Garantire la riservatezza delle conversazioni tra avvocati difensori e i loro assistiti

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Adesione ad un'interrogazione per chiedere lo stop alle intercettazioni dei dialoghi tra avvocati e clienti.
Peculiare rilevanza assume la garanzia della riservatezza delle comunicazioni con il difensore, in relazione alle quali l'istanza generale di riservatezza si intreccia con la specifica esigenza di tutelare il diritto alla difesa, che la Costituzione esplicitamente qualifica come inviolabile. Pertanto, al di fuori del caso in cui l'avvocato sia soggetto a intercettazioni nella qualità di indagato per reati in relazione ai quali l'uso di tale strumento di indagine sia consentito, è dunque necessario assicurare l'inviolabilità delle comunicazioni tra avvocato e cliente. Chiediamo, quindi, al Guardasigilli se non ritenga opportuno intraprendere iniziative per accertare che sia sempre garantita la riservatezza delle conversazioni tra difensore e indagato e dunque la piena tutela del diritto inviolabile di difesa, costituzionalmente garantito in ogni fase del procedimento penale. 

Testo dell'interrogazione:

Atto n. 3-02317 - Pubblicato il 3 marzo 2021, nella seduta n. 302

Al Ministro della giustizia.

Premesso che, in data 24 febbraio 2021, con proprio comunicato, la Camera penale di Roma ha sollevato l'attenzione su alcuni episodi di cronaca, relativi a casi di intercettazioni delle comunicazioni tra avvocato e cliente;

considerato che
:

la disciplina delle intercettazioni di conversazioni o comunicazioni è stata oggetto, negli ultimi anni, di significative innovazioni normative, ispirate, per un verso, all'estensione dei casi in cui a tale strumento di indagine possa farsi ricorso e, per altro verso, alla concorrente esigenza di irrobustire le garanzie della riservatezza e, soprattutto, della difesa delle persone sottoposte a indagini;

in questo quadro, peculiare rilevanza assume la garanzia della riservatezza delle comunicazioni con il difensore, in relazione alle quali l'istanza generale di riservatezza si intreccia con la specifica esigenza di tutelare il diritto alla difesa, che la Costituzione esplicitamente qualifica come inviolabile;

l'equilibrio tra queste due istanze e la concorrente esigenza di assicurare adeguati strumenti di indagine agli inquirenti è cristallizzato nell'articolo 103, comma 5, del codice di procedura penale, a mente del quale "non è consentita l'intercettazione relativa a conversazioni o comunicazioni dei difensori, degli investigatori privati autorizzati e incaricati in relazione al procedimento, dei consulenti tecnici e loro ausiliari, né a quelle tra i medesimi e le persone da loro assistite";

la Corte di cassazione, con distinte pronunce, ha chiarito, da un lato, che "il divieto di intercettazioni relative a conversazioni o comunicazioni dei difensori, non riguarda indiscriminatamente tutte le conversazioni di chi riveste tale qualifica, e per il solo fatto di possederla, ma solo le conversazioni che attengono alla funzione esercitata, in quanto la 'ratio' della regola posta dall'art. 103 c.p.p., va rinvenuta nella tutela del diritto di difesa" (Cassazione penale, sezione II, sentenza n. 24451/2018); d'altra parte, la stessa Corte ha precisato che "le guarentigie previste dall'art. 103 c.p.p. (...) non possono trovare applicazione qualora gli atti di cui all'art. 103 c.p.p. - ispezioni, perquisizioni, sequestri - debbano essere compiuti nei confronti di esercente la professione legale sottoposto ad indagine" (sentenza n. 48395/2019);

al di fuori del caso in cui l'avvocato sia soggetto a intercettazioni nella qualità di indagato per reati in relazione ai quali l'uso di tale strumento di indagine sia consentito, è dunque necessario assicurare l'inviolabilità delle comunicazioni tra avvocato e cliente,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno intraprendere iniziative per accertare che sia sempre garantita la riservatezza delle conversazioni tra difensore e indagato e dunque la piena tutela del diritto inviolabile di difesa, costituzionalmente garantito in ogni fase del procedimento penale.

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