i soli Comuni. I 1.089 Comuni in disavanzo nell'anno 2019 risultano aver costituito il fondo anticipazioni di liquidità; 812 enti, che rappresentano 10 milioni di abitanti, dei quali 129 risultano in predissesto e 34 in dissesto. Inoltre, in aggiunta vi sono 569 Comuni, per un totale di 4,4 milioni di abitanti, per i quali, pur essendo in condizioni di avanzo di amministrazione, l'attuazione delle disposizioni della sentenza della Corte costituzionale comporta una forte riduzione degli avanzi disponibili e degli spazi di manovra finanziaria a loro disposizione;

l'articolo 52 del decreto-legge n. 73 del 2021, per far fronte a tale emergenza e sostenere gli enti locali che hanno peggiorato il disavanzo di amministrazione a seguito della ricostituzione del fondo anticipazioni di liquidità, ha istituito presso il Ministero dell'interno un fondo con una dotazione di 500 milioni di euro;

la norma rappresenta un primo strumento utile, ma del tutto insufficiente per le esigenze degli enti locali interessati dalle sentenze della Corte costituzionale. Alla luce della suddetta norma, circa 180 Comuni resterebbero esclusi dal riparto dei 500 milioni di euro stanziato dall'articolo 52 del decreto legge n. 73, e circa 322 Comuni riceverebbero un contributo in grado di garantire appena il 60 per cento della copertura necessaria per il solo anno 2021. Secondo le prime stime, per soddisfare le esigenze di tutti i Comuni interessati, occorrerebbero 850-900 milioni di euro per ciascuno gli anni dal 2021 al 2023;

le citate sentenze hanno dimostrato l'impossibilità di procedere lungo la strada degli interventi sporadici di sostegno al contenimento dei disavanzi di amministrazione degli enti locali, facendo emergere la necessità di un intervento strutturale di riordino dei rapporti tra enti locali e livello nazionale, tenendo soprattutto conto della grave crisi economica che affligge tanto i primi quanto il secondo e nel quadro del ripensamento dell'intero sistema delle regole di bilancio della UE,

si chiede di sapere:

quali siano le valutazioni dei Ministri in indirizzo sui fatti riportati;

se intendano provvedere con urgenza, al fine di sanare la situazione di peggioramento del risultato di amministrazione degli enti locali interessati a seguito dalla sentenza della Corte costituzionale citata in premessa e prevenire situazioni di grave instabilità economica a livello territoriale, che andrebbero a sommarsi alla già difficile situazione dovuta all'emergenza epidemiologica, allo stanziamento di ulteriori risorse, pari a 850-900 milioni di euro per ciascuno gli anni dal 2021 al 2023, da distribuire a tutti gli enti locali coinvolti;

se non ritengano necessario, anche alla luce delle riflessioni in corso sulla riforma delle regole di bilancio nell'intera Unione europea, avviare un processo di riforma strutturale ed effettivamente perequativa delle dotazioni finanziarie degli enti locali, che ricomprenda anche la revisione della disciplina delle crisi finanziarie (con la riforma del titolo VIII del testo unico degli enti locali), resa ancor più urgente dai ripetuti pronunciamenti della Corte costituzionale.


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