Fermare le stragi nel Mediterraneo

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Bisogna fermare una volta per tutte le stragi nel Mediterraneo che macchiano la coscienza di tutti noi e dell'intera Europa. Visto che oltretutto si impedisce alle ong di salvare la vita di chi fugge dalla guerra e dalla miseria spetta agli Stati europei garantire i soccorsi in mare, ripristinando le missioni che tante vite avevano salvato, e istituendo corridoi umanitari dai Paesi che non hanno firmato la convenzione di Ginevra e sottopongono i migranti a torture e privazioni.
Per questo ho aderito ad un'interrogazione presentata in entrambi i rami del Parlamento e sottoscritta da numerosi deputati e senatori di M5s, Pd, Leu, Autonomie e gruppo Misto.
Non possiamo neppure permettere che cali il silenzio su una strage orrenda come quella del 21 aprile, che si sarebbe potuta evitare se qualcuno avesse risposto alle richieste d'aiuto dei naufraghi. Deve essere fatta piena chiarezza su cosa è successo nelle 24 ore precedenti la tragedia, su chi ha rifiutato il soccorso, sulle eventuali responsabilità della guardia costiera libica, alla quale corrispondiamo copiosi finanziamenti.
Nell'interrogazione si chiede di "fare assoluta chiarezza" sulla dinamica che ha portato alla tragedia del 21 aprile, nella quale hanno perso la vita almeno 13 migranti, di individuare le responsabilità del mancato soccorso e di "ripristinare, con l'Europa, un dispositivo navale di ricerca e soccorso nel Mediterraneo centrale sul modello della missione Mare nostrum".
L'interrogazione è firmata da 20 senatori (Ruotolo, Mirabelli, De Petris, Zanda, Grasso, Bressa, Errani, Di Nicola, Verducci, Laforgia, Buccarella, Cirinnà, Nocerino, Cerno, Airola, Auddino, Dessì, Rampi, Marilotti, De Falco) e e 18 deputati (Palazzotto, Boldrini, Bruno Bossio, Fassina, Fioramonti, Fornaro, Fratoianni, Fusacchia, Lattanzio, Muroni, Orfini, Pastorino, Pini, Raciti, Rizzo Nervo, Sarli, Trizzino, Termini).

Testo dell'interrogazione:

Atto n. 4-05373 - Pubblicato il 28 aprile 2021, nella seduta n. 321

RUOTOLO, MIRABELLI, DE PETRIS, ZANDA, GRASSO, BRESSA, ERRANI, DI NICOLA, VERDUCCI, LAFORGIA, BUCCARELLA, CIRINNA', NOCERINO, CERNO, AIROLA, AUDDINO, DESSI', RAMPI, MARILOTTI, DE FALCO

Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dell'interno, degli affari esteri e della cooperazione internazionale e delle infrastrutture e della mobilità sostenibili.

Premesso che:

la mattina di mercoledì 21 aprile 2021, nel Mediterraneo centrale è stato ritrovato il relitto di un gommone ribaltato con intorno numerosi cadaveri;

l'imbarcazione avrebbe avuto a bordo circa 130 persone e, secondo la ricostruzione di "Avvenire", tutte le autorità marittime europee erano state informate dall'organizzazione "Alarm Phone" già da due giorni che nel canale di Sicilia si trovavano almeno tre natanti in difficoltà partiti dalla Libia, tra cui quello in oggetto;

nonostante ciò e le nonostante condizioni meteomarine avverse non risulta che sia stata attivata alcuna procedura di emergenza, che sia stato emanato alcun avviso ai naviganti, né che sia stato inviato alcun mezzo di soccorso;

a parere degli interroganti, di fronte all'ennesima tragedia annunciata, occorre fare assoluta chiarezza, in particolare sulle 24 ore che hanno preceduto il ritrovamento del relitto e dei corpi senza vita delle persone che vi erano a bordo;

da quanto ricostruito dalla stampa la segnalazione delle tre imbarcazioni in pericolo nelle acque internazionali al largo della Libia era partita da Alarm Phone e la nave di ricerca e soccorso "Ocean Viking" dell'organizzazione non governativa "Sos Mediterranée" che si trovava ad una distanza considerevole ha impiegato molte ore prima di raggiungere il luogo della tragedia;

secondo l'organizzazione, in assenza di alcun coordinamento statale ed europeo, tre navi mercantili avrebbero deciso autonomamente di unirsi alla Ocean Viking per organizzare le operazioni di ricerca in condizioni di mare estremamente difficili senza alcun supporto da parte degli MRCC competenti;

secondo altre fonti invece sembrerebbe che sia stato proprio l'MRCC italiano a fornire la posizione esatta dell'imbarcazione ai libici che si sarebbero rifiutati di intervenire;

Frontex sostiene di aver allertato i centri di soccorso nazionali in Italia, Malta e Libia dopo che "Osprey 3", un velivolo dell'agenzia europea, di sorveglianza nell'area, aveva avvistato un gommone con persone alla deriva al largo della costa libica, 7 ore dopo il primo dei numerosi allarmi lanciati da Alarm Phone;

dall'evoluzione degli eventi appare evidente agli interroganti che sia il centro di coordinamento di Roma che quello di La Valletta non abbiano assunto il coordinamento dei soccorsi, anche quando appariva chiaro che i libici non avrebbero condotto alcuna operazione di ricerca e non avrebbero inviato nessuna delle motovedette di cui dispongono e in parte donate dal nostro Paese;

le autorità europee avrebbero indicato quelle libiche come "autorità competenti" per coordinare le operazioni di salvataggio determinando ancora una volta quel rimando di responsabilità che ha condotto all'immobilismo e alla perdita di tempo prezioso che ha contribuito a causare l'ennesima tragedia in mare che si sarebbe potuta evitare se si fosse intervenuti tempestivamente,

si chiede di sapere:

di quali ulteriori elementi disponga il Governo e se risponda al vero che il centro nazionale di soccorso della Guardia costiera italiana fosse informato dell'evento SAR e se non intenda appurare, per quanto di competenza, quali siano state le procedure e le iniziative adottate per gestirlo e le eventuali responsabilità nell'omissione di soccorso;

se, per quanto ne sia a conoscenza, risponda al vero che Frontex si sia limitata a segnalare la presenza di un'imbarcazione in difficoltà ai centri di coordinamento italiano, maltese e libico senza svolgere alcuna parte attiva o anche di semplice monitoraggio, nel coordinamento dei soccorsi, circostanza che dimostrerebbe una diretta responsabilità dell'Agenzia in quella che, a giudizio degli interroganti, può essere considerata a tutti gli effetti un'attività di respingimento illegale verso la Libia di persone che avrebbero diritto a protezione internazionale;

se alla luce di questa ennesima tragedia non ritenga di ripristinare, con l'Europa, un dispositivo navale di ricerca e soccorso nel Mediterraneo centrale sul modello della missione "Mare Nostrum".


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